"Il Ritratto dell’Artista. Nello specchio di Narciso. Il volto, la maschera, il selfie" al Museo Civico San Domenico, Forlì
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Al Museo Civico San Domenico di Forlì, dal 23 febbraio fino al 29 giugno 2025, la mostra “Il Ritratto dell’Artista. Nello specchio di Narciso. Il volto, la maschera, il selfie”.
La grande mostra che apre l’anno 2025, il ventesimo delle grandi mostre al Museo Civico San Domenico di Forlì, a cura di Cristina Acidini, Fernando Mazzocca, Francesco Parisi e Paola Refice, e la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì.
l primo è stato Narciso, che guardandosi nello specchio dell’acqua ha conosciuto il proprio volto. Il primo autoritratto. Poi è arrivato il selfie.
Nei secoli, ritrarre il proprio volto, la propria immagine è stato – per ogni artista – una sfida, un tributo, un messaggio, una proiezione, un esercizio di analisi profonda che mostra le aspirazioni ideali e le espressioni emotive, ma che rivela anche la maestria e il talento.
Poi serve uno specchio. Timore, prudenza o desiderio, persino bramosia di guardarsi. Allegoria di vizi e virtù.
Nell’autoritratto il pittore si sdoppia nel duplice ruolo di modello e di artista. L’occhio si posa sull’immagine riflessa per ritrarsi e l’immagine ritratta è un alter da sé ed è un sé. Spesso ne viene fuori una maschera. Personaggio più che persona. Per molti artisti è così, dal Seicento al Novecento.
Al Museo Civico San Domenico un’esplorazione attraverso tanti capolavori per ridefinire la figura dell’artista e la consapevolezza di sé nell’arte, in un percorso che parte dall’ex Chiesa del San Giacomo fino alla biblioteca del Convento di San Domenico.
Nelle opere in mostra l’artista si fa protagonista, in maniera diversa e originale: , Tintoretto, Giovanni Bellini, Parmigianino, Lavinia Fontana, Diego Velasquez, Sofonisba Anguissola, Lotto, Pontormo, Rembrandt, Tiziano, Hayez, Böcklin, De Chirico, Sironi, Balla, Bacon fino a Bill Viola e Chuck Close. Gianfranco Brunelli, Direttore delle Grandi Mostre del Museo Civico San Domenico
: “Nei secoli, ritrarre il proprio volto, la propria immagine è stato, per ogni artista, una sfida, un tributo, un messaggio, una proiezione, un esercizio di analisi profonda che mostra le aspirazioni ideali e le espressioni emotive, ma che rivela anche la maestria e il talento”.
Un viaggio affascinante che parte, come nel mito di Narciso allo specchio, dall’interpretare il significato e le diverse declinazioni che spingono l’artista a trasformarsi in soggetto e protagonista all’interno della sua opera d’arte. La sua figura diventa un autografo, una firma. Ma è ben altro. Diventa un’immagine definitiva, che si staglia nel tempo e si ferma per sempre, immutabile, oltre il tempo.
Nell’autoritratto il pittore ha la doppia funzione di modello e di artista. L’esposizione inizia con la sezione “Il mito dell’artista” con il Narciso alla fonte del Tintoretto, il Narciso di Paul Dubois dal Museo D’Orsay e l’arazzo con il Narciso di Corrado Cagli che consentono una riflessione sull’autoritratto e la definizione del sé dell’artista nella storia dell’arte.
Proseguendo sono esposti due Emblemi di maschere teatrali del 10-50 d.C. dal Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, chiamate “persona”, in latino, da cui proviene la definizione di ruolo, volto e individuo. Seguono alcuni specchi incisi. Lo specchio è un elemento centrale dal Medioevo in poi, dopo l’invenzione del vetro riflettente, e durante il Rinascimento viene utilizzato per specificare l’allegoria, come specchiata virtù, vanità, bramosia, etc.

Qui sono visibili l’Allegoria della Prudenza di Marcello Venusti e di Donato Creti o La Sapienza e la Prudenza del Rustichino, la Venere di Tiziano o Venere e Amore di Jacob de Backer.
