Spettacolo
Ancona, al Teatro delle Muse, "La Tempesta" di William Shakespeare, traduzione di Agostino Lombardo, con la regia di Alfredo Arias con, tra gli altri, Graziano Piazza e Guia Jelo
Ancona, al Teatro delle Muse, La Tempesta di William Shakespeare nella traduzione di Agostino Lombardo, con la regia di Alfredo Arias con tra gli altri, gli attori Graziano Piazza e Guia Jelo.
Questa commedia drammatica in cinque atti che Shakespeare scrisse tra il 1610 e il 1611, nota universalmente per un pensiero del complesso personaggio di Prospero, espresso nel suo consueto stile saggio ed evocativo:
Noi siamo della materia
Di cui son fatti i sogni
E la nostra piccola vita
È circondata da un sonno.
Al centro dell’allestimento, la figura di Prospero interpretato da Graziano Piazza, attore di grande intensità, capace di incarnare la complessità e la “forza magica” di un personaggio che domina e riflette sul potere, sul perdono e sull’illusione del controllo. Accanto a lui, un cast numeroso e affiatato formato da Federico Fiorenza, Fabrizio Indagati, Franco Mirabella, Marcello Montalto, Luigi Nicotra, Lorenzo Parrotto, Alessandro Romano, Rita Fuoco Salonia, Rosaria Salvatico. Il ruolo di Ariel, lo spirito dell’aria, è interpretato da Guia Jelo.
L’esiliato Prospero, il vero duca di Milano, in possesso di arti magiche dovute a una prodigiosa conoscenza, stigmatizzata in scena da una pila di libri al suo fianco, dopo esser stato spodestato da suo fratello si è rifugiato su un’imprecisata isola del Mediterraneo, Qui, usando la propria arte con la quale controlla anche il selvaggio schiavo Calibano, desta nelle onde un “tale fragore di tempesta” da rovesciare gli incolumi – ma colpevoli – naufraghi sulla sua isola; separandoli tra loro e facendo così innamorare sua figlia del principe di Napoli, Ferdinando, per unirla con lui in matrimonio e riportarla al posto che le spetta.
Se Shakespeare scrive «siamo fatti della stessa sostanza di cui son fatti i sogni»; sembra di capire che lo saremo solo fino a quando non ci saremo spogliati del potere magico della parola che tutto trasforma e, semplicemente, la renderemo accessibile a tutti, la useremo per nominare la realtà e il perdono che questa ci chiede.
Quello che il regista argentino Alfredo Arias (che torna alla direzione di quest’opera, tra le più complesse e ricche di simbolismi, che già aveva rappresentato nei primi decenni della sua sfolgorante carriera, nell’ambito del Festival di Avignone del 1986) ci mostra e propone, rappresentanfo l'intera opera in un "Labirinto", l'isola/ labirinto della parola che diventa via via il labirinto della conoscenza e del perdono, è quello di condurci al mito, tramite la voce, i movimenti e la presenza stessa di un grande attore, Graziano Piazza, assieme a Giulia Jelo e a tutta la compagnia.
Arias mette in evidenza quella che potremmo definire come la dimensione "mitica" di La Tempesta nella storia e nella vita di Shakespeare che, attraverso un suo "labirinto interiore", ripete, "in miniatura" i tanti e diversi temi dei suoi precedenti drammi e ne distilla l'essenza poetica. Un passaggio, dunque, quello della conclusione e che. qui,
nella visione del regista, si fa metafora del contemporaneo.
Una visione è tesa fortemente a interagire con la sensibilità del pubblico. così che tutto diventa umano e la magia lascia il posto alla ragione e ai sentimenti, fino al termine:
«E come voi vorreste esser perdonati di ogni colpa, fate che io sia affrancato dalla vostra indulgenza»
"Let your indulgence set me free! Exit
Con Graziano Piazza, Guia Jelo
e in o.a. Federico Fiorenza, Fabrizio Indagati, Franco Mirabella, Marcello Montalto, Luigi Nicotra, Lorenzo Parrotto, Alessandro Romano, Rita Fuoco Salonia, Rosaria Salvatico.
regia di Alfredo Arias
scene di Giovanni Licheri,
costumi di Daniele Gelsi,
luci di Gaetano La Mela.