Chi controlla la memoria digitale? Un saggio esplora il potere dei dati, la sorveglianza e le sfide della cybersecurity.

La memoria del mondo e il Panopticon digitale”, di Claudio Pagano e Mario Guarini, con prefazione di Giulio Corrivetti, esplora le dinamiche della sorveglianza digitale, la geopolitica dell’informazione e la cybersecurity nel XXI secolo, offrendo una riflessione sul rapporto tra tecnologia, libertà individuale e sovranità democratica.
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La memoria del mondo e il Panopticon digitale: il nuovo saggio di Claudio Pagano e Mario Guarini sul potere dei dati e il futuro della libertà
Dalla sorveglianza digitale alla geopolitica dell'informazione, un'analisi del rapporto tra tecnologia, potere e diritti nell'era degli algoritmi.

In un mondo in cui ogni interazione digitale può lasciare una traccia, i dati sono diventati una delle risorse più strategiche del nostro tempo. Ma chi li raccoglie, chi li controlla e, soprattutto, chi decide come utilizzarli? È da queste domande che prende le mosse La memoria del mondo e il Panopticon digitale, il saggio monografico di Claudio Pagano e Mario Guarini, dedicato alle trasformazioni del potere nell'era dell'informazione.
Il volume affronta uno dei temi centrali del nostro presente: il rapporto tra innovazione tecnologica, sorveglianza, libertà individuale e sovranità digitale. Attraverso un percorso che intreccia filosofia dell'informazione, diritto digitale, geopolitica e cybersecurity, gli autori analizzano come la progressiva digitalizzazione della società stia modificando non soltanto le economie e le relazioni internazionali, ma anche le condizioni nelle quali si esercitano i diritti fondamentali.

Il riferimento al Panopticon, il modello architettonico concepito da Jeremy Bentham e successivamente ripreso da Michel Foucault come metafora dei meccanismi di controllo sociale, diventa la chiave interpretativa per comprendere le nuove forme di sorveglianza. Nell'ambiente digitale, infatti, il controllo non passa necessariamente attraverso un'autorità visibile: può agire attraverso la raccolta sistematica delle informazioni, la profilazione degli individui, gli algoritmi di raccomandazione e i sistemi automatizzati che orientano decisioni e comportamenti.
La memoria del mondo non è più soltanto una questione di conservazione della conoscenza, ma anche di potere su chi produce i dati, su chi può accedervi e su chi è in grado di interpretarli.
Il saggio amplia questa riflessione oltre la dimensione individuale, esaminando la competizione tra Stati e grandi attori tecnologici per il controllo delle infrastrutture digitali, delle informazioni e delle capacità di calcolo. Dalla guerra informatica alla protezione delle infrastrutture critiche, fino alle nuove sfide poste dalla computazione quantistica e dalla crittografia post-quantistica, la sicurezza digitale emerge come una componente essenziale della sovranità contemporanea.


Un'attenzione particolare è dedicata alle implicazioni giuridiche e democratiche di queste trasformazioni. La disponibilità di tecnologie sempre più potenti apre opportunità significative per la ricerca, i servizi e l'organizzazione sociale, ma solleva anche interrogativi sulla trasparenza degli algoritmi, sulla responsabilità delle piattaforme, sulla tutela della riservatezza e sulla capacità delle istituzioni di garantire un effettivo controllo democratico.
L'obiettivo non è contrapporre semplicisticamente tecnologia e libertà, né ricondurre ogni innovazione a una dinamica di sorveglianza. È piuttosto comprendere a quali condizioni il progresso tecnologico possa rimanere compatibile con i diritti della persona e con l'autonomia delle società democratiche.
In questa prospettiva, il volume propone una riflessione che supera i confini della specializzazione tecnica e si rivolge a un pubblico più ampio: studiosi, professionisti, decisori pubblici e lettori interessati a comprendere le trasformazioni che stanno ridefinendo il rapporto tra individuo, informazione e potere.
In un'epoca in cui la capacità di raccogliere e analizzare informazioni rappresenta un vantaggio economico, politico e strategico, interrogarsi sul destino della memoria digitale significa interrogarsi anche sul futuro della libertà.
La memoria del mondo e il Panopticon digitale invita il lettore a confrontarsi con una questione destinata a diventare sempre più urgente: come governare la potenza della tecnologia senza rinunciare ai principi che fondano una società libera?

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Mario Guarini
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