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Arte e Cultura

Dentro “Nero Fumo”, dove il fumo è reale e la paura ha un nome

Una città immaginaria, un quartiere che incarna le paure più profonde, un protagonista giovane che affronta sfide troppo grandi. Andrea Morelli dà vita a “Nero Fumo”, romanzo visionario e umano insieme, costruito su suggestioni cinematografiche, passione per i fumetti e un'intensa sensibilità sociale.
Roma, (informazione.news - comunicati stampa - arte e cultura)

Andrea, è un piacere averti qui. Come hai scelto il titolo del romanzo “Nero Fumo”?

Ciao, il piacere è mio! È stata una scelta semplice! In testa avevo l’immagine di vesti volanti nere che inseguivano dei giovani attraverso una serie di vicoli bui che mi ricordavano quelli de Il Cairo, così come sono mostrati nei film “I predatori dell’arca perduta” e “La mummia” (di Stephen Sommers). Le vesti avevano una consistenza fumosa e potevano tramutarsi in fumo nero, di qui il titolo. Su questa immagine ho costruito poi il romanzo, il cui protagonista non è il fumo nero ma il giovane Aram-Zym. Insomma, un titolo buono per confondere le idee a chi legge!

C’è un passo del romanzo a cui il pubblico dovrebbe rivolgere particolare attenzione? Perché?

Sicuramente al dialogo iniziale tra Aram e sua madre Ilyam. Lei rivolge al figlio una frase che reputo in modo immodesto molto bella: «Non abbassare mai la testa Aram e soprattutto non nascondere mai le lacrime; questa è la prima cosa che devi ricordare se vuoi essere un uomo».

Mi è venuta spontanea e ritengo che essere noi stessi, con la propria dignità, sia uno dei messaggi forti del libro.

Nell’economia della vicenda, l’atteggiamento quasi paterno che Ach-Noim tiene durante il colloquio con Aram stride con l’ordine secco di Ach-Noim a Syrthia, ma getta una luce sulla natura subdola e ambigua del Signore di Zmirrat. Il perché dell’ordine verrà svelato alla fine della prima parte del libro (“Buio”) e nella seconda parte (“Esilio”).

Da dove hai tratto ispirazione per i nomi dei tuoi personaggi?

Premesso che si tratta di nomi di fantasia, l’ispirazione è venuta dai suoni della lingua araba ed ebraica (ho avuto modo di lavorare con dei colleghi israeliani in passato), in particolare ho trovato quest’ultima un po’ dissonante, con molti suoni “aspirati” e aspri. Possiamo quindi i che nomi dei personaggi si ispirano al mondo medio-orientale.

Quando è nata la tua passione per la scrittura?

Anche se ho iniziato a scrivere nel 2018 (anno di pubblicazione de “La casa sulla collina”), la mia passione per la scrittura viene da lontano. Nella seconda metà degli anni Novanta collaborai con un paio di fanzine metallare (“Flash” e “Grindzone”) per le quali realizzavo interviste a gruppi di metal estremo, recensioni di album e articoli sempre a tema musicale. In seguito, lasciai la scrittura da parte per riprenderla nel 2015, scrivendo recensioni di album musicali sul mio profilo Google+. Fu su questo social che iniziai a buttare giù “La casa sulla collina”. Ho poi proseguito l’attività su Facebook raccontando i concerti che vedevo in gruppi di musica. Dopo “La casa sulla collina” scrissi “Il canto della civetta” e “Nero Fumo”.

Inviai la prima stesura de “Il canto della civetta” all’agenzia letteraria “Saper Scrivere” di Diego Di Dio. Ricevetti una scheda di valutazione editoriale che, pur bocciando senza appelli il romanzo, che si rivelò una miniera d’oro di suggerimenti, per un autodidatta come me abituato a scrivere documenti tecnici. Revisionai “Il canto della civetta” e “Nero Fumo”, riuscendo a pubblicarli entrambi.

Nel 2024 ho deciso di migliorare il mio livello di scrittura frequentando un corso di scrittura creativa di base, che ho superato, e iniziando il corso superiore, entrambi con l’agenzia letteraria “Saper Scrivere” di Diego Di Dio.

Lo studio delle tecniche di scrittura creativa e della narratologia sta dando i suoi frutti, visto che sono riuscito a pubblicare an che gli ultimi arrivati, “La montagna senza tempo” e “Nero Fumo: Akris”.

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