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Brusciano Lavoro 70 Anni fa l’Accordo Bilaterale Italo Tedesco. (Antonio Castaldo)

Firmato a Roma il 20 Dicembre 1955
Brusciano NA, (informazione.news - comunicati stampa - politica e istituzioni)

Brusciano Lavoro 70 Anni fa l’Accordo Bilaterale Italo Tedesco. (Antonio Castaldo)

Dieci anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale nella iniziale costruzione di una Europa economicamente integrata, a Roma il 20 dicembre del 1955, nel Salone della Vittoria di Palazzo Chigi, veniva stipulato l’Accordo italo-tedesco sottoscritto dal nostro Ministro degli Esteri, Gaetano Martino, e per la Repubblica Federale Tedesca dal Ministro del Lavoro, Anton Storch e dal Ministro degli Esteri, Clemens von Brentano. Questa è la dichiarazione di apertura del suddetto Accordo: «Nel desiderio di approfondire e di stringere sempre più, nell’interesse reciproco, le relazioni tra i loro popoli nello spirito della solidarietà europea, nonché di consolidare i legami d’amicizia esistenti fra di loro, nello sforzo di realizzare un alto livello di occupazione della manodopera e un pieno sfruttamento delle possibilità di produzione, nella convinzione che questi sforzi servano l’interesse comune dei loro popoli e promuovano il loro progresso economico e sociale». Il Decreto del Presidente della Repubblica (GU Serie Generale n.205 del 17-08-1956) si all’Articolo 1 recita: «Piena ed intera esecuzione è data all’Accordo fra la Repubblica Italiana e la Repubblica Federale di Germania per il reclutamento ed il collocamento di manodopera italiana nella Repubblica Federale di Germania, concluso in Roma il 20 dicembre 1955». L’Italia offriva forza lavoro ed otteneva corpose rimesse dagli emigrati e soprattutto l’importazione di merci dalla Germania per una riequilibrata bilancia dei pagamenti fra i due Paesi.

I dati di dicembre 2025 ci dicono che oggi in Germania ci sono circa 650.000 cittadini italiani residenti, formanti la seconda, dopo quella turca, più grande comunità straniera in Germania. Se si includono i discendenti e gli oriundi, il totale supera il milione. Il 28% sono i nati in Germania e circa il 72% sono immigrati che vanno dopo il 2020 con l’arrivo di numerosi giovani italiani in cerca di opportunità lavorative.

Nei primi decenni dell’emigrazione italiana i Germania tanti operai italiani venivano impiegati nel ciclo produttivo della Casa automobilistica della Volkswagen a Wolfsburg, Città del Lupo, nel Niedersachsen, in Bassa Sassonia. Oggi sono 125mila gli abitanti in Wolfsburg di cui 5.500 sono gli italiani. I “Gastarbeiter”, gli stranieri “Lavoratori Ospiti”, italiani e di altre nazionalità, hanno dato un grandissimo contributo allo sviluppo della nazione tedesca. Questa esperienza è stata fatta in giovane età anche dal sociologo e giornalista, Antonio Castaldo, che conserva i suoi ricordi di vita vissuta in Germania, nei due anni del 1978 e 1979, nei primi mesi lavorando a Stadthagen vicino Hannover, presso la Rentrop Huppert & Wagner e poi il resto del tempo alla Volkswagen a Wolfsburg sulla catena di montaggio dedicata alla produzione della Golf una volta dismessa quella del mitico Maggiolino.

Ora che ad emigrare dal Meridione d’Italia sono più i giovani e preparati cervelli piuttosto che le nerborute braccia operaie un rammemorante omaggio va reso a quanti per spirito esplorativo, studio, d’intrapresa o per necessità, affrontano questa esperienza di vita. «I primi italiani, -afferma il sociologo Antonio Castaldo- giunsero nella zona del Niedersachsen, Bassa Sassonia, nel 1906 per lavorare nelle miniere di carbone di Fallersleben, vennero poi impiegati nella costruzione della Volkswagen voluta da Adolf Hitler, nel 1938, ed ancora dopo la Seconda Guerra Mondiale, alla riapertura della fabbrica, dopo essere stata preda di guerra degli inglesi che l’avevano tenuta in vita produttiva, gli italiani venivano dislocati sulla catena di montaggio della “Macchina del Popolo”. Nel 1962 il primo numeroso contingente giunse tra il 16 ed il 17 gennaio a Wolfsburg per lavorare alla VW, alla “FauVé” come nella pronuncia delle iniziali dei due sostantivi, Volk, Popolo e Wagen, Auto, che allora aveva le sembianze del Maggiolino. Nel 1964 sono 4.500 gli operai italiani, pari all’11 per cento della manodopera, occupati nello stabilimento della Volkswagen a Wolfsburg. Nel 1974 debutta la Golf, progettata dall’italiano Giuggiaro, che due anni dopo, nell’ottobre 1976, stacca il suo primo ticket produttivo di 1 milione di esemplari. Io con i miei 22 anni d’età -prosegue nel suo racconto Antonio Castaldo- lasciando dopo 6 mesi Stadthagen e la fabbrica Rentrop Uppert & Wagner giungevo alla Volkswagen, nel giugno del 1978, appena in tempo per vedermi passare sotto le mani, alla catena di montaggio, la Golf VW autovettura n. 2.000.000. Quando sarebbe scattato il terzo milione, nel settembre 1979, ero appena tornato in Italia, avendo deciso il ritorno in Italia dopo un biennio sperimentale di vita e lavoro nella RFT Repubblica Federale Tedesca. Di tanto in tanto il mio pensiero ritorna alla storia dell’emigrazione italiana in Germania e della realtà di Wolfsburg. Città del Lupo, dove fino al 1977 esisteva il villaggio di baracche di Berliner Brücke, dal nome del ponte sul Mittelland Kanal. Qui sorgeva quell’insediamento abitativo italiano, indicato come “Klein Neapel”, Piccola Napoli, dove sono transitati, fino al suo smantellamento, circa 17.500 emigranti italiani. Il campetto di calcio venne inaugurato nel 1963, per il tempo libero e per i primi eroici campionati, qui oggi sorge la Volkswagen Arena, con i suoi 30.000 posti, e da quei momenti ricreativi col tempo nasceva la squadra di calcio fondata dagli italiani: USI Lupo-Martini. E da Wolfsburg la realtà degli italiani di terza e quarta generazione pienamente integrati continuano a dare il loro contributo alla costruzione di una solida e solidale Europa in armonia con Popoli e Culture del mondo».

 

Antonio Castaldo-Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali IESUS

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Tony Castaldo
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