Arte e Cultura
Simona Sorbello, in scena al teatro Hamlet di Roma dall'11 al 13 aprile
Ciao Simona, hai lavorato in numerosi progetti televisivi, cinematografici e teatrali. Quale di questi ti ha segnato di più e perché?
Difficile sceglierne uno in particolare, perché ogni progetto a cui ho preso parte ha contribuito ad arricchire il mio bagaglio artistico e personale. Mi permetto di citare due lavori per la loro diversità: il primo, uno spettacolo teatrale riguardante una sindrome psichica, che mi ha permesso di esprimere la mia vena drammatica. Negli anni, mi è capitato spesso di cimentarmi in personaggi comici e di lavorare in commedie, quindi accolgo sempre con molto entusiasmo quando mi viene data la possibilità di interpretare personaggi complessi, vulnerabili, emotivi, delicati, intimi.
Il secondo lavoro riguarda un progetto ideato e diretto dal duo spagnolo "Los Torreznos", grazie al quale ho avuto la possibilità di lavorare a Madrid per quasi un mese ad una performance intitolata "La Cultura", nata e sviluppata a Madrid, elaborata con 8 coppie di artisti provenienti da 8 Paesi Europei, riadattata e portata in Italia da me e dalla collega che mi ha affiancata in questa avventura. È stata una delle esperienze culturali e artistiche più intense e significative che abbia mai vissuto.
Nel 2024 hai partecipato a due serie televisive importanti, “Vita da Carlo 3” e “The Bad Guy 2”. Come descriveresti l'esperienza di lavorare con registi del calibro di Carlo Verdone e Stasi & Fontana?
Indubbiamente è stato un privilegio. Prenderesti parte ad un progetto di Verdone, anche se dovessi soltanto dire:"Il pranzo è servito!". Per lo meno, questo è quello che ho pensato io, quando ho saputo che avrei preso parte ad una serie creata e diretta da lui.
Stasi e Fontana sono due registi contemporanei, rivoluzionari ed è stato un immenso piacere aver potuto lavorare ad un progetto così ambizioso e complesso, come "The Bad Guy". Mi ha colpito molto il modo in cui hanno curato minuziosamente ogni dettaglio, all'attenzione che hanno prestato dentro e fuori dal set, all'onore che ho avuto di lavorare accanto ad un attore e persona che stimo moltissimo, Luigi Lo Cascio, all'ambiente familiare che si è venuto a creare sul set. Sarà stata anche la "sicilianità" che accomunava tutti noi attori e quindi...Amunì!
Hai avuto esperienze molto diverse nei vari progetti, come la serie “La mafia uccide solo d'estate” e il cortometraggio “Non è vero”. In che modo ti prepari per affrontare ruoli così diversi?
Principalmente mi preme conoscere il trascorso del personaggio, il suo background. È importante porsi delle domande: chi è? Da dove viene? Qual è la sua storia? Cosa lo spinge ad agire in questo modo? In seguito ci lavoro sopra, costruendolo tassello per tassello, fino a farlo mio, senza giudicarlo mai e, cosa per me fondamentale, renderlo credibile. Alla fine, mi affeziono sempre ai personaggi che interpreto, amo le loro fragilità, insicurezze, le loro impulsività, stravaganze o follie. Dedico molto tempo allo studio di un personaggio o alla preparazione di un provino. Mi documento, ricerco, osservo, sperimento. Faccio in modo che nulla sia lasciato al caso, cerco sempre di prestare un un'attenzione quasi maniacale per una buona riuscita.
Sei stata protagonista in alcuni spettacoli teatrali, come “I 7 peccati capitali” e “A chi gioverebbe?” Come si confrontano per te la recitazione teatrale e quella cinematografica?
Per me hanno un comune denominatore: la credibilità. Per il resto, la differenza è consisente: nel modo in cui devi usare la voce, il corpo, le espressioni facciali. Indubbiamente non timbrerai allo stesso modo in una sala teatrale di 500 posti, come se fossi ad un soffio dalla telecamera. Nella recitazione cinematografica vai a togliere, lì anche uno sguardo, un micro movimento può fare un'enorme differenza. Poi chiaramente al teatro deve essere "buona la prima" e c'è l'adrenalina di avere il pubblico in sala. Il cinema è magia, ma puoi ripetere una scena o una battuta anche 20 volte e migliorarla di volta in volta. Io, ad ogni modo, amo entrambi.
Che cosa ti affascina di più del mondo del musical rispetto ad altri generi teatrali?
