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Il fascino del Mito - HERMES... Il più divertente e simpatico degli Dei greci
Fra tutti gli Immortali è sicuramente il più divertente e gradevole. Simpatico e gentile, non è per nulla come gli altri Dei, altezzosi e prepotenti. Al contrario, è sempre allegro, servizievole e garbato e piuttosto burlone.
A ben pensarci, non è che abbia tutta quell’aura divina di cui solitamente si ammantano gli Dei, simpatico e scanzonato, ci appare quasi estraneo alla cerchia degli Olimpi. Scopriamo che è anche imbroglione, ladro e bugiardo, caratteristiche assenti negli altri Immortali, che, però, lo rendono quasi umano.
Quel che si dice una simpatica canaglia!
Molto precoce, sconvolge, fin dalla nascita, l’ordine precostituito delle cose.
Era appena nato, infatti, frutto di un’avventura di quel gaudente di Zeus con la ninfa Maia, non perse tempo e dette inizio a quella che sarebbe ben presto di-ventata la sua “onesta” carriera di imbroglione e ladro.
Maia lo mise al mondo sul monte Cillene e lo depose, in fasce, in un canestro; era lì solo da poche ore, ed eccolo, appena la Dea si distrasse un momento, trasformarsi in un bel fanciullino, saltar fuori della culla e realizzare la sua prima opera geniale: uno strumento musicale e precisamente la cetra. Lo fece ricoprendo di pelle di bue il guscio di una tartaruga a cui aggiunse due bracci e sette corde fatte di budella di pecore e con questo partì in cerca di avventure.
Giunto nella Pieria, la prima prodezza che gli venne in mente di compiere fu, nientemeno, che potar via cinquanta capi dalla magnifica mandria del fratellastro Apollo.
Per sviare da sé ogni sospetto, l’astuto, divino fanciullo fabbricò babbucce di corteccia che legò agli zoccoli delle bestie, in modo che le orme sul terreno apparissero invertite, poi con il frutto della razzia tornò al monte Cillene nei cui pressi nascose la mandria dopo averne ucciso e scuoiate due capi. Contento e soddisfatto, rientrò nella grotta di sua madre Maia attraverso il buco della serratura e tornò, con la massima disinvoltura ed ostentato distacco ad infilarsi nella culla; ignorò finanche i rimbrotti della madre che gli prediceva la collera di Apollo.
Questi, intanto, dopo essersi spinto invano alla ri-cerca della mandria, da occidente ad oriente e ad ogni dove, finì per arrendersi e promettere una ricompensa a chi gli avesse consegnato il ladro.
All’appello risposero il satiro Sileno e i suoi amici i quali gli riferirono di aver visto Hermes alla guida della mandria.
Apollo raggiunse il monte Cillene e si precipitò, nottetempo, nella grotta di Maia, svegliandola e intimandole di ordinare al discolo suo figliolo di restituirgli il maltolto.
La dea indicò il piccolo nella culla che fingeva di dormire placidamente:
“Sei assurdo con le tue accuse.” gli rispose e lo invitò a cercare altrove la mandria.
Apollo, però, aveva già visto le pelli delle due giovenche che Hermes aveva messo ad essiccare e, spazientito, con gesto brusco strappò dalla culla il pargolo e lo portò con sé sull’Olimpo al cospetto di Zeus. La scena che seguì era davvero esilarante: un Dio furente che accusava di furto un neonato che conti- nuava imperterrito a “sgambettare” e recitare la commedia dell’innocenza.
Zeus scoppiò in una sonora risata; gli piaceva l’arguzia di quel precoce figliolo, ma, in fondo, un po’ gli dispiaceva la sua attitudine al furto. Lo invitò, dunque, a discolparsi.
Era proprio quello che la piccola canaglia aspettava, ma, questa volta Apollo non si lascia confondere dalla scaltrezza del fratello e lo stesso Zeus finì per ordinare al piccolo ladro di rendere il maltolto.
Hermes capì che non gli restava altro che ubbidire e rivolto ad Apollo:
“Vieni con me e riavrai le tue bestie.” disse.
Ignaro del nuovo, sia pur innocente imbroglio, Apollo lo seguì ed Insieme i due fratelli ritornarono alla grotta del Cillene dove il piccolo lestofante, con fare noncurante salutò la madre, poi finse di rovistare sotto una pelle di capra.
Apollo precipitò nella trappola del piccolo imbroglione e domandò:
“Che cosa nascondi là sotto?”
Hermes gli mostrò la cetra poi, pizzicando le corde di quello strano oggetto,cominciò a trarne una melodia meravigliosa con cui accompagnò un canto altrettanto melodioso.
Completamente affascinato, Apollo non esitò un attimo a perdonare il piccolo lestofante che, sempre cantando e suonando lo condusse fino a Pilo dove era nascosta la mandria e per farsi perdonare gli fece dono della cetra. Conquistato dal suono di quello strumento, Apollo gli lasciò in dono la mandria e gli promise anche la sua amicizia e protezione, in verità… non fidandosi completamente del fratellino, gli fece anche giurare che mai più avrebbe posto le sue piccole mani su una sua proprietà.
La genialità del piccolo Hermes, però, era inesauribile:
(se qualcuno vuol proseguire la lettura: IL MITO - Gli Dei dell'Olimpo" di Maria Pace"
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