Hays Italia | Trasparenza salariale: gli effetti concreti non sono percepiti per l'83% dei lavoratori
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A pochi mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme sulla trasparenza salariale, il cambiamento fatica ancora a essere percepito nella quotidianità aziendale: l’83%[1] dei professionisti dichiara di non aver notato alcun cambiamento nella propria azienda. Solo l’11% segnala alcune novità e appena il 2% parla di cambiamenti significativi, mentre il 4% dichiara di non conoscere le nuove norme. Di fronte a questa situazione, e in occasione della Giornata Internazionale della Parità Retributiva (International Equal Pay Day), celebrata dalle Nazioni Unite ogni 18 settembre, Hays, leader globale nella selezione e nelle soluzioni per le risorse umane, sottolinea la trasparenza retributiva come un elemento fondamentale per promuovere una maggiore equità e fiducia nell’ambiente di lavoro.
Secondo Hays, questi dati descrivono una fase di transizione, in cui il passaggio dai principi normativi alla loro concreta applicazione è ancora in evoluzione. Affinché la trasparenza salariale sia realmente percepita dai professionisti, è necessario che i nuovi requisiti si traducano in criteri retributivi chiari, fasce salariali facilmente comprensibili e una comunicazione più aperta sui percorsi di crescita e sviluppo.
È inoltre naturale che gli effetti della normativa non siano ancora pienamente evidenti, considerata la sua recente introduzione. Molte aziende hanno avviato iniziative di adeguamento, hanno aumentato la trasparenza nei processi di selezione e, oggi, è normale vedere indicata la retribuzione o la fascia salariale negli annunci di lavoro.
“La trasparenza retributiva è un elemento sempre più importante nel rapporto tra aziende e professionisti. Rendere chiari i criteri con cui vengono definite le retribuzioni, gli aumenti e i percorsi di crescita permette ai professionisti di comprendere meglio il proprio posizionamento all’interno dell’organizzazione e contribuisce a rafforzare la fiducia. Per le aziende, significa costruire processi più strutturati, coerenti e comprensibili, capaci di trattenere i talenti nel tempo”, commenta Alessio Campi, People & Culture Director di Hays Italia.
Trasparenza salariale: una questione ancora aperta
La percezione di una retribuzione inadeguata influisce anche sulla scelta di cercare nuove opportunità professionali: per il 52%[2] dei professionisti, attivamente alla ricerca di un nuovo impiego, lo stipendio rappresenta infatti il secondo principale motivo che spinge a cambiare lavoro, subito dopo la mancanza di prospettive di crescita all’interno dell’azienda.
Anche il contesto normativo europeo sta accelerando la necessità di rivedere i modelli di gestione delle retribuzioni. La Direttiva Europea sulla Trasparenza Retributiva (UE 2023/970) introduce nuovi obblighi volti a rafforzare la trasparenza salariale e a facilitare l’individuazione e la correzione di eventuali disuguaglianze. Secondo Hays Italia, la vera sfida per le organizzazioni va oltre il semplice rispetto della normativa: la trasparenza richiede sistemi retributivi coerenti, criteri oggettivi e una comunicazione in grado di spiegare le decisioni salariali.

“Un aspetto centrale della Direttiva europea è il superamento di sistemi salariali fondati su prassi discrezionali o poco trasparenti, imponendo alle aziende di costruire politiche retributive basate su criteri oggettivi, verificabili e neutrali rispetto al genere. – commenta l’Avv. Antonella Lo Sinno, dello Studio Legale Daverio & Florio –. Il D. Lgs. 96/2026 che ha recepito in Italia la Direttiva ha attribuito ai sistemi di classificazione dei CCNL, ed ai relativi livelli retributivi, un ruolo centrale quale parametro di riferimento per la verifica della parità retributiva. Tale scelta valorizza, senz’altro, la tradizione italiana della contrattazione collettiva e delle relazioni sindacali: tuttavia, non bisogna dimenticare che spesso le differenze retributive in azienda si determinano attraverso premi, incentivi, percorsi di carriera che dovrebbero, altrettanto, essere governati da criteri oggettivi, verificabili e neutri rispetto al genere per realizzare appieno la parità retributiva e far sì che la trasparenza diventi davvero una leva di equità, oltre che di attrattività e retention, e non solo un obbligo da adempiere”.
Maggiore trasparenza per prendere decisioni migliori sui talenti
Una maggiore trasparenza retributiva può trasformare anche il rapporto tra aziende e professionisti. Per i candidati, disporre di maggiori informazioni fin dall’inizio permette di valutare meglio un’opportunità e affrontare la negoziazione con maggiore consapevolezza. Per le aziende, spiegare con chiarezza i propri criteri retributivi può contribuire a generare fiducia fin dal primo contatto e a rafforzare la propria proposta di valore come datore di lavoro.
Tuttavia, la retribuzione rappresenta solo una parte degli elementi che i professionisti valutano quando scelgono dove lavorare e decidono se rimanere all’interno di un’organizzazione. Al di là dello stipendio lordo, i fattori che i professionisti considerano più importanti in un’azienda sono un buon ambiente di lavoro (46%), la possibilità di lavorare da remoto (42%), un pacchetto di benefit competitivo (56%) e le opportunità di sviluppo professionale (28%), secondo la Salary Guide 2026 di Hays Italia.
[1] Indagine condotta tramite sondaggio online sulla pagina LinkedIn di Hays Italia su 503 rispondenti, chiamati a indicare se, dall’entrata in vigore delle nuove norme sulla trasparenza salariale, avessero percepito cambiamenti all’interno della propria azienda.
[2] Indagine “Salary Guide Italia” condotta con il metodo survey online sviluppato nel mese di novembre 2025, su un campione di circa 1.300 intervistati tra colletti bianchi (prevalentemente livello intermedio e management) e aziende.
Ufficio Stampa
