Spari nella notte a Torchiara (SA): ucciso un cane da guardia. «Ci avete strappato un pezzo della nostra famiglia»
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Una notte di paura e dolore a Torchiara, piccolo comune del Cilento, dove ignoti hanno sparato e ucciso un cane da guardia, un pastore maremmano che da anni proteggeva il gregge e la proprietà di una famiglia di allevatori. Un colpo solo, mirato al petto, ha messo fine alla vita dell’animale, simbolo di fedeltà e custode silenzioso delle campagne cilentane.
“Chi ha sparato ha deciso che la sua vita non valeva nulla. Ma ha tolto molto più di una vita: ha strappato un pezzo della nostra famiglia, della nostra storia, del nostro lavoro”, ha raccontato il proprietario, ancora sconvolto dall’accaduto.
L’episodio non è isolato. Negli ultimi mesi, nel territorio cilentano, si sono verificati diversi casi di violenze sugli animali: gatti colpiti da piombini, cani maltrattati o abbandonati lungo le strade di campagna. Un’escalation che preoccupa residenti e associazioni.
Sulla vicenda è intervenuto anche Valerio Arenare, Presidente dell’Associazione Verde & Azzurro, che ha commentato duramente l’accaduto:

“Quanto avvenuto a Torchiara è un atto di barbarie inaccettabile. Uccidere un animale indifeso significa colpire al cuore una comunità intera. Questi episodi si sommano a un numero sempre più alto di maltrattamenti, avvelenamenti e abbandoni che stanno insanguinando il Cilento. Non possiamo più restare in silenzio. Pretendiamo controlli, pene più severe e un’azione concreta da parte delle istituzioni”.
I cani da guardia, come il maremmano ucciso, non sono semplici animali da lavoro. Per molte famiglie rappresentano affetto, protezione e un legame profondo con la terra. La loro uccisione non è solo un crimine contro un animale, ma un colpo alla cultura rurale di un intero territorio.
Le associazioni animaliste chiedono indagini rapide per identificare i responsabili e giustizia per l’animale ucciso. Allo stesso tempo, invitano la popolazione a segnalare ogni sospetto episodio di maltrattamento o sparo nella zona.
“Serve una vera rete di tutela – ha aggiunto Arenare – con più controlli, campagne di sensibilizzazione e collaborazione tra cittadini, forze dell’ordine e associazioni. Solo così potremo fermare questa spirale di crudeltà che sta macchiando il nostro territorio”.
La morte di questo cane non deve diventare solo un’altra triste notizia di cronaca, ma un punto di svolta per dire basta alla violenza sugli animali.
Ufficio Stampa
Marco Bangalli
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