Arte e Cultura
Napoli milionaria di Nino Rota, dall’omonima commedia di Eduardo De Filippo, chiude la Stagione d'Opera del Comunale Nouveau di Bologna nel nuovo allestimento con la regia di Marcelo Lombardero. Sul podio dell'Orchestra del Comunale il M.o James Feddeck
Naplo Milionaria, l'opera con la musica di Nino Rota, al Comunale Nouveau nel nuovo allestimento che segna il debutto in Italia del regista argentino Marcelo Lombardero, con il maestro James Feddeck sul podio dell'Orchestra e del coro del Comunale di Bologna.-
Napoli, in piena seconda guerra mondiale, con la popolazione allo stremo, alle prese con la lotta quotidiana per la sopravvivenza, con la quale fa i conti la famiglia immaginata da De Filippo. Una società in crisi che cerca di ricostruirsi come comunità: questo il riferimento storico, sociale e culturale di Napoli milionaria, al debutto nel 1977 al Festival dei Due Mondi di Spoleto, nata dalla collaborazione tra Eduardo De Filippo e Nino Rota, opera più cupa e amara sia della commedia originaria, sia della sua realizzazione cinematografica del 1950.
Le variazioni apportate nella drammaturgia dallo stesso Eduardo segnalano una disillusione dovuta al rendersi conto del degrado di valori in seguito alla guerra e allo scivolare verso il basso della dignità umana. La borsa nera di Napoli, le vicende amorose tra Maria Rosaria e Johnny, soldato americano, la vita di una povera famiglia oltre il limite della legalità, sono interpretati da Rota con un carattere che mantiene attenzione alla parola, senza per questo soverchiare il canto. Spartito vocalmente impegnativo, disegna personaggi a tutto tondo, giocando con vitali contaminazioni linguistiche italiane, napoletane, americane a rendere il caos e lo sbandamento della vita appena conclusa la guerra. Rota rende in musica l’affresco di una Napoli dall’umanità ferita e fragile, non solo materialmente povera, ma che comincia a portare i segni di un’inconsapevole rovina interiore. Rota e De Filippo dimostrano in quest’opera di teatro musicale un forte impegno civile, testimonianza del profondo e felice connubio di due grandi artisti del Novecento italiano.
L’opera si apre su un tema dai toni cupi e inquieti, affidato alle regioni più scure dell’orchestra, in cui i frequenti frammenti scalari discendenti dal forte sapore cromatico sembrano tracciare un sorta di parabola generale dell’opera e anticipare la discesa verso gli abissi di sofferenza del terzo atto.
Rota riesce a dare un tocco di colore alla umanità partenopea tramite brevi e rapidissime citazioni di melodie come "O sole mio".
Scene vivaci bruscamente interrotte dai primi segnali dell'imminente attacco aereo, annunciati da passaggi musicali concitati in cui si odono le voci fuori scena delle persone che si avviano a ripararsi nel rifugio antiaereo del quartiere.
Nel secondo atto, quando lo sbarco alleato è avvenuto, lo stile musicale cambia e ascoltiamo un "fortissimo" da Big Band americana.
Avvertiamo qui tutta la disperazione del presente drammatico ma pure la speranza in un futuro migliore, quando si sarebbero lasciati alle spalle quei giorni perchè, ‘ha da passà ‘a nuttata’ (fine del terzo atto).
La sirena dell'allarme, le luci che si accendono e spegono sulla platea : suggestioni continue che ci impegnano alla memoria.
Così come la musica di Villanova, intonata da Amalia, il segno essenziale della canzone napoletana che richiama quella utilizzata nella colonna sonora di Le Notti di Cabiria di Federico Fellini. Altri passaggi musicali da La Dolce Vita nelle scene di ballo e, poi, il frenetico Boogie-Woogie.
Grande creatività anche nel duetto bilingue tra Maria Rosaria e Johnny con lei che supera le barriere linguistiche (lui parla in inglese) e si esprime nello stile Blues (‘Sì’ se volevi un bacio) per tornare subito alla sua terra con le parole "Ma io te voglio bbene!".
Alla fine, il coro amplifica il lamento di Amalia, in un crescendo drammatico di grande impatto sonoro. Improvvisamente le grida di disperazione si arrestano e Gennaro ripete ‘la guerra non è finita, e non è finito niente’.
Con questo monito, che ci trasporta all'oggi termina l'opera, mentre coro e orchestra si aprono in un crescendo angoscioso.
In Napoli milionaria avvertiamo la profonda abilità di Rota nell’affidare alla musica significati e connotazioni che vanno al di là delle possibilità espressive della parola recitata .
