Iniziativa Comune: "Il Primo maggio, la nuova legislatura e l'appello a Mattarella"

Parola a Rocco Tiso, portavoce di Iniziativa Comune.
Comunicato Precedente

next
Comunicato Successivo

next
Riceviamo e pubblichiamo l'analisi politica di Rocco Tiso, portavoce di “Iniziativa Comune”, neonato gruppo di Cooperazione e Proposte, composto da “Radici” (Raggruppamento corpi intermedi nessuno tocchi le radici), “Confeuro” (Confederazione degli agricoltori europei e del mondo) e “Soggetto giuridico” (Organismo di aggregazione intercategoriale e coinvolgimento dei cittadini) – che parla del momento politico-istituzionale del nostro Paese.

“Noi siamo quello che ricordiamo, il racconto è ricordo e ricordo è vivere - Vivere soltanto è semplicemente un modo come tanti per fare scorrere il tempo. Il tempo passa e cadenza ogni istante senza distinzione, in un infinitesimo nella sua gruna passa il mondo è con esso il bene, il male, il peggio, il meglio ma senza lasciare traccia". I giorni passano le ore volano gli incontri si susseguono, aperture, ipotesi, patti da scrivere, minacce, ritorsioni, vedremo, sentiremo, girotondi, convocazioni, messaggi, ambasciatori, riunioni tra i piani alti, nei sottoscala, i grandì si vedono, si chiamano, si spiano, si controllano, ma tutto questo baccano per fare cosa o fare come, quando è perché? Giù le maschere, signori marpioni, le gente è stufa, più di qualcuno è incavolato, qualcun'altro si è spazientato, altri come noi si sentono offesi, toccati, raggirati, accusati di credere in ciò che facciamo, tutti i giorni e sopratutto il "4 marzo 2018" quando vi abbiamo votati, non per sbaglio, ma con convenzione. Non siamo stinchi di santo, siamo peccatori, a molti manca i lavoro, ma tutti insieme ci siamo impegnati abbiamo creduto, nel cambiamento, nel rinnovamento, nel buon governo fatto di persone normali, corrette e coerenti, fedeli alla parola data, pronti a fare meglio a dare di più per l'Italia, e per il domani dei figli. Non spetta a voi alzare a voce e né tampoco fare proclami, invocando le urne, per creare l'alibi e giustificare l'insipienza e la povertà politica che avete dimostrato, dichiarato e nei fatti suggellato. Non ci resta che fare appello al Capo dello Stato affinché metta i partiti, movimenti e congreche, di fronte alle loro responsabilità, non tanto individuali ma “collettive", tutti i partiti. Video, recite Rai, proclami del vincitore friulano, ormai sono solo espedienti per non affondare. Resta il fatto però che nemmeno lui ci sta indicando una via d’uscita concreta allo stallo, perché, come è di tutta evidenza, non basta dire “sono pronto” per far nascere un governo.Dopo repliche e replicanti viene fuori che XVIII legislatura non ha futuro. Naturalmente il megafono è in mano al presidente Mattarella che da uomo politico e magistrato, deve trovare la strada giusta e nei termini costituzionali, solo dopo che è sono state riscritte le nuove regole affinché ad urne chiuse il vincitore possa immediatamente fare il Governo ed attuare i programmi votati degli italiani.
Dai contendenti che hanno fatto Harakiri,il Paese si aspetta un passo  laterale come etica politica richiede. Votare subito, è solo follia, mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini, intanto fatevi da parte, tocca al Capo dello Stato, alzare la voce, come custode dei diritti costituzionali, proporre alternative e ricercare ogni opportunità ed tirare fuori dal "pantano" quel che resta dello Stivale. Nei partiti ormai volano gli stracci, ma le guerre intestine porteranno ancora una volta a dimissioni truccate, proclami bugiardi, mentre c'è da approvare la finanziaria, l'IVA aumenta e le tasse vanno pagate. Il 1° MAGGIO dovrebbe essere la festa dei lavorati, ma tutti sappiano che è la conseguenza di eventi sanguinosi accaduti negli USA dove si scontreranno poliziotti e lavoratori. Per noi vale il pensiero di San Francesco: Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa e il suo cuore è un artista che rispetta il prossimo. Diversamente tutto lentamente muore. La Democrazia partecipativa si può concretizzare: La prima cosa da fare è calendarizzare la partecipazione, con un forte senso di continuità temporale durante l’anno, non limitata a una singola occasione. La seconda è prevedere un gran numero di luoghi e livelli di partecipazione, dagli incontri decentrati nelle periferie alle convocazioni itineranti aperte al pubblico che in ordine alla legge di bilancio può presentare proposte e chiedere spiegazioni. La terza perché è un processo, non un momento, che contribuisce così alla formazione di un prezioso capitale per qualsiasi democrazia – gruppi crescenti di cittadini informati, attivi, con idee chiare su che cosa costituisce una cultura democratica. Solo declinando in più di un modo la democrazia partecipativa, per portare avanti una vera rivoluzione culturale fatta di trasparenza e responsabilità. L'Italia ha bisogno di tutti.

Ufficio Stampa

Marco Montini
Iniziativa Comune
roma Italia
[email protected]

Allegati
Slide ShowSlide Show
;