Cristina Acidini, curatrice della mostra, afferma: “Il tema dello specchio torna nell’autoritratto, un genere speciale di ritratto in cui l’artista rappresenta sé stesso e insieme il suo stato sociale, i suoi gusti, il suo mondo. Fra quelli in mostra, un nucleo proviene dalla collezione di autoritratti più prestigiosa al mondo, nelle Gallerie degli Uffizi a Firenze”.
Nel XV secolo gli artisti iniziano a dipingersi all’interno di scene collettive, come testimoni dei fatti rappresentati, come nella Presentazione al Tempio di Giovanni Bellini. Nel Cinquecento invece, l’autoritratto diventa un genere a sé, come Testa di giovane con acconciatura del Parmigianino, nel Doppio ritratto del Pontormo e in Autoritratto con spinetta di Sofonisba Anguissola. Nel XVII secolo si afferma la rappresentazione dell’artista nel suo ambiente di lavoro, dal ritratto intimo e colloquiale all’intellettuale gentiluomo, rappresentati da un giovane Lorenzo Bernini, Erodiade di Simon Vouet, qualche incisione di Rembrandt, il Ritratto di Juan de Cordoba di Diego Velázquez e Artemisia Gentileschi. Interpreti della fine del Seicento sono l’Allegoria delle tre Arti – Pittura, Musica, Poesia – ovvero Le tre sorelle di Sirani o l’Autoritratto in veste di guerriero di Salvator Rosa.
Fernando Mazzocca, curatore
, “Lungo tutto il secolo, gli artisti – da Ingres a Moreau, dal Piccio a Fattori, da Max Klinger a Franz von Stuck – hanno impiegato l’autoritratto come mezzo per rivendicare orgogliosamente il loro posto nella società, oppure come strumento di autoanalisi mettendo a nudo la loro dimensione più intima”. Gli artisti del XVIII secolo seguono diverse linee di pensiero, tra idealità e storia, ragione e sentimento, tra la ricerca del bello ideale e il sublime.
La mostra prosegue con una visione romantica dell’autoritratto dove l’artista si pone come eroe solitario e profeta dell’arte come nel dipinto di Gustave Moreau o la Testa di Medusa di Arnold Böcklin.
Francesco Parisi, curatore della mostra
“Oltre al modello di carattere moralistico di Homo bulla est, l’immagine del teschio che spesso accompagna gli autoritratti diventa per i pittori simbolisti – anche laddove celato nel motivo degli occhi chiusi, per la similitudine tra il sonno e la morte – simbolo di quella visione attraverso la quale l’artista rivela la dimensione spirituale che si cela dietro il mondo visibile”.
L’arrivo della fotografia determinerà un nuovo cambiamento. Nel XX secolo l’artista si studia in modo ossessivo, ma contemporaneamente scopre l’orrore della storia, dall’uomo emerge il mostro. Qui troviamo De Chirico e Sironi. Alla fine del percorso sono presenti L’uomo nero di Michelangelo Pistoletto, Mario Ceroli, Bill Viola e Marina Abramović.
Il progetto di allestimento e la direzione artistica sono a cura dello Studio Lucchi & Biserni.La mostra “Il Ritratto dell’Artista. Nello specchio di Narciso. Il volto, la maschera, il selfie” è realizzata grazie al supporto di Intesa Sanpaolo, main partner, affiancata a APT Servizi Emilia-Romagna e Destinazione Turistica Romagna, ai partner Hera, Ima, Mapei, Elfi Finpolo e Prometeia advisor sim. Media partner sono Rai Cultura, Rai Radio Tre, QN Quotidiano Nazionale, Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione, Corriere Romagna, ForlìToday.it, Publimedia Italia e Radio Bruno.
Il Ritratto dell’Artista. Nello specchio di Narciso. Il volto, la maschera, il selfie
23 febbraio – 29 giugno 2025
Museo Civico San Domenico, Forlì
Per informazioni: https://mostremuseisandomenico.it/
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