A Cura della Giornalista Valentina Busiello. L'Associazione “Non è mai troppo tardi" ed il Comitato per il NO. Un Voto per il No - ne hanno discusso professionisti del mondo giuridico in sinergia con gli studenti del mondo accademico.
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Ad aprire l'introduzione, il Professore Raimondo Pasquino, già Rettore dell’Università degli Studi di Salerno, vicepresidente dell’Associazione “Non è mai troppo tardi” e del Comitato per il NO; il Dottore Luigi Riello, già Procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli, Presidente dell’Associazione “Non è mai troppo tardi” e del Comitato per il NO; la Professoressa Clelia Iasevoli, Ordinaria di Diritto processuale penale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II; Carlo Longobardo, Ordinario di Diritto penale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II; Isaia Sales, Storico, già docente di Storia della criminalità organizzata presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, verso un interessante dibattito con i giornalisti ed un importante confronto con gli studenti.
Evocando i principi Costituzionali, l'indipendenza della Magistratura, i valori, l'autorevolezza, e il compito fondamentale del terzo potere dello Stato - il Potere Giudiziario esercitato dalla Magistratura. È indipendente dagli altri poteri, quali, (Legislativo ed Esecutivo), che ha il compito di applicare le leggi, risolvere le controversie civili e penali e sanzionare le violazioni.
Perché si vota per il "NO" .
Partiamo dalla Riforma della separazione delle carriere. Riprendendo la seduta dei lavori dell'Assemblea Costituente del 7 novembre del 1947, dove nella seduta si evoca la discussione generale dei seguenti titoli della parte seconda del progetto di Costituzione: Titolo IV «La Magistratura», Titolo VI «Garanzie costituzionali».
Se la norma dell'articolo 99, che stabilisce il principio della inamovibilità del giudice, costituisce una garanzia sufficiente della indipendenza, l'inamovibilità è, di fatti una garanzia soltanto per quei giudici che hanno raggiunto i supremi gradi della carriera o che sono al termine di essa, per modo che, nell'uno o nell'altro caso, non possono avere alcuna preoccupazione di avanzamento. Il giovane magistrato, invece, che ha il legittimo desiderio di farsi innanzi, e d'essere promosso ai gradi superiori, non è mai del tutto indipendente, perché, ove non sia gradito, egli avrà davvero la sua particolare inamovibilità, quella di restare sempre allo stesso posto, nello stesso grado.
Non si risolve, adunque, il problema della indipendenza o della competenza morale del giudice, quando si pretende di garantirla con la inamovibilità stabilita nell'articolo 99, che per altro, demanda al Consiglio Superiore della Magistratura il giudizio sulla dispensa o sulla sospensione dal servizio, sulle retrocessioni, sui trasferimenti o destinazioni ad altra sede o funzione, per modo che la garanzia dipenda dalla deliberazione del Consiglio Superiore, e su di essa può evidentemente influire il modo in cui è composto il Consiglio stesso.
Diciamo "NO" alla Riforma della separazione delle carriere, per prevenire e contrastare la politicizzazione nella Magistratura.
L' organismo politico che si inserisce all'interno di organismi contrapposti, dove un Regime Costituzionale della Magistratura è indipendente da ogni atto politico! Avendo uno schema rigido di separazione dei poteri a quella che è una casta chiusa. Dove nel mondo politico attuale, si cerca attraverso lo strumento della Riforma di portare ad una sorta di cambiamento della Magistratura.
Numerosi interventi da parte dei giovanissimi studenti della Università di Napoli Federico ll, hanno illustrato importanti e considerevoli temi, con domande rivolte di approfondimento verso i relatori. È stata una mattinata di dibattiti interessanti e di grande senso del dovere.




