SEMELE di G. F. Händel con Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna diretti da Giulio Prandi al Teatro Manzoni di Bologna
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La nuova produzione di Semele di Händel, una storia di ambizione e vendetta tra gli dei di Roma, con libretto del satirico inglese del XVIII secolo William Congreve, per la Stagione d'Operra 2026 del Teatro Comunale di Bologna
"Semele" opera drammatica che Händel descrisse come "nello stile di un oratorio", si presta sia alla sala da concerto che al teatro d'opera e, con una serie importante di personaggi principali, dà il meglio di sé con un cast di alto livello.
Il fatto che "Semele" sia stata classificata come oratorio ha più a che fare con il contesto che con la forma. Quando debuttò al Covent Garden nel 1744, le opere italiane, che Händel componeva da decenni, stavano passando di moda ed il compositore si era già dedicato a opere concertistiche in lingua inglese come il "Messiah".
Nella sua composizione, Händel ed un collaboratore anonimo adattarono il libretto d'opera omonimo di William Congreve, risalente all'inizio del XVIII secolo, sotto la forma di un oratorio per la stagione concertistica quaresimale, sebbene la storia profana, basata sulle "Metamorfosi" di Ovidio, non fosse propriamente adatta a questa ricorrenza religiosa.
"Semele" fu rappresentata per diverse repliche, per poi cadere nell'oblio fino al XX secolo. Ma la sua rinascita è stata ampiamente esplorata, con musicisti e direttori che si sono continuamente ispirati alla sua complessità psicologica e alla visione, senza tempo, dell'amore impossibile.
Un oratorio profano settecentesco di tre ore, eseguito in forma di concerto, potrebbe sembrare pesante, quasi interminabile, ma così non è: nella versione presentata al Teatro Manzoni la Semele di Händel è piacevole, una vera ed importante scoperta musicale ed interpretativa.
L'opera si immerge nel subconscio di Semele, nelle sue frustrazioni e fantasie, nel giorno delle nozze. Sposa riluttante, in un abito rosa, oscilla tra la realtà e il sogno, tra l'accettazione della vita ed il rifiuto.
I cantanti eseguono tutto ciò che viene loro richiesto con grande naturalezza, e il livello musicale è elevato sotto la direzione attenta del maestro Giulio Prandi.
Semele (Suzanne Jerosme) e Juno (Giuseppina Bridelli) sono rivali formidabili, entrambe in grado di elaborare le cantilene handeliane con il massimo effetto, sia accarezzando una lunga frase lirica sia lanciando una cascata di virtuosismi vocali.
Suzanne Jerosme, alla quale è affidata una delle arie più virtuosistiche dello spettacolo, "Io adorerò me stessa". assieme all'altra "O sonno, perché mi lasci?" , non è una sorpresa: il suo recente Album "Il Generoso Cor" riunisce alcune delle pagine più belle di grandi compositori insieme ad arie di Alessandro Scarlatti, grande maestro dell'oratorio italiano.
Ottima pure la prova del tenore Jorge Navarro Colorado che, nel ruolo difficile di Giove e Apollo, ha offerto una interpretazione notevole nella sua estensione baritono-tenorale, in particolare nell' aria "Dove cammini" .
Così pure convincente la prova di Raffaele Pe nel ruolo, anche se breve, di Athamas (il pretendente originale di Semele): in "Venite, Zefiri, venite" il controtenore affronta calorosamente le note basse della tessitura da contralto.
Espressivo Ben Kazez , che ha reso vivida ogni parola, nei panni di Cadmo (il re di Tebe), di Somno, (il dio del sonno) e del Primo Sacerdote.
Alla fine ecco Semele ancora viva, ma così immersa nella sua immaginazione da non riuscire a tornare alla realtà; invece di essere ridotta in cenere dai fulmini di Giove, siede ai lati mentre il mondo continua intorno a lei.
"Dalle sue ceneri nascerà una fenice " (Apollo); un finale agrodolce che risulta convincente e chiaro.
Semele si trasforma negli ultimi istanti, passando dall'assenza di vita a una sorta di rinascita, suggerendo che possa essere più una profetessa che una semplice sognatrice. E, sul palco del Manzoni, la trasformazione avviene solo sul suo volto.
Una prova molto convincente ed attenta alle sfumature, ai passaggi, dell'Orchestra del Comunale con al Basso continuo Alessandro Giuliani (violoncello), Luca Faraci, Franceswco Tomasi (chitarroni), Angelo Troncone (Organo/ Cembalo) e del Coro del Comunale, ancora una volta totalmente "dentro l'Opera".

SEMELE
Dramma musicale in tre atti, alla maniera di un oratorio, di G. F. Handel
Librettista ignoto (forse Newburgh Hamilton, da William Congreve e Alexander Pope)
Soggetto tratto da La Metamorfosi di Ovidio
Maestro concertatore e Direttore: Giulio Prandi
Assistente del Maestro Concertatore e Direttore: Giacomo Biagi
Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Maestro del Coro: Claudio Marino Moretti
Personaggi e interpreti
JUPITER / APOLLO: Jorge Navarro Colorado
CADMUS re di Tebe/ SOMNUS / PRIMO SACERDOTE: Ben Kazez
SEMELE, figlia di Cadmus: Suzanne Jerosme
ATHAMAS Principe di Beozia: Raffaele Pe
JUNO / INO: Giuseppina Bridelli
IRIS: Monica Piccinini.
Basso continuo: Alessandro Giuliani (violoncello), Luca Faraci, Franceswco Tomasi (chitarroni), Angelo Troncone (Organo/ Cembalo).
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