"El Baile de San Vito", mostra di Celia La Calle, a cura della Fondazione Paolina Brugnatelli, Milano

Nel 1518 a Strasburgo, una donna di nome Frau Troffea, stanca di sopportare le costanti imposizioni del marito, decise che ogni volta che il marito l’avesse importunata, lei avrebbe iniziato a ballare, sostenendo di essere spinta da una forza soprannaturale. Ultimi giorni apertura, 27/28/29 gennaio 2025, dalle 16,00 alle 19,00
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El Baile de San Vito

mostra di

Celia La Calle

ultimi giorni apertura mostra
27/28/29 gennaio dalle 16,00 alle 19,00

Nel 1518 a Strasburgo, una donna di nome Frau Troffea, stanca di sopportare le costanti imposizioni del marito, decise che ogni volta che il marito l’avesse importunata, lei avrebbe iniziato a ballare, sostenendo di essere spinta da una forza soprannaturale. La danza si traduceva così in movimenti insoliti e incontrollati, accompagnati da salti, grida e contorsioni, che avrebbero spaventato il marito inducendolo a fermare ogni tipo di sopruso contro la donna. Questo stratagemma fu presto adottato da molte altre donne, anch’esse vittime dei comportamenti violenti del proprio marito, arrivando a scatenare una vera e propria epidemia di danza, che contagiava sempre più persone. A questo evento fu popolarmente attribuito il nome di Ballo di San Vito, uno dei molti focolai di questa epidemia che si diffondeva in gran parte dell'Europa centrale.

In questa storia emergono la malattia e la cura allo stesso tempo. Una reazione sociale che utilizza come mezzo di difesa la follia, la quale è persino più rifiutata della malattia stessa. Questa è imprevedibile e sfidante nei confronti del pubblico, che perde il proprio potere per mancanza di controllo sulla situazione. In questa storia popolare emergono l'umorismo e la risata, entrambi apparentemente governati dalla follia, che si rivelano elementi imprescindibili per affrontare l’oppressore.

Questa storia mi riporta inevitabilmente alla celebrazione del Carnevale. Sono giorni in cui si può fingere di essere qualcun altro, spogliandosi del proprio status e abbandonandosi all'umorismo. È un contesto in cui emergono le identità più nascoste e scompaiono le disuguaglianze sociali. Non è altro che uno spazio libero da qualsiasi imposizione. Ed è esattamente questa concezione che mi rimanda alla pittura, o meglio, alla tela bianca. Uno spazio da esplorare, dove accade ciò che si desidera e allo stesso tempo ciò che non ci si aspetta. Una dimensione sperimentale, in cui l'errore partecipa come un elemento in più nella costruzione pittorica.

Le feste di Carnevale, al pari della pittura, sono eventi in cui emergono idee avvolte in un velo di umorismo e di sarcasmo, e accostandole l’una all’altra non generano contraddizioni, ma creano una narrativa più ampia. Nel processo pittorico accade qualcosa di simile, si stabilisce un dialogo in cui ciò che è detto o fatto è il contributo di diverse idee e percezioni.

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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