Gli insegnanti italiani sono i più vecchi del mondo
Agoghè è il registro elettronico sviluppato da M-ict con l’obiettivo di rendere più semplice, rapida, sicura e performante la gestione delle scuole in tutti i suoi aspetti.
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Che il sistema scolastico italiano non brilli è cosa risaputa. Le ragioni sono numerose e di anno in anno le cose sembrano addirittura peggiorare. Da una parte si pone la questione strutturale, edifici spesso inadeguati, fatiscenti sia dal punto di vista delle dotazioni tecnologiche che del complesso fisico che ospita la scuola, la mancanza di innovazione, dall’altra si pone l’impossibilità di stabilire un dialogo tra istituto e famiglie, in quelli che appaiono come due sistemi autonomi e senza punti di contatto. A destare ulteriore preoccupazione c’è poi la questione insegnanti: i docenti italiani risultano, stando a quanto pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), i più anziani al mondo. L’età media si attesta su un’età che supera i 50 anni mentre sono appena il 2,7% gli insegnanti sotto i 30 anni di età. La riforma sul lavoro del ministro Fornero durante il Governo Monti ha ulteriormente elevato la soglia pensionabile, provocando un vero e proprio congelamento del turn over. Basti pensare che il numero di docenti che hanno raggiunto la tanto desiderata pensione nel 2013 non raggiunge le 11.000 unità, a fronte delle 28.000 del 2011 e le 32.000 del 2009. Un cambio generazione che viene di fatto abortito proprio in un’era in cui mai come oggi si avverte lo scarto, portato in dote dall’avvento sempre più onnipresente delle nuove ICT. Al bisogno di svecchiare un modello di gestione desueto, che da oltre due anni cerca senza successo (né troppa convinzione) di realizzare la tanto decantata dematerializzazione delle pratiche amministrative e l’installazione del registro elettronico, si contrappone una realtà dei fatti che palesa tutte le sue contraddizioni. Da una parte c’è l’Unione Europea che fa pressione perché anche l’Italia avvii quella politica di informatizzazione dei propri sistemi pubblici, sostenendo il progetto con fondi per l’acquisto di tecnologie appropriate, dall’altra si contrappone una politica interna incapace di garantire quel fisiologico rinnovamento, che dovrebbe partire proprio dal personale che costituisce la colonna vertebrale della scuola.
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