Tramite l’utilizzo consapevole dei più disparati linguaggi musicali, la creazione di sofisticati temi musicali e l’uso sapiente dei colori orchestrali, Rota riesce a tratteggiare personaggi, ambienti e stati d’animo con efficace immediatezza espressiva, facendo parlare la sua musica con una profondità e una ricchezza di dettagli che vanno ben oltre le capacità comunicative della parola recitata. Prima ancora che i personaggi intonino le loro parole, prima ancora che lo svolgersi della vicenda ci riveli le passioni e i conflitti che portano avanti la storia, la musica di Rota ci dice tutto quello che c’è da sapere - e ce lo dice con una forza espressiva e una profondità tale che le parole, le azioni, i gesti sembrano emergere naturalmente dal continuo sonoro nel quale sono immersi. E’ proprio questa innata capacità espressiva una delle caratteristiche che maggiormente contribuiscono a fare di Rota uno degli operisti più raffinati e abili della tradizione italiana. In
Nicola Lombardero, il regista argentino al debutto a Bologna, ha raccolto questi elementi realizzando una operazione di grande presa drammatica.
"Sento il dovere - commenta Lombardero - di raccontare questa storia rispettando gli elementi concepiti dai suoi creatori e, allo stesso tempo, di utilizzare la forma scenica come uno strumento didattico capace di rivelarne il significato più profondo. Dal punto di vista stilistico, sia l’opera di Eduardo De Filippo sia la versione operistica di Nino Rota attingono direttamente al teatro popolare, collocandosi in un periodo storico concreto e vicino, e costituendo uno dei pilastri teatrali del neorealismo. Oggi, a più di ottant’anni da quegli avvenimenti e a quasi cinquant’anni dal debutto della versione musicale, questi materiali si caricano di nuovi significati: diventano tangibili, vicini, necessari".
Tra i protagonisti principali Gennaro Jovine, Amalia e Maria Rosaria, interpretati rispettivamente dal basso-baritono Paolo Bordogna e dai soprani Carmen Giannattasio e Mariam Battistelli in alternanza nelle recite del 13 e 16 giugno con Bruno Taddia e le giovani Laura Stella e Claudia Ceraulo. Accanto a loro Marco Miglietta e Raffaele Feo si scambiano nella parte di Amedeo, e Matteo Falcier e Kazuki Yoshida in quella di Errico “Settebellizze”.
Completano il cast – che vede la partecipazione di numerosi talenti formatisi alla Scuola dell’Opera del TCBO, parte del progetto Career development dell’Accademia del Teatro felsineo – Giulio Iermini (Peppe o’ Cricco), Michele Patti (Federico/Johnny, sergente americano), Luca Park (Riccardo Spasiano), Michele Gianquinto (O Miezo Prevete), Xin Zhang (Pascalino “o pittore”), Yuri Guerra (il brigadiere Ciappa), Benedetta Mazzetto (Adelaide Schiano) ed Eleonora Filipponi (Assunta). E ancora, Chiara Salentino e Lucia Michelazzo si scambiano nei panni di Donna Peppenella, Maria Adele Magnelli e Rosa Guarracino in quelli di Donna Vincenza, Vittoria Liguori e Agata Murgo – che fanno parte del Coro di Voci Bianche – si alternano nella parte di Rituccia l’ultima figlia di Gennaro, Fanny Eszter Fogel è Una donna del popolo / Una voce, Sandro Pucci e Gianluca Monti si alternano come Il maresciallo, Francesco Amodio e Davide Minoliti come Una guardia / Uno solo, Enrico Picinni Leopardi e Pasquale Conticelli come Il capo Palazzo / Una Voce. L’Orchestra e il Coro – preparato da Giovanni Farina – sono quelli della fondazione lirico-sinfonica felsinea.
James Feddeck
Direttore d’orchestra nordamericano, insignito nel 2013 dello Sir Georg Solti Conducting Award, Feddeck è nato a New York e si è affermato a livello internazionale collaborando con alcune delle principali compagini sinfoniche al mondo. Attualmente è Direttore Principale e Consulente Musicale della Cleveland Orchestra Youth Orchestra, mentre fino alla scorsa stagione è stato Direttore Principale de I Pomeriggi Musicali di Milano. Si è esibito ampiamente in Nord America, con compagini quali la Chicago Symphony, l’Orchestre symphonique de Montréal, la Seattle Symphony, la San Francisco Symphony e la Toronto Symphony. In Europa ha diretto, tra le tante, l’Orchestre national de France, la Radio Symphonie Orchester Wien e la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin.
Marcelo Lombardero
Direttore artistico della Compañía Nacional de Ópera del Messico e dell’Estudio Ópera de Bellas Artes, Lombardero ha firmato produzioni per i principali teatri d’opera europei e americani. È stato direttore artistico del Teatro Argentino de La Plata e del Teatro Colón di Buenos Aires, dove ha fondato e diretto l’Ópera de Cámara, portando in scena nuove produzioni di opere quali Il castello di Barbablù, La fanciulla del West, Dialogues des Carmélites e Wozzeck. Formatosi inizialmente come cantante, ha intrapreso una carriera internazionale come baritono prima di dedicarsi alla regia a partire dalla fine degli anni Novanta. Per la sua attività registica ha ricevuto numerosi riconoscimenti in Argentina, Polonia, Messico e Cile. Impegnato a Bologna anche nel disegno luci, lavorano con lui nel team creativo di Napoli milionaria Diego Siliano alle scene e Luciana Gutman ai costumi.
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