Arte e Cultura
Emilia Testa e la potenza narrativa di “Stavamo solo imparando la vita” | INTERVISTA
Ciao, Emilia. “Stavamo solo imparando la vita” è un titolo evocativo e malinconico. Cosa stavano davvero imparando i tuoi personaggi? E tu, mentre scrivevi?
Buongiorno a te, grazie per questa domanda. Sì, il titolo è evocativo, perché mentre cresci devi imparare a concentrarti su di te e sul tuo futuro, mentre saltelli sui tuoi sogni e i tuoi ideali. Ma spesso i sogni cozzano contro i limiti della società, contro le sue imposizioni, e tante volte divieni preda del male di vivere, del non senso di tutto ciò che hai fatto fino a quel momento. Ma è anche un titolo che insegna a perdonarci, a guardare a ciò che siamo stati con clemenza, senza mai dimenticare che il rammarico per tutto ciò che potevamo fare, ma non abbiamo fatto, è spesso solo uno stato mentale.
Hai detto che il romanzo nasce in un periodo di cambiamenti personali. In che modo la scrittura ti ha accompagnata in quel passaggio?
Ha aiutato anche me a superare momenti di stress e di ansia, di sicuro. Mentre ultimavo il libro ho avuto una serie di problemi non belli, che si sovrapponevano gli uni agli altri, senza un attimo di tregua. La scrittura ha acceso riflettori su quello che sempre c’è di bello nella vita, sulla sua sacralità, e così mi raggomitolavo sul divano e scrivevo, e decidevo vite e destini, e un po’ mi preoccupava e un po’ mi divertiva, ma era quello che mi serviva, in quelle serate. Una tisana calda, un plaid e il computer.
Nel tuo percorso ci sono poesia, racconto, teatro e narrativa. Come cambia il tuo approccio creativo a seconda del genere?
Io credo che ogni codice narrante, per quanto diverso, abbia lo scopo di arrivare agli altri, per fare in modo che la gente si riconosca, che arrivi a fondersi coi personaggi. Certo la poesia è più ermetica, agisce per metafore, e in pochi versi devi evocare immagini e sensazioni. Il racconto invece ti da modo di elaborare storie e concentrarle, insegna la sintetica elaborazione di un’idea. Paragonandola all’amore potrei dire che è simile a un rapido innamoramento, dove in poco tempo concentri sogni ed emozioni, e già sai dentro di te che durerà poco, ma ti eviterà i tempi sospesi e i dubbi e le imperfezioni di ogni storia. Un racconto è la sintesi elegante di ogni scrittura, e chi legge sa che in poche pagine avverrà tutto.
Diversa la narrativa, li devi avere pazienza, come in quelle storie d’amore travagliate, ma in cui investi, e nell’alternarsi di gioie e dolori riesci ad accettare anche i tempi morti dell’amore, perché attraverso quelli arrivi a momenti di pura gioia, ma anche di ansia, mentre implori risposte, anche discutibili, ma sei felice di andare avanti, un po’ stordito, incredulo, leggero. Ecco, scrivere un libro è tutto questo, un concentrato alternato di energia.
Cosa ti spinge, oggi, a raccontare storie? Cosa cerchi nella scrittura e cosa vorresti offrire al lettore?
Un’amicizia reciproca con i miei personaggi. Immagino chi legge con una tazza di tè in mano, mentre gira le pagine del libro, e un po’ sorride, e un po’ riflette.
https://www.amazon.it/Stavamo-solo-imparando-Emilia-Testa/dp/B0F5YY1WQ8
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