Politica e Istituzioni
LAVORATORI CON MENO DIRITTI DEI PENSIONATI: UNA VERGOGNA CHE DURA DA ANNI. FederSicurezza e Vigilanza Conf- Selp per un intervento a tutela dei lavoratori . Presto una proposta di legge .
Perché ai pensionati è riconosciuto un minimo vitale e ai lavoratori no?
La disparità tra lavoratori e pensionati sul tema dei pignoramenti non è solo un’anomalia tecnica: è una ferita aperta nel sistema di tutele sociali italiano.
Oggi un pensionato ha giustamente un minimo impignorabile pari a circa 1.092 euro, considerato soglia di sopravvivenza.
Un lavoratore, invece, può essere pignorato anche se guadagna 800 euro al mese.
Non esiste alcuna soglia minima che garantisca la dignità della vita.
È un paradosso giuridico e sociale che non può più essere tollerato.
La legge stabilisce che:
- fino a 1.092 euro la pensione è impignorabile;
- il pignoramento può avvenire solo sulla parte eccedente.
Esempio reale:
- Pensione: 1.800 euro
- Quota impignorabile: 1.092 euro
- Parte pignorabile: 708 euro
- Pignoramento di un quinto: si calcola solo su 708 euro, non sull’intera pensione.
È una tutela logica, umana, costituzionalmente coerente.
Per i lavoratori dipendenti, invece:
- non esiste alcun minimo vitale impignorabile;
- il pignoramento del quinto si calcola sull’intero stipendio, anche se è bassissimo.
Esempio:
- Stipendio: 1.800 euro
- Pignoramento: 1/5 di 1.800 euro, senza alcuna soglia minima.
Risultato:
Un lavoratore può ritrovarsi con una trattenuta di 360 euro, mentre un pensionato nella stessa situazione con una di 141,06 euro
È una distorsione che colpisce proprio chi produce in questo momento reddito, paga contributi, sostiene famiglie, affronta spese di trasporto, figli, mutui, affitti, carburante, inflazione.
Una disparità che offende la logica e la dignità
In un Paese dove:
- il costo della vita aumenta,
- gli stipendi restano fermi,
- le tasse crescono,
- molte famiglie sono allo stremo,
è inaccettabile che i lavoratori non abbiano la stessa tutela minima riconosciuta ai pensionati.
Questa ingiustizia dura da anni, mentre politica e sindacati maggioritari hanno scelto di non intervenire.
La richiesta: introdurre SUBITO un minimo impignorabile anche per i lavoratori
Come FederSicurezza e Vigilanza Conf- Selp e A.I.A.C.E., chiediamo un intervento immediato e trasversale di tutta la classe politica e sindacale.
In particolare, rivolgiamo un appello diretto alle tre confederazioni CGIL, CISL e UIL:
È tempo di pretendere un minimo impignorabile per i lavoratori, identico a quello dei pensionati.
Non si tratta di un privilegio, ma di una tutela di civiltà. Un lavoratore non può essere lasciato senza mezzi di sussistenza. Un lavoratore non può essere trattato peggio di un pensionato. Un lavoratore non può non avere un minimo impignorabile che gli permette da sopravvivere.
I lavoratori spesso hanno più spese dei pensionati:
- costi di trasporto per raggiungere i posti di lavoro,
- figli da mantenere,
- affitti e mutui,
- carburante,
- spese scolastiche,
- costi sanitari non coperti.
Senza un minimo vitale garantito, il pignoramento diventa una condanna alla povertà.
Il minimo impignorabile per i lavoratori è una riforma semplice, logica, costituzionale e necessaria.
Non servono tavoli infiniti, non servono studi, non servono rinvii.
Serve volontà politica.
Serve coraggio sindacale.
Serve giustizia sociale.
Si intervenga con urgenza in merito a tutela di migliaia di lavoratori e famiglie
Segretario Generale Federsicurezza e vIgilanza Conf - Selp
Dott. Niccolò Francesconi
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