Io, oltre ad aver studiato danza, canto e recitazione singolarmente, ho avuto la possibilità di approfondire queste stesse materie alla Musical Theatre Academy, nella quale mi sono diplomata come musical performer. Mi ha sempre affascinata la possibilità di poter studiare le tre discipline artistiche principali per poi applicarle insieme al fine di raccontare una storia in musica, quindi avvalersi del canto, della danza e della recitazione come ingranaggio perfetto per far vivere in maniera armonica i personaggi di un musical. Sono del parere che il musical, sia uno dei generi più completi in assoluto, capace di mostrare le competenze artistiche performative nella loro interezza e complessità.
Nel corso della tua carriera hai lavorato anche in produzioni in lingua spagnola, come lo spettacolo "No hay ladrón que por bien non venga". Come ti prepari a recitare in una lingua straniera?
Questa, nello specifico, è per me una domanda molto interessante che mi rimanda ad una delle esperienze più assurde e divertenti a cui abbia mai partecipato. Ma soprattutto mi ricorda la tenacia e la determinazione che mi hanno spinta a raggiungere il mio obiettivo. Io non conoscevo nemmeno l'alfabeto in spagnolo ma mi sono armata di "santa pazienza e forza di volontà" studiando il più possibile tramite app, video, lezioni per arrivare il più preparata possibile al provino e sono stata ripagata. Grazie a questo, sono riuscita a lavorare con attori del Cile, Perù, Argentina, Madrid...portando in scena questa commedia di Dario Fo in lingua spagnola...y ahora sì, puedo hablar y sobre todo, actuar en español.
Qual è la tua esperienza nel mondo della musica e come influisce sulla tua recitazione?
A casa mia abbiamo sempre amato ed ascoltato musica di qualsiasi genere, molta italiana. Entrambi i miei genitori, per un periodo, hanno lavorato come speaker radiofonici, quindi la passione per la musica era già insita in loro, successivamente anche in me e mio fratello. Dall'età di 6 anni circa, ho iniziato anche col canto, prima da autodidatta, poi prendendo lezioni private, partecipando a concorsi canori e poi approfondendo in accademia. In famiglia, la musica era come l'amore che aleggiava nell'aria, rallegrava tutti. Abbiamo sempre fischiettato e canticchiato insieme.
In riferimento alla recitazione, anche la musica è una disciplina, ti dà il tempo, il ritmo, scandisce e accompagna gesti e movimenti. Nel musical, ad esempio è fondamentale, in quanto gli accenti servono a marcare, sottolineare o esplicitare un concetto.
Ti sei confrontata sia con registi affermati che con produzioni indipendenti. Qual è la principale differenza nel tuo approccio quando lavori con diversi tipi di team creativi?
Più che approccio, io farei riferimento alla motivazione che mi spinge ad abbracciare un progetto rispetto ad un altro. Quello che tu, attrice, offri ad un regista, è la tua professionalità a prescindere dal fatto che sia un regista affermato o che siano indipendenti e poco conosciuti. Personalmente, se si tratta di un'opera prima o di giovani registi, quello che tengo in considerazione è se il progetto sia valido, interessante, che possa darmi qualcosa, che possa stimolarmi. Sono tanti i fattori che ti inducono a lavorare con un team di giovani creativi, spesso sono ragazzi in gamba con un potenziale da scoprire. Come mi è capitato in passato, quando abitavo a Torino, lavorando con due giovani registi talentuosi, della casa di produzione Ferrafilm.
Tra i registi affermati con cui ho lavorato, invece ricordo sempre con immenso piacere Gianni Di Gregorio, regista generoso, umile, disponibile, con una gentilezza d'altri tempi e un sorriso sempre pronto per tutti sul set e fuori dal set.
Raccontami la tua esperienza con Enza Li Gioi e Fabio Lionello e perché dovremmo venire a vedere lo spettacolo Soap Operetta.
Conosco Enza e lavoro con lei, ormai da 10 anni. Per me lei è una garanzia: come persona, scrittrice, sceneggiatrice, graziosa e charmant "padrona di casa", di questo piccolo gioiello che è Lettere Caffè. Per me, casetta artistica. Lì abbiamo goduto di parole, musica, poesia, risate, racconti, aneddoti, personaggi, storie...la quotidianità, trasformata in arte. A scombinare i piani, un dissacrante, irriverente Fabio Luigi Lionello, che aggiunge fin troppo pepe, oltre che un inconfondibile tocco arguto, e registico alle opere di Enza, tra le quali, appunto Soap Operetta. È davvero un'esperienza singolare lavorare con entrambi, una coppia pregna di arte, storia, cultura e bolle di sapone! Devo davvero aggiungere altro per convincervi a venire a teatro? Vi aspettiamo!
foto del regista Fabio Luigi Lionello, a sinistra l'attrice Simona Sorbello, a destra la drammaturga Enza LiGioi