Ninfali e la scommessa del giornalismo onesto: il romanzo “Un texano a Roma”
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Charlie Stone, il suo protagonista texano, non porta pistole: porta argomenti, e li usa con ostinazione. La vicenda prende il via da un caso apparentemente chiuso: Stefano Bonelli, direttore di una filiale bancaria ai Parioli, viene trovato morto nel suo garage nella notte del 2 luglio 2012. Gli inquirenti archiviano tutto come suicidio. Charlie non ci crede, e da quel momento non smette di scavare, nonostante le pressioni del suo direttore, le diffidenze della polizia e qualche minaccia concreta.
Quello che emerge dall’inchiesta di Charlie è un sistema in cui fondi neri, terreni agricoli comprati a prezzi stracciati e poi riclassificati come edificabili, bustarelle a consiglieri comunali e connivenze mafiose si tengono insieme con la colla dell’omertà. Ninfali descrive questi meccanismi senza retorica, con la chiarezza di chi ha osservato la realtà italiana da vicino per molti anni.

La scena in cui Charlie, ormai in ospedale dopo essere stato ferito, dice al suo direttore “d’ora in avanti sarò molto più giornalista e meno poliziotto” è una di quelle battute che riassumono bene il senso del romanzo: la parola come scelta etica, non solo professionale. Un romanzo che, tra un colpo di scena e l’altro, riesce a dire qualcosa di vero sul mestiere del giornalista e sui rischi concreti di chi non si accontenta delle risposte ufficiali. Selezionato al Salone del Libro di Torino 2026, il romanzo conferma che Ninfali ha trovato la formula giusta per coniugare intrattenimento e contenuto.
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Ufficio Stampa
Cristiano Romanelli
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