Comunicati Stampa
Politica e Istituzioni

INTERVISTA A FRANCO BANCHI SU BULLISMO E CYBERBULLISMO

Bullismo e cyberbullismo costituiscono un'insidia sempre più minacciosa per i giovani. Per questo emerge la necessità di studiarla ed approfondirla, non solo a livello di esperti, ma mettendo in essere una vera e propria “alleanza virtuosa” fra tutti coloro che si prendono cura delle giovani generazioni. Al riguardo abbiamo intervistato il prof. Franco Banchi, che ,di recente, è stato relatore al convegno di Massa , organizzato dal Centro A. De Gasperi e dalla Fratres, presso il Palazzo Ducale.
Firenze, (informazione.news - comunicati stampa - politica e istituzioni)

Quanto è importante moltiplicare sui territori un'iniziativa come questa?

Assolutamente decisivo. Soprattutto nella forma scelta dagli organizzatori: un convegno alla fine di un concorso che ha impegnato le scuole superiori di città e provincia. Non dunque un evento isolato riguardante esperti, ma i protagonisti stessi dell'avventura educativa. Un bel concerto diretto dal Centro A. De Gasperi e dalla Fratres, supportato al meglio dal mondo della scuola, istituzioni, autorità di polizia e giudiziarie. Una mattinata spesa bene.

Che cosa è scaturito da questo concorso che riguardava studentesse e studenti delle superiori?

Su tutto l'estrema serietà e qualità degli elaborati presentati, alcuni letti nel corso della cerimonia. Non sono solo scaturite analisi lucidissime del fenomeno del bullismo e cyberbullismo, ma in particolare proposte e prospettive per mitigarlo e debellarlo. Fa piacere soprattutto il background umano contenuto negli elaborati, costruito su empatia e solidarietà. In sostanza: nessuno può rimanere “terzo” in questa battaglia contro la disumanità.

Ci può dare una sintesi delle parti più salienti del suo intervento ?

Più che sintesi, qualche breve scorcio come esempio tratto dalla mia esperienza nel mondo della scuola. Il primo: il bullismo è fenomeno che mette in gioco tanti fattori di uguale importanza: famiglia, scuola, società, cultura e sempre più l'ambito digitale. E' dunque fenomeno più che complesso. Secondo: per leggere questo fenomeno, parlo della mia esperienza di docente, ci vuole un'attenzione alla persona in carne ed ossa; non facciamo mai astrazioni. O l'insegnante conosce “quella” persona o non potrà mai capire davvero il fenomeno. Terzo esempio: l'insegnante deve aver cura non solo della trasmissione dei contenuti, ma deve dare un grande spazio all'educazione emozionale e relazionale, visto che parliamo di persone in comunità. E' proprio questa la migliore prevenzione.

Quale parte le è sembrata più interessante, vista dalla parte dei giovani presenti al convegno?

Senza far torto agli altri relatori, le parti più interessanti come “istruzioni per l'uso” pratiche penso siano state quelle presentate dal dirigente della Polizia Postale, Lucchesi, e dal giudice Garofalo. Il primo ha richiamato la grande regola della prudenza: quando un contenuto viene messo in rete non è più nostro. Il secondo ha posto attenzione sulla tipologia e gravità dei reati che, con le nuove leggi, riguardano bullismo e cyberbullismo.

Che cosa porta con sé alla fine di questa esperienza...

Sul versante razionale, la consapevolezza che sono state messe in opera, ai vari livelli, tutte le migliori armi per contrastare il fenomeno. Per quanto riguarda il cuore, la profonda convinzione che la chiave risolutiva sta dentro di noi. Come scrive Hannah Arendt, il male rischia di essere banale e quasi meccanico in coloro a cui mancano pensiero e coscienza.

Per maggiori informazioni
Ufficio Stampa
Franco Banchi
 AreaBianca (Leggi tutti i comunicati)
Firenze Italia
f.banchi@libero.it
Allegati