INTERVISTA- Riccardo Bonini e Gianna Scrivani: anime e parole in viaggio in “1980 (Il Tempo si è fermato)”

Scrivere a quattro mani un’opera ispirata a esperienze reali, spiritualità e archetipi: è questa la sfida vinta dagli autori, che raccontano il significato profondo dell’Immortian, il potere della memoria, e la forza dei legami umani nel superare il dolore. Un viaggio tra realtà e trascenden-za.
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Gianna e Riccardo, come siete riusciti a dare voce ai vostri personaggi? Come si struttura il vostro processo creativo?

Riccardo: Essendo un istintivo, scrivo di getto, soprattutto la notte. Quando ho iniziato il libro, avevo già ben chiaro quale doveva essere il finale. Nella costruzione dei personaggi, sono stato avvantaggiato dal fatto che erano persone conosciute e amici; inoltre, la parte degli Spiriti e le loro storie, non sono state inventate.

Gianna: Ai personaggi creati da Riki, ho voluto dare una maggiore caratterizzazione. Gli Spiriti li conoscevo, pertanto sono stati quelli più semplici da raccontare. Il modo di dialogare, l’ironia dell’uno e la composta autorevolezza dell’altro, le battute e i discorsi filosofici: tutto questo faceva parte della quotidiana realtà da noi vissuta insieme a loro. Sugli altri personaggi, ho dovuto lavorare di più: partendo dalle naturali caratteristiche di ognuno, ho definito i vari archetipi, descrivendone atteggiamenti, modi di parlare, di reagire e pensieri. È stato un viaggio all’interno di ognuno di loro. Anche la descrizione della casa della dottoressa Manuela, per esempio, seguiva un preciso schema per definirne i tratti caratteriali.

Con la preziosa collaborazione di Mara, ci siamo concentrate soprattutto sui dialoghi, tentando di renderli quanto più naturali possibile, ripetendoli ad alta voce come se i personaggi fossero stati lì presenti, accanto a noi. Quante volte ci siamo chieste «Ma Renato avrebbe parlato così?».  Per quanto riguarda lo svolgersi della storia, ho una lavagna virtuale dove sviluppo idee, contenuti, definisco la scaletta e inizio a stendere il romanzo. Ovviamente non manca un quaderno sempre con me per le annotazioni anche notturne e fuori programma.

Molti personaggi sono ispirati alla vita reale: qual è stato per voi il confine etico più delicato da gestire durante la scrittura?

Gianna: Ci siamo divertiti a coinvolgere amici nella nostra storia, mantenendo salda la volontà di rispettarne la vita privata: questo è un confine che non volevamo superare. Per alcuni personaggi, abbiamo anche modificato la situazione personale, proprio per tutelare la famiglia.

Riccardo: Rido perché, a dire il vero, una contestazione l’abbiamo avuta: l’angelo Di-vino Gabriele, compagno di Gianna, non ha gradito di essere già Spirito. Al contrario, Mario si è immedesimato talmente bene nel suo ruolo, che ancora oggi ricevo messaggi su Balfois e la mitica Campagnola.

L’Immortian è un oggetto simbolico potente: qual è la vostra interpretazione personale di questo manufatto e quale ruolo emotivo rappresenta per voi?

Riccardo: Per me rappresenta qualcosa che esiste dall’origine dei tempi, proprio come il Bene e il Male in esso contenuti. Ho scelto di descriverlo in pietra perché mi dà un senso di resistenza. Il nome, inoltre, evoca l’immortalità che è alla base della vita spirituale.

Gianna: L’Immortian nasce da un’idea di Riccardo, ma io l’ho immediatamente collegato al Dan tian della Medicina Classica Cinese, oggetto dei miei studi. Con grande emozione, ne ho notato le connessioni. Il Dan tian è un centro di alchimia interiore; rappresenta un luogo simbolico e fisiologico dove l’energia vitale viene raccolta, trasformata e irradiata nel resto del corpo. Proprio come l’Immortian, ciò che lo nutre e che custodisce, determina lo stato di salute fisica, mentale e spirituale di una persona. Il Dan tian è un calderone in cinabro: ecco perché anche l’Immortian lo è.

Quale dei viaggi interiori affrontati dai personaggi vi ha toccato più profondamente e perché?

Gianna: In verità non ci sono stati dei veri e propri viaggi interiori “consapevoli” nei nostri personaggi. Come succede spesso nella vita reale, hanno semplicemente affrontato le situazioni che si proponevano loro. Sono le modalità che le hanno trasformate in viaggi interiori: confortati dalla forza della loro amicizia, illuminati dalle parole degli Spiriti che li hanno affiancati passo dopo passo, sostenuti dalla fiducia dimostrata nei loro confronti.

L’evoluzione di Riki forse è stata la più significativa: ha affrontato la sua patologica insicurezza, il dolore e l’abisso della morte, la paura, il pregiudizio (ovvero l’incredulità verso le reali abilità di una persona malata). Tuttavia, il viaggio che più ci ha toccato è stato quello del gruppo: rinunciando alle proprie individualità, hanno trovato quell’unione dalle radici profonde che ha permesso loro di sconfiggere il Male.

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