Bevagna, tasse record e servizi fantasma: il paradosso dei rifiuti ingombranti che punisce chi vuole essere civile
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(Bevagna) Mentre i riflettori dei media si spengono sulle bellezze da cartolina del borgo, per i residenti e i commercianti di Bevagna la realtà quotidiana ha il sapore amaro dell'ingiustizia fiscale. Una domanda, tanto semplice quanto feroce, sta rimbalzando di bocca in bocca tra le vie della città: "Ma le tasse, esattamente, cosa le paghiamo a fare?".
Il malcontento strisciante legato alla gestione dei rifiuti e alla Tari è letteralmente esploso nelle ultime ore, dopo che la nostra redazione ha raccolto lo sfogo emblematico e dettagliato di un cittadino. Tra i tanti pervenuti, riportiamo un racconto che mette a nudo l'assurdo muro di gomma eretto da VUS (Valle Umbra Servizi), la partecipata che gestisce la nettezza urbana, nel silenzio assordante del Comune di Bevagna, incapace, o peggio, disinteressato , a tutelare i propri amministrati.
Primo punto: l'odissea burocratica, se hai la Partita IVA, il frigo te lo porti da solo
La vicenda, che ha dell'incredibile, inizia con un normale tentativo di civismo. Il cittadino in questione contatta il numero verde di VUS per programmare il ritiro di un frigorifero rotto, di proprietà della struttura per cui lavora. Una procedura standard, effettuata altre volte: bastava lasciare l'ingombrante fuori dal cancello. Stavolta, però, l'ingranaggio burocratico si è inceppato sul codice fiscale.
«Essendo un'attività commerciale – ci spiega il cittadino – il codice fiscale è puramente numerico. Al terminale l'operatrice ha visto la Partita IVA e ha sganciato la bomba: da circa un anno, per le attività non è più previsto il servizio di ritiro a domicilio. Dobbiamo caricare il frigorifero in macchina e portarlo noi direttamente all'isola ecologica». Una follia logistica ed economica per qualsiasi piccola impresa locale che si ritrova a dover noleggiare un mezzo o perdere ore di lavoro per fare il mestiere che spetterebbe a chi riscuote la tassa sui rifiuti.
Secondo punto: il grottesco al telefono "Se è da bar, si arrangi con i privati"
Ma il fondo del barile, in questa conversazione dai contorni kafkiani, doveva ancora essere toccato. L'operatrice del call center ha infatti incalzato l'utente con una precisazione che rasenta il ridicolo: «Mi ha chiesto: "Mi conferma che è un normale frigorifero domestico? Sa, se fosse professionale, di quelli da bar o ristorante, non potrebbe portarlo nemmeno all'isola ecologica. Dovrebbe chiamare e pagare una ditta esterna privata per lo smaltimento"».
Siamo al paradosso totale. Lo Stato e il Comune si riempiono la bocca con i concetti di transizione ecologica, educazione ambientale e rispetto del territorio, ma nei fatti ostacolano la raccolta differenziata con regole cervotiche e punitive. Se un piccolo bar di Bevagna sostituisce un elettrodomestico, per lo Stato diventa radioattivo: VUS non lo prende a casa, l'isola ecologica gli chiude i cancelli in faccia e il commerciante deve sborsare altri soldi a privati.
Il fulcro della polemica non è solo il disservizio, ma il costo dello stesso. Bevagna e il comprensorio della Valle Umbra scontano tariffe tra le più alte della regione. Un salasso continuo a fronte di tutele che evaporano anno dopo anno. «Pagiamo le tasse più alte dell'Umbria per NON avere il servizio – sbotta amaramente il cittadino –. Quando ho protestato, mi è stato risposto che anche in altre zone d'Italia funziona così. Certo, si prende sempre come fonte di ispirazione il peggio, mai il meglio. È una cosa indegna, indecente, vergognosa. Questi signori si fanno mai due domande, o si danno solo le risposte facendosi l'auto-applauso al grido di "siamo bravissimi"?».
Il Comune non pervenuto e il rischio (concreto) dell'inciviltà
Il pericolo sociale di questa deriva è sotto gli occhi di tutti, tranne che di chi siede a Palazzo Lepri. Certo, l'abbandono dei rifiuti nei boschi o nelle piazzole di sosta resta un atto criminale, esecrabile e mai giustificabile. Ma se la burocrazia statale fa di tutto per scoraggiare il cittadino onesto, l'effetto perverso è servito. Chi non ha la forza economica di pagare ditte private o la possibilità fisica di caricarsi un elettrodomestico in spalla, cosa farà?
Il Comune di Bevagna assiste immobile a questo progressivo smantellamento dei servizi minimi, limitandosi a fare da esattore per conto di VUS. È ora che l'amministrazione comunale batta i pugni sul tavolo della partecipata, esigendo il ripristino immediato dei ritiri ingombranti per le utenze non domestiche del territorio. Perché se i cittadini devono continuare a pagare tasse da record, hanno il sacrosanto diritto di ricevere servizi degni di un paese civile. Altrimenti, abbassate le tariffe.
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