Quando la comunicazione diventa cura nel libro di Stefano Durante

C’è qualcosa di molto concreto e allo stesso tempo umano in “Medicina e (È) Comunicazione”, qualcosa che non cerca di stupire ma di restare.
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Stefano Durante costruisce un progetto letterario che sembra nascere direttamente dal lavoro quotidiano, senza filtri inutili. Il testo scorre con naturalezza, quasi come una conversazione continua, e porta dentro situazioni riconoscibili, reali, mai astratte. Il tema della comunicazione viene affrontato senza giri di parole, e questo rende il libro immediatamente chiaro anche nei suoi passaggi più delicati.

La parte dedicata alla comunicazione delle brutte notizie colpisce per la sua semplicità, che non è banalità ma scelta precisa. A un certo punto si avverte però un leggero senso di ripetizione in alcune dinamiche già espresse, come se alcune idee potessero essere sintetizzate con maggiore incisività, ma è una sensazione che non compromette la lettura e anzi rafforza l’intenzione dell’autore di ribadire concetti fondamentali.

Il riferimento alla figura dell’“artigiano della speranza” resta uno dei momenti più significativi, perché restituisce dignità a una professione spesso schiacciata da numeri e procedure. In alcuni tratti si percepisce un’eco lontana di Oliver Sacks, soprattutto nella capacità di guardare al paziente come persona e non come caso clinico. Il libro riesce a tenere insieme pratica e visione, senza mai perdere equilibrio. La lettura lascia una traccia silenziosa ma concreta, che si lega più alla sensazione di autenticità che a effetti costruiti.

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