Spettacolo
Maurizio Ferrandini e “Echi”: il rock che ti prende per mano e ti scuote
C’è chi torna e fa finta di niente. Maurizio Ferrandini no. Con Echi torna e prende posizione. Il brano, tratto dall’opera rock Quello che non c’è, era diviso in due parti. Oggi respira in un unico flusso: urgente, diretto, senza compromessi.
Dietro il motore, la Fender Stratocaster di Tony Bellardi. Non accompagna. Scolpisce. Guida. Bellardi è un nome storico della scena di Sanremo e Imperia, e qui lo dimostra riff dopo riff. La sua chitarra non è decorazione: è architettura emotiva, ponte tra passato e presente.
Il video è in bianco e nero, tagliente e lucido. Non c’è nostalgia fine a sé stessa: il contrasto è linguaggio. Ferrandini cammina tra notifiche, intrusioni, rumore. Il mondo ti soffoca, e tu devi sopravvivere. E lui racconta questo assedio quotidiano con ironia.
I dischi, le cassette, i libri che raccoglie e lancia? Non sono un gesto di rifiuto. Sono un’ironia feroce: la cultura di oggi ha svuotato la musica del suo ruolo di prodotto culturale. Una volta un disco o una cassetta erano esperienza, confronto, storia. Ora spesso sono solo file da consumare e dimenticare. Ecco, Ferrandini lo sottolinea con un sorriso amaro: gettarli via è teatro, non vandalismo.
Echi mescola dolcezza, ironia e rabbia. Ti fa riflettere mentre cammini con lui tra strade che ricordano Pechino, l’America ribaltata di
Amarica, e luoghi che sono solo suoi. Ogni passo è annotazione, reazione, resistenza.
Non è un ritorno. È una dichiarazione. Rock che non imita, non compiace e non chiede permesso. La Stratocaster di Bellardi e la voce di Ferrandini costruiscono un ponte tra la narrativa di Quello che non c’è e il presente che ci soffoca.
Echi non è una canzone. È una posizione presa, chiara, netta, lucida. Con ironia e amore per ciò che la musica è stata e può ancora essere, se qualcuno ha il coraggio di ascoltarla davvero.
Echi il clip
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