Arte e Cultura
"Chi sale sul treno" diretto da Valerio Filardo, scritto con Fabio Bonfanti e Daniele Gaglianone al POP UP Cinema di Bologna
Presentato a Bologna, Pop Up Cinema Arlecchino, con la presenza del regista Valerio Filardo CHI SALE SUL TRENO
Il docu-film realizzato con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund, selezionato in concorso italiano al 66º Festival dei Popoli e al Festival del Cinema Italiano di Madrid 2025, Documentari, racconta l’ultimo (forse) pellegrinaggio del Treno Bianco per Lourdes, tra fede, condivisione e speranza, lungo 50 ore di viaggio.
Sono passati più di 120 anni dalla partenza del primo Treno Bianco, il convoglio che accompagna malati e pellegrini dalla Sicilia a Lourdes. Un viaggio di quasi 50 ore che oggi, nell’epoca degli aerei e dell’alta velocità, appare anacronistico ma che continua ad attrarre chi cerca un tempo diverso, fatto di condivisione e spiritualità. Il film racconta la storia di un pellegrinaggio unico, forse all’ultima sua edizione, dove il treno diventa spazio di incontro, di sofferenza accolta e di speranza condivisa: un rito collettivo che unisce fede, fragilità e desiderio di appartenenza.
Come sottolineato nell'incontro in sala con regista, responsabile di Produzione e autore delle musiche, iI racconto è realizzato esclusivamente durante al viaggio in treno, fino alla stazione di Lourdes, unendo immagini dirette e di repertorio, attraverso i volti e le storie di personaggi come Rosella, volontaria instancabile, Francesco, malato di distrofia muscolare che trova nel treno la sua unica occasione di libertà, Francesca, giovane medico dal profilo inaspettato, e Mimmo, ferroviere silenzioso e custode discreto dei passeggeri.
Il viaggio, dunque, come percorso di umanità e condivisione.
"Cos’è il Treno Bianco allora? Forse è una bolla, un non-luogo dove salgono i pellegrini che cercano un senso alla loro vita, magari un senso di appartenenza, a sé stessi prima ancora che alla società. Spesso, a causa della loro disabilità, alcuni malati vivono infatti l’esperienza del viaggio sul Treno Bianco come l’unica possibilità di progredire, di avanzare. E non mi riferisco soltanto ad un avanzamento geografico, quanto piuttosto ad un avanzamento sociale. Come riassume perfettamente una pellegrina Unitalsi: “Lourdes - e quindi anche il viaggio per raggiungerla - si offre ai malati come il posto in cui poter essere pienamente sé stessi, il luogo in cui la propria disabilità non è vista come un limite che impedisce di socializzare e di abbracciare la realtà circostante”. Lourdes rappresenta per loro il luogo in cui la loro sofferenza trova un senso. Un senso di evoluzione e non di regressione sociale, di comunione e non di esclusione. Quale mezzo migliore del treno allora? Un mezzo che dilata il tempo, un mezzo che restituisce al passeggero una dimensione sociale ormai persa, un mezzo puro, un mezzo bianco. Il dolore non è mai stato materia facile. Si conviene che il mito, così come la filosofia e la religione, siano nate anche per rispondere a questo quesito: come mai c’è dato di soffrire? " (Valerio Filardo)
Regia di Valerio Filardo
con Rosella Nosticò, Domenico Modafferi, Francesca Caracci, Francesco Santamaria
sceneggiatura: Valerio Filardo, Fabio Bonfanti, Daniele Gaglianone
fotografia: Martino Pellion di Persano
montaggio: Enrico Giovannone
musiche: Luca Macaluso
produzione: Invisibile Film, Apnea Film, Cinefonie, Webreak Production
distribuzione: Mescalito Film
Italia, 2025 ● 73 minuti