Arte e Cultura
Dentro il silenzio: Rosanna Rizzo restituisce voce alle emozioni invisibili
“L’ombra ai miei piedi” racconta una trasformazione interiore senza mai alzare il tono, e proprio per questo riesce a essere incisivo. La scelta di raccontare in prima persona crea un’immediatezza emotiva forte. “Il corpo non dimentica, nemmeno quando la testa fa finta di sì” non è solo una frase d’apertura, ma una chiave di lettura dell’intero percorso di Ada. Il corpo diventa archivio, memoria, luogo di conflitto e di resistenza. L’Ombra, che accompagna la protagonista, è uno degli elementi più riusciti del libro. Non è mai eccessiva, non diventa mai simbolismo forzato.
Si muove tra le pagine con discrezione, ma con una presenza costante, fino a trasformarsi in una vera e propria voce interiore. Il racconto si costruisce per accumulo, attraverso piccoli episodi. Una battuta, una risata, uno sguardo. Il testo insiste su questo aspetto con grande coerenza, ricordando al lettore che il disagio raramente nasce da un singolo evento, ma da una somma di micro-fratture quotidiane. Interessante anche il rapporto tra parola scritta e parola detta. Nel capitolo del tema, quando l’Ombra “mangiava parole non dette, risate trattenute”, emerge con forza il ruolo del linguaggio come spazio di verità e allo stesso tempo di negazione.
Il libro riesce a parlare sia ai ragazzi sia agli adulti, senza cambiare registro. Questo è uno dei suoi punti di forza più evidenti. Non semplifica e non complica, resta in una zona intermedia che permette a diversi lettori di riconoscersi. Nel panorama attuale, dove spesso si tende a spettacolarizzare il disagio, questo progetto letterario sceglie una strada diversa. Più silenziosa, più aderente alla realtà. Una scelta che lo rende credibile. Si percepisce chiaramente l’esperienza dell’autrice nel mondo educativo, ma senza che questo diventi didascalico. Il messaggio arriva, ma non viene imposto.