Cucina di casa, passione e tempo libero: è il momento degli home restaurant

Chi ha una casa sufficientemente grande, un po’ di tempo libero e tanta passione per la cucina può ospitare gente a cena in cambio di un contributo economico. È questa la nuova frontiera della ristorazione che rivoluzionerà ben presto le nostre abitudini. Adesso la cucina di casa si fonde alla passione e al tempo libero. Benvenuti in un nuovo concetto di business. Quello degli home restaurant.
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Chi ha una casa sufficientemente grande, un po’ di tempo libero e tanta passione per la cucina può ospitare gente a cena in cambio di un contributo economico. È questa la nuova frontiera della ristorazione che rivoluzionerà ben presto le nostre abitudini. Sono gli home restaurant e, come spiegato nel libro Home restaurant e social eating. Guida all'attività di ristorazione in abitazione privata di Nicola Santangelo, permettono a chiunque di arrotondare il proprio bilancio familiare senza dover necessariamente sostenere grandi investimenti. Adesso la cucina di casa si fonde alla passione e al tempo libero. Benvenuti in un nuovo concetto di business. Quello degli home restaurant.

Da una parte gli chef/padroni di casa possono dimostrare il proprio talento ad un gruppo ristretto di persone offrendo loro menu di qualità e prodotti genuini; dall’altra gli ospiti non solo hanno l’opportunità di godere di una cucina caratteristica e legata alle antiche tradizioni ma hanno anche il vantaggio di conoscere nuove persone con passioni e interessi in comune.

L’abitazione privata, ovvero l’home restaurant, diventa un luogo di incontro per pranzi e cene esclusive, fuori dal contesto tradizionale. Il padrone di casa mette a disposizione la cucina della propria abitazione, crea un menu, stabilisce il numero delle portate, i vini e il numero delle persone che possono partecipare all’evento. Quindi definisce un prezzo e una modalità di pagamento. Per partecipare occorre prenotarsi ma sarà chi ha organizzato l’evento a scegliere i propri ospiti fra coloro che ne avranno fatta richiesta. La cena è servita dal padrone di casa che, rimossa la divisa da chef, sederà (insieme con i componenti dalla famiglia) al tavolo con i propri ospiti.

Un’attività ideale, quindi, per chi ha tempo libero e passione per la buona cucina, che offre, al contempo, un’opportunità di guadagno.

Il libro scritto da Nicola Santangelo dal titolo Home restaurant e social eating. Guida all'attività di ristorazione in abitazione privata, non soltanto spiega come sia possibile aprire un home restaurant e fare social eating nella cucina della propria abitazione privata ma affronta anche temi molti importanti quali, ad esempio, le previsioni di crescita del fenomeno a livello europeo e mondiale senza tralasciare gli aspetti legati al fisco, le norme e i regolamenti, l’amministrazione, la gestione dell’home restaurant e il marketing.

È opportuno precisare, come spiega chiaramente Nicola Santangelo nel suo libro, che ad oggi non esiste una legge italiana che regolamenti gli home restaurant. Al tema si è tentato di dare dignità normativa attraverso un disegno di legge immediatamente bocciato dall’Antitrust a causa dei forti limiti imposti. Non si tratta soltanto di cavilli burocratici, quelli stabiliti dal disegno di legge, ma di veri e propri limiti alla libertà d'impresa (principio, tra l'altro, riconosciuto dalla costituzione italiana): reddito massimo di 5.000 euro annui; limite di 500 coperti annui; divieto di esercizio dell'attività di home restaurant per le famiglie che gestiscono un bed and breakfast, obbligo di uso di piattaforme digitali con pagamento anticipato e tracciabile.

Questo perché il legislatore italiano vede negli home restaurant, in maniera un po' troppo impulsiva, un rischio di evasione fiscale e di concorrenza sleale nei confronti dei ristoranti tradizionali e, di conseguenza, ha tentato di imporre limiti eccessivamente restrittivi che, se fossero stati approvati, avrebbero scoraggiato anche il più temerario degli imprenditori. Gli home restaurant sono una reale opportunità di business. Ed è giusto che anche l’Italia, al pari degli altri Paesi europei, ne prenda atto.

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