A Villa Mussolini di Riccione la mostra "Bruno Barbey. Gli italiani", dal 4 Aprile al 27 Settembre 2026

Un centinaio di fotografie in bianco e nero realizzate tra il 1962 e il 1966, da piazza del Duomo a Milano ai vicoli di Napoli, dalla scalinata di Piazza di Spagna a Roma al centro di Palermo
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A Villa Mussolini di Riccione la mostra "Bruno Barbey. Gli italiani", un centinaio di fotografie in bianco e nero che documentano la trasformazione sociale ed economica dell'Italia tra il 1962 e il 1966.
    L'esposizione, visitabile dal 4 Aprile al 27 Settembre 2026, è dedicata al fotoreporter franco-marocchino, tra i più rappresentativi dell'agenzia Magnum Photos.

 La mostra ripercorre le tappe di un reportage che Bruno Barbey realizzò lungo l’Italia negli anni sessanta,  pubblicato in forma integrale in Italia nel 2022.

Prodotta da Ares in collaborazione con Magnum Photos e l’Archivio Bruno Barbey, l’esposizione nasce da una selezione fatta dallo stesso Bruno Barbey (Marocco 1941 – Parigi 2020) e si compone di un centinaio di fotografie in bianco e nero realizzate tra il 1962 e il 1966,  da piazza del Duomo a Milano ai vicoli di Napoli, dalla scalinata di Piazza di Spagna a Roma al centro di Palermo, dagli ambienti benestanti a quelli più poveri, rivelando un ritratto nostalgico e contraddittorio degli italiani del boom economico.

 A corollario delle opere, un contributo video e una serie di citazioni di importanti personaggi dell’epoca sottolineano lo spirito di un Paese ancora in ricostruzione ma già in cambiamento, stretto tra le ferite della guerra e la speranza di un futuro ancora da immaginare.

In particolare, il nucleo di scatti ricalca il reportage dedicato all’Italia e agli italiani che l’autore negli anni sessanta aveva presentato all’editore francese Robert Delpire, il quale avrebbe voluto pubblicarlo come terzo volume dell’Encyclopédie essentielle, collana di libri che accostavano testo e immagini e che già comprendeva Les Américains di Robert Frank (1958) e Les Allemands di René Burri (1962).

Nonostante le circostanze dell’epoca ne impedirono la realizzazione, il portfolio dedicato alla Penisola convinse Magnum Photos, nel 1964, a invitarlo a collaborare con l’agenzia. Eppure, Barbey dovette aspettare il 2002 per vedere realizzato il proprio progetto (Editions de La Martinière). Solo nel 2022 la casa editrice Contrasto pubblicò il lavoro, postumo, nel volume Gli Italiani, definendo il modello che oggi viene assunto come spartito per riprodurre la selezione in mostra.

A integrare il percorso espositivo è presente un video di 10 minuti girato da Caroline Thiénot-Barbey, moglie dell’artista, che ripercorre genesi e sviluppo del reportage, insieme a una serie di citazioni di figure di spicco dello spettacolo e della cultura, che aiutano a contestualizzare gli scatti nell’ambito sociale e artistico degli anni sessanta.

Un’epoca in cui, studente di fotografia in Svizzera, Barbey esplorò con il suo maggiolino l’Italia in tutta la sua estensione, per lui ricca di fascino esotico nonostante la vicinanza, piena di luce ed energia, registrando con la sua macchina fotografica una realtà in pieno cambiamento, ancora fiaccata dalla guerra ma già rinvigorita da nuove speranze, evidenziando analogie e differenze tra una regione e l’altra, con il Nord lanciato verso il sogno metropolitano e il Sud che faticava nella ricostruzione.

Barbey ha fotografato così tutti gli strati della società: l’Italia delle cerimonie religiose e delle feste di paese, del boom economico e delle tradizioni antiche, degli operai e dei contadini, dei proletari e dei borghesi, dei nuovi ricchi e soprattutto degli umili, che con la loro fierezza si facevano interpreti della più profonda identità italiana. A tratti, gli scatti di Barbey sembrano raccogliere i personaggi di una moderna Commedia dell’arte, popolata da mendicanti, preti, suore, carabinieri, contadini, famiglie, figure archetipiche che negli stessi anni davano sostanza e popolarità ai film di Pasolini, Visconti e Fellini.

Barbey non è stato solo un fotografo. È stato anche un radiologo – scrive Giosuè Calaciura nel testo che introduce il volume Gli Italiani, edito da Contrasto (2022) – In queste foto, con uno sguardo profondissimo, è riuscito a cogliere le permanenze di un’antropologia complicata, ancestrale. Quello che non cambia o che muta solo nei tempi lentissimi delle Ere. È il rapporto intimo con la propria antichità”.

