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Claudia Torresan scrittrice thriller

Mi presento come autrice di thriller, descrivendo alcune caratteristiche fisse dei miei romanzi. Presento quindi il mio ultimo romanzo edito.
Vigevano(PV), (informazione.news - comunicati stampa - editoria e media)

Buongiorno, sono Claudia Torresan.

Scrivo da circa 6 anni romanzi del genere thriller psicologico e due sono gli elementi immancabili nei miei scritti. 1-La cura della psicologia dei personaggi, maggiori quanto minori. Lavorando su di loro cerco di influenzare la reazione del lettore. Ad esempio, il mio buono non deve essere visto come un super eroe, ma come un uomo normale, con le sue paure, i suoi dubbi e, a volte, la voglia di mollare tutto. Questo serve a far sì che il lettore non lo guardi da lontano, su un piedistallo, ma si senta vicino e coinvolto nel caso. 2-Le ricerche della scientifica. Io insinuo dubbi nel lettore, faccio in modo che si ponga delle domande. Alla fine, il cerchio si deve chiudere. I dubbi devono sparire e le domande trovare la loro risposta. La scienza lo permette. Le asserzioni scientifiche sono prove inossidabili e definitive

 

Il mio ultimo romanzo pubblicato è

LA VESTE PROFANATA.

 

Romanzo del genere thriller psicologico. Pubblicato con Youcanprint. 360 pagine.

 

https://www.youcanprint.it/fiction-thriller-psicologico/la-veste-profanata-9788831672436.html?fbclid=IwAR3Bv5WEveE1RdntEe17uDFsROCiaOJQw1feLCX3qF-MbRmJjHSGYxImvvE

 

Roma fa nuovamente da sfondo a un’indagine condotta dall’ispettore Ivan Tedesco.

In una notte di novembre, particolarmente gelida e ventosa, un giovane di buona famiglia viene assassinato nel proprio letto.

Quello che, a prima vista, si presenta come un caso di omicidio su cui indagare, ben presto si rivelerà un intreccio di misteri da svelare, di cui questo assassinio rappresenta solo la punta dell’iceberg.

La famiglia Barone, a cui apparteneva il ragazzo deceduto, crea da subito motivi validi per essere ritenuta degna di attenzione e di ricerche accurate che spieghino comportamenti inverosimili dopo la morte di un congiunto. Quasi ogni membro di quel copioso nucleo familiare pare possedere un movente per il delitto commesso.

E Ivan proseguirà l’indagine con l’aiuto dell’ex collega, Oreste, dopo il suo trasferimento fuori Roma, ma vicino a lui anche nel tentativo di risolvere questo insidioso caso.

Insidioso al punto che Ivan si troverà a dover disturbare un uomo potente, insospettabile e la cui carica si colloca ai piani alti.

 

 

Claudia Torresan è nata a Vigevano (PV).

Ha conseguito un diploma in liceo classico e poi una laurea in scienze biologiche.

Ha già pubblicato: Dietro la maschera, La cruda verità del lago, Rime che uccidono, quando la poesia diventa un’arma mortale e La paura torna sempre, ma stavolta finirà il lavoro.

 

Breve estratto dal romanzo.

 

-1-

 

Il corpo era immobile sulle candide lenzuola di flanella.

Il volto era etereo in quel sonno profondo e le labbra abbozzavano una smorfia. Era stata una giornata lunga. Un braccio si appoggiava alla vita, l’altro era disteso lungo il fianco. La testa voltata di lato.

Il viso era illuminato soltanto dalla fioca luce di un lampione che dall’esterno si faceva spazio tra le fessure della tapparella.

In quella notte fredda di novembre, la pioggia stava tamburellando rumorosamente contro il vetro e il vento gelido spirava violentemente proprio in direzione della finestra.

Con tutto quel baccano c’era voluto un bel po’ a prendere sonno.

Ma adesso nulla gli avrebbe impedito di dormire. Non c’era pioggia insistente in grado di svegliarlo. Neppure un vento sostenuto lo avrebbe potuto disturbare.

Ormai quel sonno era irreversibile. Quel sonno era destinato all’eternità. Un risveglio era del tutto impensabile. La sorte aveva compiuto il suo progetto. Senza dubbi, senza ripensamenti, senza coscienza, senza scrupoli.

Quel coltello impiantato nel petto e quel rosso che ormai sporcava le bianche lenzuola non lasciavano dubbi.

Il sonno sarebbe stato eterno e niente avrebbe potuto impedire il verificarsi di ciò che aveva stabilito il destino.

E, nel suo sonno senza ritorno, lui continuava a rimanere immobile, inconsapevole di tutto.

 

-2-

 

Al distretto di polizia del settore Celio di Roma tutto era cambiato. Solo avvicinandosi all’ingresso, chi lavorava in quello stabile già sentiva nell’aria un aroma diverso da quello che si respirava non molto tempo prima. Da quel maledetto e ancora oggi in certi momenti impensabile giorno, niente era più lo stesso.

Solo l’ispettore Ivan Tedesco aveva ancora ben chiaro nella mente ogni singolo attimo di quell’interrogatorio, ogni domanda rivolta ad Oscar seduto accanto a lui, ogni risposta ricevuta da costui, ogni accusa formulata nei suoi confronti, ogni prova addotta per dimostrare la sua colpevolezza. Non avrebbe mai dimenticato quegli attimi che per lui erano stati una sofferenza indescrivibile. Stava tentando in ogni modo di far arrestare con l’accusa di omicidio il suo migliore amico e ai tempi il suo superiore.

Dopo quel fatto non si era mai concesso una tregua, un giorno di riposo. Si era gettato nel lavoro a capofitto, cercando di allontanare il ricordo di quel terribile interrogatorio, ogni volta che questo tentava di tornargli alla mente. Una dura lotta, ma doveva vincerla. Oltretutto si era ritrovato temporaneamente nuovo commissario del distretto, per cui si era obbligato ad assumersi questa responsabilità completamente, senza concedersi distrazioni. Non poteva e non doveva.

Questo lo aveva aiutato, tutto sommato.

Ma i cambiamenti erano stati davvero molti da quel terribile giorno.

Innanzitutto, lui stesso era appunto diventato il vicequestore in quel distretto, incarico non da poco. Il suo vecchio commissario era stato accusato di omicidio plurimo volontario e da poco era terminato il processo che lo aveva ufficialmente condannato all’ergastolo.

Il suo caro compare, l’ispettore Oreste Comelli, aveva ottenuto il trasferimento a Palermo, dove ormai occupava la scrivania dell’ispettore capo. Una promozione più che meritata.

L’agente Mandi aveva fatto carriera anche lei. Paola ormai era agente scelto ed era stata trasferita ad Ancona. Anche il suo buon amico Aldo, l’abile capitano del RIS, ora lavorava a Parma, dove aveva trovato il grande amore della sua vita.

In certi momenti a Ivan sembrava quasi un sogno ciò che aveva intorno. Nulla sembrava più reale ripensando al passato. Se ne erano andate tutte le persone a lui più care. Anche con dei buoni motivi e con grandi soddisfazioni, ma lui spesso si era chiesto se avesse ancora un senso la sua presenza in quel distretto. Poi, ogni volta che risolveva un caso importante e capiva di essere stato utile alla comunità, si rispondeva da solo. Sì, aveva ancora senso che lui restasse dove si trovava. La città aveva ancora bisogno di lui. E lui di sentirsi utile per i suoi concittadini.

 

 

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Ringraziando porgo cordiali saluti.

Claudia Torresan.

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