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Passi Dolomitici e mobilità: l'analisi della Associazione TRANSDOLOMITES

Le problematiche emerse ed il rapporto tra la mobilità nel fondovalle e nei passi
Bologna, (informazione.news - comunicati stampa - trasporti)

Per le località di montagna la stagione turistica estiva è iniziata da poco e già si registrano e con anticipo le situazioni di sofferenza di traffico nei fondovalle e sui passi dolomitici.

Un mix di ingredienti porta a questi risultati;

  1. Il crescente interesse verso la montagna
  2. La presenza sempre più marcata di turisti che giungono dall’Oriente
  3. La fuga dalle città e delle pianure dove le temperature sempre più torride spingono alla ricerca di località dove respirare. Su questa considerazione come al solito quando le conoscenze scientifiche vengono sempre più considerate come argomenti per chi non ha niente altro da fare, già negli anni ’80 del secolo scorso era emerso il dato che la montagna sarebbe stata sempre più destinazione per la fuga estiva dalle città per via della loro tendenza al surriscaldamento. E come purtroppo la realtà insegna “ l’asino si impegna quando il sole tramonta”

 

Scorretto trattare separatamente il problema mobilità de fondovalle da quello dei passi.

Tutto non solo si origina dal basso ma da lontano ossia dalle città e da tutti i luoghi dove si generano le i movimenti destinati alle montagne. E la maggior parte di questo trasferimenti, circa il 90%, avviene in automobile.

In ciò non esiste un scelta passionale verso l’automobile. A volte questa è opzione quasi obbligata perché troppe destinazioni turistiche di  montagna ( e le Dolomiti ci stanno fino al collo) non sono servite da ferrovia.

Sulla strada di conseguenza si sviluppa il movimento turistico ingovernabile e sempre più caotico e l’effetto di  questo fenomeno ovviamente arriva sino ai passi.

E sulle strade si infila di tutto; automobili, motociclette, biciclette, pullman e mezzi di trasporto pubblico, raduni motorizzati di ogni tipo che trasformano  le tortuose strade dei passi in circuiti dove si viaggia a velocità criminali. Quelle di montagna strade strette, piene di curve dove già alla  fine giugno si sono raggiunte le prime situazioni di collasso in quota e ciò significa la paralisi dei mezzi pubblici e le grandi situazioni di stress che gli autisti dei mezzi pubblici devono sopportare per garantire il servizio.

In tutto ciò tanti i maestri a scrivere diagnosi, fiumi di pensieri filosofici.

Transdolomites chiede?:

  1. È forse realismo che per salvare la montagna basti cacciare in altri lidi i turisti sognando il ritorno della montagna al suo stato selvaggio e di abbandono?
  2. Siamo così convinti che basti stimolare un uso maggiore della bicicletta per ridurre i flussi di traffico? Ma al seguito di ogni bici che circola sulle strade dolomitiche ci siamo mai questi quante auto al seguito servono per portare le proprie biciclette alle destinazioni turistiche ? Perché solo una parte si affida ai noleggi in zona
  3. Siamo convinti che basti solo potenziare in modo pesante il servizio di mobilità pubblica per ridurre in modo drastico il traffico privato? Transdolomites da anni difende questa scelta, c’è spazio di miglioramento ma attenzione perché il troppo servizio porta alla paralisi del servizio stesso per ammassamento dei mezzi pubblici. Ma comunque la gomma da anni, pur potenziata, non potrà mai soddisfare la domanda di mobilità di residenti e turisti di oggi e ancor più domani
  4. Oltre al quotidianità del caos, qualcuno si è mai posto la domanda del post Olimipadi e della ricadute mediatiche quindi turistiche che si genereranno nei prossimi anni?? Se solo prevediamo un 10% di nuove presenze turistiche nelle Dolomiti non solo avremo la paralisi nelle valli dolomitiche ma in buona parte della regione Trentino-Alto Adige ed anche oltre confine come hanno dimostrato le code chilometriche autostradali in Austria e Svizzera nel 2025 in corrispondenza di determinati eventi festivi.

Il fenomeno traffico non è più una questione di casa nostra ma una fattore che ha effetti a raggio molto ampio non più gestibile con soluzioni localistiche.

Pensando a soluzioni concrete cosa possiamo immaginare?

  1. Asfaltiamo in lungo e in largo la regione dolomitica?
  2. Pensiamo di trasferire in quota tutti i turisti costruendo a man bassa impianti a fune creando una selva di piloni e comunque con soluzioni dagli alti costi di gestione?

 

La nostra posizione è questa. Serve un radicale cambio di marcia e di visioni. Basta alla gestione del problema con soluzioni timide e di basso profilo:

  1. È irrinunciabile la soluzione della cura del ferro nelle valli dolomitiche. Necessità che è emersa in modo netto in occasione della conferenza di Transdolomites a Bruxelles il 20 maggio scorso. La mobilità va governata dalle origini alle destinazioni.
  2. Ma anche prima dell’arrivo della ferrovia nelle Valli dell’Avisio, Val Gardena e Badia e pur con un approccio coordinato con tali soluzioni, quello che si potrebbe avviare è la progettazione della raggiungibilità dei passi dolomiti progettando il Sellaronda ferroviario . Ferrovia di arroccamento che dal fondovalle si trasferisce in quota  come evidenziato nei fotomontaggi allegati. Non si tratta di fantascienza ma di soluzioni ultracentenarie che nelle vicine Svizzera, Austria hanno raggiunto un successo mondiale, hanno permesso l’offerta di un turismo di alta qualità, di programmarne i flussi con una alta compatibilità ambientale. Non dimentichiamo che il treno è mobilità elettrica per eccellenza. Pensare i tali soluzioni in casa nostra rappresenterebbe un investimento che riposizionerebbe in modo radicale la regione dolomitica in termini di qualità turistica, di gestione dei flussi di mobilità e di fruizione del paesaggio montano. Tra l’altro una questione di opportunismo in quanto i turisti che ci raggiungono da molto lontano non vengono in automobili e che sempre più giovani in Europa e al di  fuori di essa  stanno rinunziando al possesso dell’auto.

 

Siamo a un bivio; o proseguire sulla vecchia strada e andare a sbattere contro il muro o avere il coraggio di muoversi verso una vera rivoluzione pulita della mobilità

 

Informazioni 

Massimo Girardi, Presidente di Trasdolomites

Cell. 320.4039769

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