Mauro Petrarca e “Dovunque vai con teco porti il cesso”: operazione riuscita o provocazione a vuoto?

Non ogni provocazione è uguale. Alcune aprono qualcosa, altre si esauriscono nel gesto.
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Il nuovo singolo di Mauro Petrarca, cantautore abruzzese di lunga militanza nella scena indipendente italiana, si pone esattamente su questa linea di confine. L’operazione ha una logica chiara: mettere in musica la quartina medievale di Rustico Filippi, poeta goliardico del Duecento, con un organico che mescola viola da gamba, strumenti antichi e lo sciacquone domestico campionato come percussione.

La formazione accademica di Petrarca (Conservatorio di Campobasso, laurea in Composizione) garantisce che la scelta timbrica non sia casuale. I piani sonori sono costruiti, non buttati insieme. Eppure qualcosa rimane in sospeso.

Il brano funziona meglio come concept che come esperienza d’ascolto autonoma: chi arriva senza conoscere il contesto letterario rischia di trovarsi davanti a un oggetto brillante ma un po’ freddo. La dimensione intellettuale prevale su quella emotiva, e non sempre in modo felice. È il rischio di certa musica d’autore italiana, da Gaber in poi: quando l’idea è più forte del suono, il brano regge solo finché regge l’idea.

Detto questo, la coerenza del percorso è innegabile. Petrarca ha attraversato X Factor, Sony-BMG, Canale 5, Radio 24 e i libri di poesia senza mai inseguire una formula. Questo singolo, girato e registrato interamente a Castel di Sangro con attori locali, è un ulteriore capitolo di un progetto artistico che non chiede consenso. Che piaccia o no, merita attenzione.

 Ascolta “Dovunque vai con teco porti il cesso” su YouTube

Ufficio Stampa

Cristiano Romanelli
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cris.autore@hotmail.it

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