Nella visione in bianco e nero dell’autore ritroviamo e riscopriamo così il nostro recente passato, quello dei nostri genitori e dei nostri nonni, la memoria di un’epoca che la guerra aveva privato delle sue certezze e che guardava al futuro con l’urgenza di ricreare prima di tutto una vita e una rete sociale, i legami e le storie che più d’ogni altra cosa tengono unito un popolo.

Gli scatti in mostra restituiscono volti, gesti e contraddizioni di un paese sospeso tra il peso della guerra e il boom economico, con atmosfere che richiamano il cinema di Pasolini, Visconti e Fellini. Il percorso è arricchito da un video con la voce dello stesso Barbey e da citazioni di Calvino, Moravia e Morante.

 Novità importante per Riccione che vanta una serie di mostre fotografiche di rilievo internazionale il fatto che i visitatori potranno portare foto di famiglia degli anni Sessanta per contribuire a un album collettivo allestito nella villa.


 

"C’è una profonda coerenza nel presentare queste opere proprio a Riccione — dichiara la Sindaca Daniela Angelini —. La nostra città, negli stessi anni in cui Barbey percorreva l’Italia, viveva l’esplosione del boom economico, diventando il set privilegiato del nuovo immaginario collettivo. Questa mostra non è solo un momento di contemplazione estetica, ma un’occasione preziosa di riflessione collettiva sulla nostra identità. Riccione conferma così la sua vocazione di polo culturale d’eccellenza, capace di offrire bellezza e pensiero critico, rendendo omaggio a un maestro che ha saputo vedere l’Italia prima ancora che l’Italia vedesse se stessa nella sua nuova veste moderna".

"La nostra visione trasforma Villa Mussolini in un museo vivo, un luogo di meraviglia e creatività capace di far dialogare le grandi narrazioni internazionali con il vissuto profondo della nostra comunità — sottolinea la vicesindaca e Assessora alla Cultura Sandra Villa —. Lo sguardo di Barbey, socio storico dell’agenzia Magnum, cattura l’Italia sospesa tra modernità e tradizioni secolari, componendo una "Commedia dell’arte" moderna. Con questa esposizione e l'iniziativa dell'album collettivo, trasformiamo ogni visitatore in un custode della memoria, inserendo l'opera di questo gigante in un percorso di welfare culturale che mette le arti visive al centro della vita cittadina 365 giorni l'anno".

"Con questa mostra si consolida un percorso culturale, grazie al quale la città di Riccione è diventata un punto di riferimento per la fotografia. Rjma vi ha potuto contribuire con impegno, a supporto dell’Amministrazione locale, che ringrazio per la fiducia. Con questa nuova mostra potremo ammirare il lavoro “giovanile” di un altro grande fotografo, dedicato proprio all’Italia. 
Ma intendiamo anche promuovere una partecipazione attiva dei visitatori e un coinvolgimento dei giovani, anche grazie alla collaborazione con l’Associazione Amarea."
Alberto Rossetti, Amministratore di Rjma Progetti Culturali.

"Guardare al passato grazie ai grandi maestri della fotografia non è un atto di nostalgia, a come eravamo, ma la via più lucida per comprendere il presente. Non è soltanto un’operazione per tenere viva la memoria, bensì una lente che ci aiuta a decifrare come siamo oggi. Come Creation siamo orgogliosi di contribuire all’organizzazione di un progetto che va oltre l’esposizione di un grande autore. Con l’iniziativa collaterale “Generazione Riviera” intendiamo costruire una esposizione di fotografie portate in mostra dai visitatori di tutte le generazioni, creando un ponte vivo tra passato e futuro, mettendo in dialogo memoria e nuove prospettive."
Umberto Pastore, Amministratore Delegato di Creation.

Bruno Barbey

 nato in Marocco nel 1941, ha studiato fotografia e arti grafiche all’École des Arts et Métiers di Vevey, in Svizzera. Dal 1961 al 1964 ha fotografato gli italiani, considerandoli protagonisti di un piccolo “mondo teatrale”. Nel 1964 è entrato a far parte della prestigiosa agenzia Magnum Photos. In oltre cinquant’anni di carriera, Barbey ha lavorato in tutti e cinque i continenti e ha coperto guerre e conflitti in Nigeria, Vietnam, Medio Oriente, Bangladesh, Cambogia, Irlanda del Nord, Iraq e Kuwait. Il suo lavoro è apparso sulle principali riviste del mondo e ha pubblicato oltre 30 libri. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui l’Ordine Nazionale del Merito francese. Le sue fotografie sono esposte in tutto il mondo e sono presenti in numerose collezioni museali. Nel 2016 è diventato membro dell’Accademia di Belle Arti francese. Bruno Barbey è morto il 9 novembre 2020 a Orbais-l’Abbaye.

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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