Arte e Cultura
“Pozzanghere”: il manifesto queer e sensibile di LeFragole
Nel concept album «LXI» ogni brano è un tassello narrativo. Come hai scelto di costruire la storia di Andrea e Nico?
La storia di Andrea e Nico nasce come un vero e proprio "romanzo musicale". Fin dall'inizio, l'idea era che la musica non fosse solo un accompagnamento, ma il motore della narrazione. Ho immaginato l'album come un percorso, diviso in capitoli emotivi, che segue le vite di questi personaggi e le loro intersezioni. Andrea inizia il suo viaggio con il peso della colpa, l'ansia e l'incompiutezza, mentre Nico si fa portavoce della cura e dell'ascolto. Ho scelto di costruire la storia in modo che ogni brano, ogni "tassello", aggiungesse un pezzo al puzzle, mostrando non solo i momenti di gioia e passione, ma anche i dubbi, le fragilità e le difficoltà che rendono l'amore così autentico e profondo.
Cosa ti ha spinto a raccontare l’amore in modo così diretto ma anche poetico?
Credo che l'amore, nella sua forma più vera, sia diretto che poetico. È diretto perché nasce da un bisogno primordiale di connessione, di non sentirsi soli. Ma è anche poetico perché è un'esperienza che ci trasforma, che ci fa vedere il mondo con occhi diversi, che ci fa trovare bellezza anche nelle pozzanghere. Sono stato spinto dal desiderio di superare i cliché romantici e di esplorare l'amore in tutte le sue sfumature: quello che ti tormenta, quello che ti salva, quello che ti fa sentire sbagliato e quello che ti accetta per come sei. Usare un linguaggio diretto mi aiuta a creare un legame onesto con chi ascolta, mentre la poetica serve a elevare queste esperienze, rendendole un patrimonio emotivo condivisibile.
Il brano ha un andamento ritmico deciso. Come sei arrivato a questo tipo di arrangiamento?
L'andamento ritmico di "Pozzanghere" è il ritmo di una rinascita, di un passo avanti. È come la sensazione che si prova quando, dopo un lungo periodo di incertezza, si prende una decisione importante e si sente il cuore che batte forte, pieno di un'energia nuova, un'urgenza positiva di vivere e di amare.
Ci sono altri artisti o esperienze che hanno influenzato la nascita di «Pozzanghere»?
"Pozzanghere" è profondamente influenzata dalla tradizione cantautorale italiana, da artisti che hanno saputo raccontare storie con un'intimità e una poeticità uniche. Le mie radici sono lì, nella capacità di usare le parole per dipingere immagini. Ma il brano è influenzato soprattutto dalla vita stessa, dalle conversazioni notturne, dai momenti di silenzio e dai passi percorsi sotto i portici di Bologna. Le esperienze che hanno plasmato questa canzone non sono solo musicali, ma umane. E l'idea di non "circumnavigare la sofferenza" è nata da un percorso personale e da un dialogo costante con me stesso.
Quanto è importante per te che l’ascoltatore si identifichi nei personaggi e nelle emozioni delle tue canzoni?
È la cosa più importante. Vorrei proprio creare un'arte che non lasci nessuno solo. Non mi interessa l'ascolto passivo, ma la condivisione emotiva. Se una persona si sente meno sola ascoltando Andrea lottare con i suoi demoni, o Nico trovare la forza nell'ascolto, ho raggiunto il mio obiettivo. LXI è un'esperienza pensata per chi si sente di "serie B", per chi ha dubbi, per chi pensa di non meritare l'amore. L'identificazione è la chiave per trasformare un album in una community, in un luogo dove le persone si riconoscono e si sostengono a vicenda.
Qual è il tuo sogno professionale legato al progetto LeFragole nei prossimi anni?
Il mio sogno è duplice. Da un lato, spero che LXI continui a trovare il suo pubblico e a diventare un sostegno per chi cerca una narrazione profonda nella musica pop. Dall'altro, il mio sogno più grande è far crescere la mia piccola label, "labarcavolante", e trasformarla in un faro per artisti che, come me, credono in un'arte non artefatta, non filtrata, ma autentica, che si concentra sul racconto e sull'emozione. Voglio che "labarcavolante" diventi una casa per chi ha storie vere da raccontare e un luogo sicuro per chi vuole ascoltarle.
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