"Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni" la grande mostra internazionale, a cura di Marco Goldin, a Villa Manin, Passariano di Codroipo (Udine)

Realizzata in aree tematiche, dopo una sala introduttiva che le riassume, da Kiefer a Rothko, da Courbet a Monet a Cezanne. Di grande importanza e rilievo gli autoritratti, da Van Gogh a Munch a Gauguin e oltre. Dall’11 ottobre 2025 al 12 aprile 2026
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"Confini da Gauguin a Hopper. Canto con variazioni" la grande mostra internazionale che nasce da un progetto scientifico di Marco Goldin che l’ha poi curata, a Villa Manin, Passariano di Codroipo (Udine), dall’11 ottobre 2025 al 12 aprile 2026 

 Un’esposizione, voluta e promossa dalla Regione Friuli Venezia Giulia e ERPAC FVG, che l’ha organizzata assieme a Linea d’ombra, composta da 130 opere con oltre 40 musei prestatori sia dall’Europa sia dagli Stati Uniti.

 Dopo due anni e mezzo di preparazione, siamo finalmente arrivati al dunque. Infatti questa settimana arriveranno i primi quadri per essere disposti nelle sedici sale in cui si articola il percorso espositivo, al primo piano e al piano terra dell'Esedra. Da venerdì 26 settembre partiranno le dirette sui nostri canali social per farti entrare, giorno dopo giorno, nella bellezza incredibile di questa mostra. Ti ricorderemo per tempo gli appuntamenti in diretta, che poi comunque resteranno sulle nostre pagine Facebook, Instagram e TikTok. Pensata come elemento cardine del programma culturale della Regione Friuli Venezia Giulia per “Nova Gorica / Gorizia, capitale europea della cultura 2025”, la mostra parte dalla parola “confine” per assumere poi il significato plurale di “confini”. 

 I confini in pittura vengono in questa esposizione raccontati attraverso i due secoli - il XIX e il XX - che più di sempre ne hanno costituito l’espressione artistica, fin dal fondamentale tempo romantico di Caspar David Friedrich e William Turner, i due pilastri nella creazione in pittura di confini che fossero insieme dello spazio fisico e della mente.

 La mostra non è costruita come una semplice successione cronologica, da inizio Ottocento a fine Novecento, e invece si dipana attraverso varie aree tematiche, che seguono una sala introduttiva che, attraverso cinque quadri rappresentativi, tutte le riassume, da Kiefer a Rothko, da Courbet a Monet a Cezanne.I confini possono essere quelli, vastissimi e così articolati, della propria interiorità, per cui importanti saranno gli autoritratti, da Van Gogh a Munch a Gauguin e oltre.

Ma i confini sono anche quelli, diversi, di un volto che rappresenta l’istinto quotidiano delle brevi misure, e quindi i ritratti dipinti da Manet e Courbet, fino a Renoir e Degas, per giungere, attraverso la figura di Modigliani, alle bruciature novecentesche dei volti così moderni di Bacon e Giacometti.Sezione fondamentale della mostra è poi quella legata alle figure che si collocano nello spazio immenso della natura, esse stesse punto di confine tra i più affascinanti. Ruolo rilevante in quest’area lo riveste la pittura americana, sia dell’Ottocento sia del Novecento, dagli artisti della Hudson River School fino a Homer e poi Hopper, Diebenkorn e Wyeth. Ma anche in Europa si va da Böcklin fino a Matisse.

 Se si parla di confini dipinti si pensa certamente al senso del superamento di quelli tradizionali e quindi la ricerca di paradisi lontani. In questo senso la sala dedicata a Gauguin è perfettamente in linea con tale indicazione, con i suoi quadri sì realizzati in Martinica e a Tahiti ma anche in Bretagna, il suo luogo di elezione in Francia, lontano da Parigi. Seguendo questo stesso concetto, la mostra presenta anche altri capolavori di Van Gogh, Monet, Cezanne e Bonnard dipinti nel sud della Francia, in Provenza e lungo le coste del Mediterraneo.L’intero piano terra dell’Esedra di levante di Villa Manin raccoglie l’immensa sezione - una vera e propria mostra nella mostra con la sua sessantina di opere - dedicata ai confini naturali, con i temi della montagna, del mare e infine del cielo che tutto sembra contenere come in una cosmogonia. I confini svariano fino a cercare di comprendere tutto l’universo.

 Dalle montagne romantiche di Friedrich fino alla montagna sacra di Cezanne, la Sainte-Victoire, la più famosa di ogni tempo. E poi la dilatazione dei mari, da quelli romantici di Turner fino a quelli di Courbet a metà Ottocento per giungere a quelli di Monet in Normandia per poi entrare nel Novecento con Bonnard, Nolde e De Staël, nella sua quasi tentazione astratta.Il cielo dipinto chiude il percorso espositivo, ripartendo dalla poesia romantica di Turner e ovviamente di Constable sempre in Inghilterra. Ma poi ancora la Francia di nuovo con Courbet e una splendida serie di studi di cieli di Boudin, il maestro di Monet. Il quale, assieme a Pissarro e Sisley, dirà dei confini quotidiani dei cieli impressionisti, prima che, in modo forse inatteso, una sala mostri una serie di ninfee dipinte da Monet nel giardino di Giverny, con i cieli e le nuvole che si specchiano sullo stagno.

Per chiudere con le grandi evocazioni cosmiche della notte stellata di Munch, poi il Mondrian ancora figurativo sotto i cieli olandesi, i cieli di Nolde sul mare del Nord, quelli di De Staël sopra la Senna a Parigi e quelli di Hopper, lui sensibilissimo cantore dell’immensità del confine in America. Prima che un altro straordinario pittore americano, Mark Rothko, sigilli nelle sue grandi tele astratte lo sprofondamento della pittura entro i confini imprendibili dell’interiorità

Ufficio Stampa

Giancarlo Garoia
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