Spiritus Spiritus Trio, con Michel Godard (tubaserpentone), Tino Tracanna (sax) e Francesco D’Auria (percussioni) a Riccione Summer Jazz 2025

Un progetto di musica condivisa che è anche un progetto di società nuova
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Spiritus Spiritus Trio a Riccione, Piazzale Ceccarini, per Riccione Summer Jazz, la rassegna organizzata dal Comune di Riccione, in collaborazione con l'Associazione Gaspare Tirincanti ed ile patrocinio della Regione Emilia Romagna, Assessorato alla Cultura e del MIC.
Il trio formato da Michel Godard (tubaserpentone), Tino Tracanna (sax) e Francesco D’Auria (percussioni) porta in scena un grande progetto, quello di mostrarci quanto sia importante la musica per ascoltarci, per conoscerci

"Tra noi, introduce D'Auria , c'è pace e rispetto, come in una società perfetta".

 Un progetto di musica condivisa che è anche un progetto di società nuova, qui e oggi nei tempi bui delle guerre e dell'indifferenza:

 "Il Progetto che presentiamo parte dall’idea di raccontare la musica che amiamo condividere e imbastire una ragnatela su cui inserire temi e improvvisazioni coerenti alla nostra sensibilità. Il bisogno di raccontarsi attraverso una musica che non può essere etichettata in schemi predefiniti ci aiuta a percepire il linguaggio musicale come il veicolo di comunicazione a noi più consono. E’ un progetto il cui ambito musicale si muove nel grande alveo del jazz e dell'arte dell'improvvisazione, ma è complice delle grandi culture del mondo, con un occhio al futuro e alla ricerca di un'identità creativa fresca e vivace".

 Le tracce: di questo che è un percorso spirituale (Spiritus, Spiritus appunto) sono, in larga parte quelle dello loro album con lo stesso titolo, da "Monetina" con la quale inizia il concerto, a "Pow How", a "Meeting's Dance", "I sogni di Pietro" e "What Will We Do After Sunday"

Brani contenuti in «Spiritus Spiritus», il secondo album di Francesco D’Auria pubblicato da Caligola, a distanza di due anni da «Lunatics»

 Entriamo subito in una atmosfera "spirituale",  con Il batterista comasco a cui si aggiunge il collaudato duo che da tempo lo vede affiancato: il plurisassofonista Tino Tracanna (presente anche nel disco precedente), e Michel Godard, il massimo specialista europeo del basso tuba nel jazz, l’unico ad utilizzare il serpentone, il basso della famiglia dei cornetti, strumento ormai quasi dimenticato.

 Una scelta non casuale, visto che il celebre jazzista francese collabora frequentemente con D’Auria, cui lo unisce una spiccata propensione per la libertà e il dialogo, requisiti indispensabili per chi voglia raccontare una storia avvincente attraverso una ragnatela di temi ed improvvisazioni, mettendosi ogni volta in gioco, senza reti di protezione. L’obiettivo è quello di suonare la musica amata dai tre amici–musicisti senza creare conflitti, cercando di farla entrare in sintonia con le loro diverse sensibilità. Non c’è solo il jazz – inteso nel suo significato più ampio e completo, senza esclusione di generi – alla base della musica del trio, ma anche un assaggio di alcune musiche del mondo, con una predilezione forse per quelle del continente asiatico. Ce lo suggeriscono le percussioni di D’Auria, ma soprattutto il frequente utilizzo dell’hang, strumento idiofono in acciaio messo a punto appena un quarto di secolo fa in Svizzera. Gran partedei brani – che si susseguono con coerenza come parti di un’unica suite – sono del percussionista (riuscita in particolare la lunga introduzione a Monetina,  mentre Meeting’s Dance è stato composto insieme a Tracanna, che a sua volta offre al repertorio del trio Pow How, un suo suggestivo tema. 

A conferma di quanto sia importante l’apporto fornito da tutti e tre i musicisti c’è il lento ed ipnotico incedere del brano conclusivo, scritto e magnificamente interpretato da Michel Godard, What Will We Do After Sunday.

 Un racconto particolare merita i brani di Godard "A Trace of Grace" e "Light the Earth",("Illumina la Terra")  titolo anche del International Händel-Festival di Göttingen del  2024 al quale aveva partecipato, rivisitazione  da "La Resurrezione" e "Giulio Cesare" di G.F. Handel.

Con il suo Serpentone, curvo come un serpente, il tubo di legno che si snoda dal bocchino alla campana. Sebbene assomigli molto al rettile nella forma e nel nome, il suono del Serpentone non assomiglia a un sibilo velenoso. Piuttosto, sussurra piacevolmente nel registro grave, il suo suono fumoso accarezza le orecchie. Michel Godard è considerato l'illusionista del Serpentone. Fa gorgogliare e cantare lo strumento, fischiare e respirare. Insieme a un ensemble che si muove sia nel barocco che nel jazz, il musicista francese si dedica a una musica dal luccichio morbido e dorato.

"Illuminare la terra o riposare dolcemente?

"Light the Earth" sembra una citazione biblica dal racconto della creazione, in cui Dio illumina la terra. Ma le parole provengono in realtà dall'oratorio in lingua inglese di Händel "Hercules": "Riposo sereno, cara ombra genitrice / Che la luce della terra sia su di te!", recita "riposa dolcemente, caro padre defunto, che la terra ti sia lieve". Qualcosa di completamente diverso, eppure entrambi i significati coincidono.

 "Light the Earth" combina arie malinconiche di Georg Friedrich Händel e di altri compositori barocchi con opere di Godard, interpretate con fantasia dal trio.

 Replica finale con "Il Cielo", un sogno ed una direzione nel brano contenuto nell'Album.

 Spiritus, Spiritus

 Michel Godard … Tuba, Serpentone e Basso Elettrico

 Tino Tracanna… Sax Tenore e soprano

 Francesco D’Auria…Batteria, percussioni e Hang

 

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Giancarlo Garoia
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