TICAD-9: il Giappone stoppa il Polisario, ma l’Italia con il Piano Mattei dimentica Rabat
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La nona Conferenza internazionale di Tokyo sullo sviluppo dell’Africa (TICAD-9), in corso a Yokohama, si è aperta con un chiarimento che ha fatto rumore. Il Giappone ha ribadito che non riconosce il Fronte Polisario né la sedicente “Repubblica araba sahraoui democratica” (RASD).
Un messaggio diretto e inequivocabile, arrivato già all’avvio dei lavori preparatori. «La presenza di un’entità che il Giappone non riconosce come Stato non cambia nulla nella nostra posizione», ha dichiarato il capo della delegazione nipponica. Tokyo, ha sottolineato, invita solo Paesi con cui intrattiene relazioni diplomatiche. La presenza del Polisario è stata possibile solo grazie all’invito dell’Unione Africana, che convoca tutti i suoi membri, compresa la “RASD”.
Il ministro degli Esteri Takeshi Iwaya, aprendo la sessione ministeriale, ha rincarato la dose: «La presenza di entità non riconosciute non ha alcun effetto sulla posizione del Giappone». Già nei giorni precedenti aveva ricordato che Tokyo non riconosce la RASD e che la sua politica resta immutata.
La puntualizzazione giapponese arriva a un anno da un incidente diventato virale sui social: durante i preparativi della TICAD, un delegato del Polisario inserito nella delegazione algerina aveva piazzato un cartello con la dicitura “Repubblica sahraoui”. Un gesto che aveva scatenato la reazione marocchina e un acceso scontro fisico con i diplomatici algerini. Tokyo aveva allora chiarito che solo i Paesi membri dell’ONU avevano titolo a partecipare ufficialmente.
Con questa presa di posizione, il Giappone si schiera di fatto con la linea condivisa dalla maggioranza degli Stati membri delle Nazioni Unite, che non riconoscono il Polisario e vedono nell’iniziativa marocchina di autonomia del 2007 la base più realistica per una soluzione del conflitto.
Negli ultimi anni, la posizione di Rabat ha trovato sostegni sempre più solidi. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia hanno espresso appoggio alla sovranità del Marocco sul Sahara, mentre numerosi Paesi africani, arabi e caraibici hanno aperto consolati nelle città di Laayoune e Dakhla, rafforzando simbolicamente e politicamente la presenza marocchina nel territorio.
In questo contesto, la fermezza giapponese pesa: non solo ribadisce una linea di legalità internazionale, ma evita che la TICAD si trasformi in un terreno di battaglia politica, mantenendo il focus sulla cooperazione economica.
Nello stesso vertice, anche l’Italia ha avuto il suo spazio di rilievo. Roma è stata invitata a presentare il Piano Mattei per l’Africa, un’occasione importante perché la TICAD è tradizionalmente un foro riservato al dialogo tra Giappone e Paesi africani.
Il panel tematico, aperto dall’Ambasciatore d’Italia a Tokyo Gianluigi Benedetti, ha visto la partecipazione dell’inviato speciale per il Piano Mattei Massimo Riccardo, rappresentanti della Cassa Depositi e Prestiti e dell’UNDP. L’obiettivo era illustrare l’approccio italiano alla cooperazione con l’Africa e gli strumenti finanziari messi in campo.
Il messaggio di fondo è chiaro: l’Italia vuole diventare un attore di primo piano nel continente, con un modello “paritario” di collaborazione che punta a energia, infrastrutture, formazione e sviluppo sostenibile. Nel disegno del Piano Mattei, almeno nella versione presentata a Yokohama, il Marocco non compare in modo significativo.
Roma sembra privilegiare Algeria, Libia, Tunisia, Mozambico ed Egitto. Una scelta che rischia di apparire sbilanciata, soprattutto se si considera che Rabat è oggi un attore centrale in Africa del Nord e un hub strategico per energia, logistica e sicurezza.
Il Marocco è il primo investitore africano nell’Africa occidentale, ha costruito infrastrutture portuali e ferroviarie di livello mondiale (dal porto Tanger Med alla linea ad alta velocità Casablanca-Tangeri) ed è partner stabile di Stati Uniti, Unione Europea e Paesi del Golfo. Sul fronte energetico, guida progetti ambiziosi nelle rinnovabili e porta avanti con la Nigeria il maxi-gasdotto atlantico, destinato a ridisegnare le rotte energetiche africane ed europee.
Ignorare questo peso specifico nel quadro del Piano Mattei significa rinunciare a un interlocutore imprescindibile.
L’Italia, nel rafforzare i legami con l’Algeria – partner energetico fondamentale – sembra aver lasciato in secondo piano il rapporto con Rabat. Ma legare il Piano Mattei a un equilibrio delicato tra Algeri e Rabat rischia di indebolire la stessa credibilità dell’iniziativa.
Un piano che si propone di essere inclusivo e “paritario” non può escludere un Paese che rappresenta una delle colonne portanti dell’Africa moderna e un attore chiave nel Mediterraneo.
La TICAD-9 offre quindi una lezione doppia. Da un lato, il Giappone dimostra come sia possibile mantenere fermezza diplomatica senza sacrificare il dialogo con l’intera Africa. Dall’altro, l’Italia deve interrogarsi sulla coerenza del suo Piano: senza il Marocco, difficilmente potrà ambire a un ruolo centrale nel continente.
Il successo del Piano Mattei non dipenderà solo dalla quantità di fondi mobilitati, ma dalla capacità di costruire reti credibili, bilanciate e inclusive. E in questa rete, Rabat non può essere un nodo mancante.
Marco Baratto




