Arte e Cultura
Rinasce il Gioiello Medievale dell'Abbazia di Sant'Eutizio [video]
(Preci Pg) Il cantiere, avviato nel dicembre 2022, è stato un vero e proprio laboratorio di tecniche e conoscenze, un intreccio di artigianalità e tecnologia che ha riportato in vita uno dei luoghi più simbolici dell'Umbria, duramente colpito dal sisma del 2016. L'obiettivo è stato quello di ricostruire fedelmente l'impianto originario, ma con sistemi moderni capaci di resistere alle scosse sismiche e di restituire al tempo stesso la rupe e il paesaggio naturale che incorniciano l'abbazia.
Un lavoro complesso, che ha visto la sinergia di diverse aziende umbre - C.E.S.A., TecnoStrade e Lunghi - coordinate dai direttori di cantiere Nicola Falcini, Francesco Caporali e Antonio Lunghi. "È un esempio di collaborazione esemplare - spiegano - in cui l'obiettivo comune è davvero condiviso da tutti. I subappalti sono ridotti al minimo, perché un cantiere così complesso può essere affrontato solo con personale diretto, esperto e con lunga esperienza".
Gli interventi hanno spaziato dal restauro delle superfici al consolidamento strutturale, fino alla ristrutturazione e all'adeguamento impiantistico, passando per la bonifica del fondale e i consolidamenti geotecnici. Un lavoro che ha ridato corpo a una storia millenaria, letteralmente travolta dal movimento franoso della montagna che, insieme al sisma, aveva cancellato gran parte del complesso.
Il sisma del 2016 aveva fatto collassare la rupe e il campanile sulla chiesa, seppellendo la facciata e il suo prezioso rosone sotto duemila metri cubi di roccia e detriti. Le successive campagne di scavo hanno permesso di recuperare tutti i conci della facciata e il 98% degli elementi costituenti il rosone. Se i blocchi della facciata si sono conservati quasi intatti, il rosone si è invece frantumato in circa quattrocento frammenti.
Per il recupero della facciata è stato elaborato un metodo rigoroso e innovativo. Tutti i conci sono stati misurati, catalogati e archiviati in un database, con l'indicazione dei colori e delle lavorazioni superficiali. I frammenti ancora in opera sono stati rilevati in scala 1:1 e trasformati in sagome lignee, i cosiddetti "macroconci". Su un letto di sabbia, allestito accanto al cantiere, è stata quindi rimontata a secco l'intera facciata, come un gigantesco puzzle tridimensionale. Una volta completata e verificata, la struttura è stata smontata e poi ricollocata nella sua posizione originaria.
Per il rosone, invece, la ricostruzione ha potuto contare su strumenti digitali d'avanguardia. Ogni frammento è stato scansionato in 3D, permettendo di verificare gli incastri e individuare la posizione originale dei pezzi. Il rimontaggio è avvenuto in più fasi successive: prima a secco, poi con la ricostruzione dei frammenti mancanti tramite stampa 3D, e infine con prove di carico e assemblaggio definitivo, compreso l'inserimento di una cerchiatura in acciaio inox a rinforzo dell'elemento centrale.
Venerdì 12 dicembre, alle ore 12, si terrà il momento della presentazione dei lavori conclusi per il Rosone di Sant'Eutizio.
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