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“Cosa resta di una favola”: ironia, voce e identità secondo Carmen D’Urso

“Cosa resta di una favola” è una domanda che suggerisce dolcezza, nostalgia e forse anche consapevolezza adulta. Un titolo che dice molto, ma non tutto. Lasciamoci trasportare dalle stesse parole di Carmen D'Urso!
Roma, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

Cosa rappresenta per te, Carmen, quella “favola" di cui parli?
Rappresenta quella fase della vita di ognuno in cui tutto si svolge senza grandi sforzi.
È lì che il cuore incontra uno stimolo superiore, cioè quello di voler di più, andare oltre, incontrando una ragione di più per spingersi su un altro livello. E mettere così, i "piedi per terra".

Cosa resta davvero, secondo te, delle storie che cambiano la nostra vita?
Se si usa intelligenza resta molto, moltissimo. Tutto si trasforma e nulla si distrugge.
Le storie passate ci insegnano a vedere le cose sotto un altro aspetto, magari paradossalmente più costruttivo.

Hai mai vissuto una favola che poi è cambiata forma?
Be, sì. Sì è trasformata in amicizia con grande rispetto.

Quanto del tuo vissuto entra nel titolo e nel testo?
Un po' come per molti di noi, ci entra parecchio.

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