Galeata: il futuro parla dai borghi. Voci, visioni e valori di una giornata che lascia il segno

In un tempo in cui i giovani sembrano fuggire dalle aree interne e i borghi appaiono condannati all’abbandono, c’è un’Italia diversa che si sta muovendo. Un’Italia che non rinuncia alla propria identità, ma la reinventa, facendo rete tra scuola, impresa e comunità. È l’Italia che abbiamo incontrato a Galeata, nel cuore della Romagna Forlivese, dove un gruppo di studenti del Liceo Classico G.B. Morgagni ha vissuto un’esperienza capace di trasformare la visione del proprio futuro.
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Galeata Forlì-Cesena, (informazione.news - comunicati stampa - economia)

C’è un’Italia che non si ferma nelle città. Un’Italia che cresce in silenzio, tra rovine romane, comunità vive e giovani che scelgono di restare. È l’Italia dei borghi. È quella che abbiamo vissuto a Galeata, dove memoria e futuro si sono incontrati grazie al progetto “Giovanimpresa & Turismo Rurale nella Romagna Forlivese”.

Francesca Pondini, Sindaca di Galeata, introduce la giornata con una visione chiara:“Il futuro dei nostri borghi passa dalle nuove generazioni. Come amministrazione, crediamo fermamente nei giovani come risorsa strategica per rilanciare l’identità territoriale. Oggi abbiamo acceso una scintilla, ma serve continuità e collaborazione tra pubblico, scuola e mondo dell’impresa.”

Claudia Aloisi, docente del Liceo Classico G.B. Morgagni, sottolinea l’importanza di portare la scuola fuori dalle aule: “I nostri ragazzi hanno bisogno di contatto con la realtà. Questo progetto ha dato loro l’occasione di toccare con mano un’alternativa concreta: quella di fare impresa nei luoghi che si amano, senza dover per forza andare altrove.”

Claudio Benedetti, docente del Liceo Classico G.B. Morgagni, aggiunge: “Le domande dei ragazzi oggi erano piene di curiosità vera. Volevano capire come funziona un’impresa nel borgo, come nasce, come si tiene viva. È lì che avviene il vero apprendimento: quando la cultura incontra la vita.”

Fausto Faggioli, territorial marketing manager e promotore del progetto: “Quando un territorio riesce a diventare contenuto e non solo contenitore, allora nasce un’esperienza che lascia il segno. Oggi non abbiamo solo parlato di impresa rurale: l’abbiamo vissuta, insieme a studenti, docenti, amministratori, imprenditori e cittadini. Questa è la forza dei progetti nati dal territorio, per il territorio, con una visione che unisce generazioni e visioni.”

Dobrinka Yordanova, rappresentante di Radinext, ha condiviso il valore delle reti internazionali: “Questo progetto mostra che l’innovazione può nascere anche nei luoghi più piccoli, quando si mettono insieme competenze, passione e visione. I giovani hanno bisogno di vedere esempi concreti e storie che li ispirino. Qui a Galeata, li hanno trovati.”

E proprio una storia concreta ha emozionato tutti: quella di “La Medina Blu”, una giovane impresa nata grazie a questo stesso progetto, con il supporto di Projenia SCS. Una testimonianza viva di come i borghi possano non solo raccontare la storia, ma anche generare futuro. Le parole delle due giovani sorelle imprenditrici Chaima e Sana Rida :“Abbiamo creduto nel nostro sogno e il territorio ha risposto. Non è facile, ma è possibile. Qui, abbiamo trovato una rete che ha trasformato la nostra’idea in realtà.”

L’incontro di Galeata ha mostrato che le aree interne non sono zone marginali, ma catalizzatori di nuove economie, capaci di attrarre, formare, generare impatto. E l’hanno detto chiaro proprio i ragazzi, con le loro parole semplici ma potenti:

“Non immaginavamo che in un piccolo borgo potesse esserci così tanta energia.”
“Oggi ci siamo sentiti parte di qualcosa di vero.”
“Ci avete fatto vedere che restare può essere una scelta vincente.”

Quella vissuta a Galeata è stata una giornata di contaminazione positiva, dove istituzioni, scuola e impresa hanno parlato la stessa lingua. Una lingua fatta di ascolto, comunità, fiducia nei giovani e nella capacità dei territori di reinventarsi. E se oggi un ragazzo o una ragazza, uscendo da questo borgo, avrà pensato: “Io, qui, potrei farcela”, allora avremo già piantato il seme giusto.

 

Ufficio Stampa

Fausto Faggioli
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