Società
Rombi di motori e fumo di paioli: se l’Umbria si gira in piega e si gusta a colpi di polenta
(Gubbio) C’è un momento preciso in cui capisci che la geografia dell’Umbria è stata disegnata apposta per chi ama le due ruote e la buona tavola. È quando il profumo intenso del sugo di cinghiale si mescola all'odore dell'asfalto caldo e all'eco profonda dei cilindri che scalpitano. Succede in questo terzo weekend di giugno, dove le curve dell'Appennino umbro diventano il palcoscenico di un matrimonio tanto insolito quanto perfetto: quello tra il mototurismo targato FMI (Federazione Motociclistica Italiana) e il XVII Raduno Nazionale dei Polentari d’Italia.
L'idea, battezzata programmaticamente "Pieghe e Paioli 2026", è nata dalla complicità tra il Motoclub Dolmen e la Pro-Carbonesca. Il risultato? Un affresco a colori vivissimi in cui i borghi medievali, invece di restare immobili da cartolina, si riempiono del rombo dei motori, del luccichio delle carene e del fumo denso che sale dai grandi paioli di rame.
Il "Warm-up": dai tedeschi di Greussenheim ai profumi del Sagrantino
Tutto ha inizio nella mattinata di venerdì, sotto il cielo limpido di Valfabbrica. Il punto di ritrovo non è un parcheggio qualsiasi, ma il Museo della Moto, quasi a voler pagare il giusto tributo alla storia delle due ruote prima di dare gas. Tra i primi ad arrivare c'è la delegazione di Greussenheim: gli storici amici tedeschi, arrivati dalla Baviera con le borse laterali cariche di chilometri e un entusiasmo contagioso, pronti a scoprire che la polenta, in Italia, è una religione laica con più sfumature del previsto.
Il tempo di sbrigare le iscrizioni e la carovana si lancia verso la prima vera sfida: le curve e i contro-tornanti del Passo del Cornello. In sella si dimenticano le fatiche del viaggio; le moto si piegano ritmiche a destra e a sinistra in una danza che si ferma solo per un pranzo frugale, il minimo sindacale per ricaricare le batterie prima di tuffarsi nel cuore vitivinicolo della regione.
Il pomeriggio è una cavalcata romantica attraverso Foligno, fino a toccare Montefalco e Collazzone. Qui, l'andatura si fa volutamente lenta, quasi a voler assecondare le dolci pendenze delle vigne. La sosta alla Cantina Baldassarri è una liturgia necessaria: una merenda a base di eccellenze locali e calici di rosso che sciolgono le ultime timidezze linguistiche italo-tedesche, prima di rientrare alla Pro Loco di Casacastalda per una cena che sa già di festa.
Il sabato dei Giganti: il tartufo a Pietralunga e l'invasione di Gubbio
Il sabato è il giorno clou, una maratona di oltre duecento chilometri che mette alla prova i polsi e l'appetito. La partenza scatta puntuale da Gualdo Tadino, inerpicandosi verso Scheggia, per poi sconfinare fino a Sant’Angelo in Vado e ridiscendere sulla perla dell'alta Umbria: Pietralunga.
Ad attendere i centauri c'è un'accoglienza che profuma di bosco e di terra: un pranzo interamente a base di tartufo, con tanto di visita all’azienda Giuliano Tartufi, eccellenza del territorio. Giusto il tempo di digerire ammirando gli scorci della cittadina e si riparte: le moto puntano verso ovest, accarezzando le sponde del Lago Trasimeno a Tuoro, prima di convergere verso l'appuntamento con la storia.
Verso l'ora del tramonto, le moto spengono i motori ed entrano a passo d'uomo nella monumentale cornice di Gubbio. La città dei Ceri, per una sera, cambia colonna sonora e si trasforma nel più grande ristorante a cielo aperto d'Italia. Sono 18 le delegazioni di Polentari arrivate da ogni angolo della penisola per il loro Raduno Nazionale.
Lungo le vie del centro storico è un trionfo di dialetti e saperi. C'è chi la fa fluida e la condisce con i formaggi delle valli alpine, chi la preferisce solida, tagliata con il filo di cotone e sormontata da sughi ricchi di carne, chi ci mette il pesce. Per i motociclisti, la "serata libera" si trasforma in un memorabile e anarchico tour enogastronomico: una forchetta in una mano, il casco nell'altra, a fare la spola tra uno stand e l'altro in un clima di gioiosa fratellanza.
Domenica mattina gli occhi sono un po' stanchi, ma lo spirito è altissimo. È il momento del motogiro di saluto, quello in cui la nostalgia comincia già a farsi sentire. La carovana punta i fari verso Assisi, salendo fino al silenzio mistico dell'Eremo delle Carceri, un luogo che impone di spegnere i motori e ascoltare il fruscio delle foglie.
Il punto finale di questa tre giorni memorabile è Carbonesca. La Proloco locale accoglie i centauri per il pranzo di commiato. I motociclisti si mescolano ai comitati dei polentari in un applauso finale che suggella il successo della manifestazione. Ma per gli amici tedeschi di Greussenheim non è ancora finita: per loro, la sera, è prevista una misteriosa "serata a sorpresa" di congedo. Perché in Umbria l'ospitalità non finisce mai al cartello stradale di uscita. Ci si saluta da amici, con la promessa che l'anno prossimo, a guidare le tappe, saranno ancora una volta i profumi dei paioli e il richiamo della prossima curva.
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