"Misurare il salto delle rane" di Carrozzeria Orfeo, spettacolo firmato da Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti, apre COLPI DI SCENA a Forlì
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"Misurare il salto delle rane" di Carrozzeria Orfeo, drammaturgia di Gabriele Di Luca che cura anche la regia con
Massimiliano Setti, per l'apertura di COLPI DI SCENA, Sguardo sul Contemporaneo, la rassegna promossa da Accademia Perduta/Romagna Teatri e ATER Produzioni, a Forlì dal 22 al 25 Settembre 2025.
Presentata come una dark comedy con dialoghi e movimenti che richiamano spesso l'immagine cinematografica, ambientata in un periodo non ben definito se non dalle canzoni trasmesse dalla radio, da "Little Girl Blue" di Janis Joplin a "Back for Good" dei Take That, "Misurare il salto delle rane" si svolge in un vecchio casolare di un piccolo paese di pescatori sospeso tra arcaismo e quotidianità, circondato da un vasto lago e da una palude minacciosa.
Protagoniste tre donne, Lori, Betti e Iris (in scena Elsa Bossi, Chiara Stoppa e Marina Occhionero), di età diversa, in un passato unite da un tragico lutto, ancora avvolto dal mistero e avvenuto anni prima.
L' anziana Lori apre con "cerco la pace", segnata evidentemente da un dolore lontano e irrisoltoo, mentre Betti, ragazza rascibile, e ribelle, si diletta ad allenare rane per la gara di salto, a prendere a botte i maschi e a commettere furtarelli.
Betti chiama Lori zia, ma in veritò non è la sua vera nipote: la figlia di Lori, scomparsa vent’anni prima, era considrata da Betti una sorella.
Su questa presenza/assenza femminile fa perno l’intera storia. con la comparsa una giovane donna, Iris che ha un registratore analogico al quale confessa le proprie sensazioni.
Il dolore sulla scena (e nel cuore), ripreso quasi fotograficamente da un ramo di un albero spoglio, ultima essenza del del dolore e della vita, che si materierà nel dipanarsi della vicenda.
La drammaturgia costruita con cura da Gabriele Di Luca – che ne firma anche la regia con Massimiliano Setti – ci offre in visione la sottile introspezione di tre vite al femminile, ciascuna velata da una propria zona d’ombra e, sebbene il plot della vicenda ruoti attorno a un mistero che in modi diversi tocca ciascuna delle tre protagoniste, nel progressivo chiarificarsi della storia ci rendiamo conto che ciò che più conta non sia tanto il disvelamento di quanto la suspense ci aveva tenuto in serbo come in un vero e proprio giallo, quanto la meticolosa calibrazione dei personaggi e della loro indole, il messaggio intrinseco – intimo e privato – di cui queste tre donne si fanno portatrici. La loro bravura consiste nel farcele percepire non come tre attrici che si stiano facendo interpreti e vettori di una storia, ma come tre anime incarnate, ciascuna con le proprie criticità, spigolosità, incrinature profonde, insicurezze (mal)celate. In comune, il desiderio, palese o recondito, di essere accolte e ascoltate, in un caliginoso paesaggio che sembra calato nelle brume dell’incomunicabilità (basti pensare che, per interagire tra loro, adoperano dei walkie-talkie, e lo faranno anche quando si troveranno tutte e tre compresenti).

Così, in un’azione scenica dal ritmo serrato ma non convulso, “Misurare il salto delle rane” si sviluppa come un viaggio interiore – giocato in punta di paradosso ma al contempo venato di un amaro lirismo – teso a raggiungere l’essenza minimale racchiusa in vite che possono essere emblematiche, portatrici di un che d’universale pur nella loro spiccata dimensione particolare. Le accomuna la necessità di trovare una pacificazione con il passato, di guardare dentro le ferite che questo passato ha lasciato, di poggiare uno sguardo che sia in grado di cicatrizzare e sublimare il dolore. Un dolore latente, che fatica ad essere espettorato, desiderando forse una via traversa e illusoria per trovare ascolto e accettazione.
Saltare come rane, misurare il senso della vita: come tentare di passare da una dimensione passiva al suo superamento , appare per queste tre donne come uno dei modi possibili (forse il solo) di superare lo stallo che le chiude in una dimensione sospesa. Maneggiando questo materiale con cura, consegnandolo alle assi del palcoscenico, Carrozzeria Orfeo realizza un lavoro capace di contemperare spessore e delicatezza, ironia e profondità.
Un’ode alla complessità dell’essere umano, con la sua infinita capacità di perdersi e ritrovarsi, un invito a confrontarsi con i propri limiti e a cercare la bellezza in piccoli atti di trasformazione.
MISURARE IL SALTO DELLE RANE
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti.
Con Elsa Bossi, Marina Occhionero, Chiara Stoppa
assistente alla regia Matteo Berardinelli
musiche originali Massimiliano Setti
scene Enzo Mologni
costumi Elisabetta Zinelli
direzione tecnica e luci Silvia Laureti
macchinista Cecilia Sacchi
realizzazione scene Atelier Scenografia Fondazione Teatro Due
realizzazione costumi Atelier Sartoria Fondazione Teatro Due
illustrazione locandina Federico Bassi e Giacomo Trivellini
foto di scena Simone Infantino
organizzazione Luisa Supino e Francesco Pietrella
ufficio stampa Raffaella Ilari
Una produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival
in collaborazione con Asti Teatro 47
Prima Nazionale nell’ambito del Campania Teatro Festival
Ufficio Stampa
Giancarlo Garoia
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