Credito alle PMI, CNE: "Serve un Patto nazionale per rilanciare le imprese. Senza accesso al credito non c'è crescita."
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La Confederazione Nazionale Esercenti (CNE) esprime forte preoccupazione per il progressivo calo del credito destinato alle micro e piccole imprese, emerso dai dati presentati da Unioncamere nel corso della presentazione del Libro Bianco sul credito. Un fenomeno che, secondo la Confederazione, rischia di compromettere la capacità di investimento, innovazione e crescita di migliaia di attività del commercio, dell'artigianato, del turismo e dei servizi, che rappresentano la spina dorsale del sistema economico italiano.
Le micro e piccole imprese non sono soltanto il motore dell'economia nazionale, ma costituiscono un presidio fondamentale per la vitalità dei centri urbani, l'occupazione e la coesione sociale. Tuttavia, proprio queste realtà incontrano crescenti difficoltà nell'accesso al credito, elemento indispensabile per affrontare le sfide del mercato e sostenere nuovi investimenti.
«La contrazione del credito alle PMI è una questione che riguarda l'intero Paese», afferma la Presidente Nazionale della Confederazione Nazionale Esercenti, Maria Modaffari. «Quando una piccola impresa non riesce ad accedere a un finanziamento, non rinuncia soltanto a un investimento, ma spesso è costretta a rinviare nuove assunzioni, rallentare l'innovazione e, nei casi più complessi, mettere a rischio la continuità della propria attività. È un danno che si riflette sull'intero tessuto economico e sociale.»
Per questo la CNE propone l'avvio di un Patto nazionale per il credito di prossimità, coinvolgendo Governo, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Ministero dell'Economia e delle Finanze, sistema bancario, Cassa Depositi e Prestiti, Confidi, Unioncamere e rappresentanze delle imprese, con l'obiettivo di costruire un sistema di accesso al credito più efficiente e vicino alle esigenze delle aziende.
«Non chiediamo assistenzialismo», prosegue Modaffari. «Chiediamo strumenti moderni, procedure più snelle e criteri di valutazione capaci di riconoscere il valore reale delle imprese sane. Il merito creditizio deve tenere conto non solo dei bilanci, ma anche della regolarità fiscale, della puntualità nei pagamenti, dei flussi degli incassi digitali e della capacità dell'impresa di generare valore sul territorio.»
La Confederazione ritiene prioritario semplificare l'accesso al Fondo Centrale di Garanzia, rafforzare il ruolo dei Confidi, prevedere linee di credito dedicate ai comparti del commercio, del turismo e dei servizi e sostenere gli investimenti in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità attraverso strumenti finanziari più accessibili.
«La politica, il sistema bancario e tutte le istituzioni economiche sono chiamati ad aprire un confronto serio e costruttivo», conclude la Presidente della CNE. «Le nostre imprese hanno dimostrato in questi anni una straordinaria capacità di resistere alle crisi, ma oggi la resilienza non basta più. Servono fiducia, risposte rapide e strumenti adeguati. Sostenere il credito significa sostenere il lavoro, mantenere vivi i centri cittadini e rafforzare la competitività del sistema economico nazionale. Investire nelle piccole imprese significa investire nel futuro dell'Italia.»
Ufficio Stampa
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