Parla Antonello De Pierro, Fellini, Mario Russo e la difesa della bellezza come diritto inalienabile
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Roma - A margine del vernissage dedicato a Fellini in via Margutta, in un’atmosfera densa di suggestioni felliniane e avvolti dalle opere di Mario Russo, abbiamo incontrato Antonello De Pierro. Il giornalista e presidente del movimento politico Italia dei Diritti - De Pierro, con la sua consueta verve intellettuale e la passione civile che lo contraddistingue, ci ha concesso una lunga riflessione sul significato profondo di questo evento, spaziando dal valore dell’arte alla difesa dei diritti culturali, senza tralasciare i risvolti umani del suo legame con i protagonisti della serata.
Presidente De Pierro, La ritroviamo qui nella storica Galleria Area Contesa ArteDesign, in una via Margutta che sembra tornata ai fasti della Dolce Vita. Cosa prova nel vedere questo tributo così sentito a Federico Fellini e Mario Russo?
"Provo un’emozione profonda, oserei dire viscerale. Essere qui stasera, in via Margutta, non è solo un atto di presenza mondana, ma un pellegrinaggio nel cuore pulsante della creatività italiana. Questo vicolo è intriso della memoria di Federico Fellini e Giulietta Masina; camminare su questi sampietrini significa calpestare la stessa terra che ha nutrito i sogni di uno dei più grandi geni del Novecento. Vedere le opere di Mario Russo esposte qui, grazie alla dedizione delle sorelle Zurlo e alla passione di mia sorella d’elezione Adriana Russo, è la chiusura di un cerchio perfetto. Mario Russo non era solo un pittore straordinario, era un uomo che sapeva catturare l'onirico e renderlo tangibile. La sua amicizia con Fellini non era un semplice sodalizio professionale, ma una sintonia di anime che oggi rivive in queste tele."
Lei è qui accompagnato da Rita Belpasso, figura chiave del Suo movimento per Guidonia Montecelio. Quanto è importante per l'Italia dei Diritti essere presente in contesti dove l'arte e la legalità si incontrano, vista anche la presenza del questore di Roma?
"La presenza del questore, il dottor Roberto Massucci, che ringrazio per la squisita sensibilità, dimostra che la cultura è un presidio di legalità. Con me c'è Rita Belpasso, che oltre a essere un'astrologa e pittrice di grande talento, è la nostra vice responsabile per Guidonia Montecelio dell'Italia dei Diritti-De Pierro. Il messaggio dell'Italia dei Diritti è chiaro: il diritto alla bellezza e alla cultura è fondamentale. Rita incarna perfettamente questa doppia anima: la competenza tecnica e la sensibilità artistica. Noi non facciamo politica nel senso stretto e burocratico del termine; noi promuoviamo l'identità italiana. Vedere Rita dialogare con gli altri artisti presenti conferma che il nostro movimento è un laboratorio di idee dove l'arte è il motore del cambiamento sociale."
Parliamo del Suo legame con Adriana Russo. La stampa ha spesso sottolineato la vostra profonda amicizia. Come descriverebbe il vostro rapporto in una serata così importante per lei?
"Adriana è una donna straordinaria, un'attrice di immenso talento ma, soprattutto, un'anima nobile. La nostra amicizia è antica, solida, fatta di stima reciproca e di battaglie condivise. Vederla stasera così emozionata, con quel foulard bordeaux e quel cappello coordinato che richiamano un’eleganza d’altri tempi, mi riempie di orgoglio. Lei porta sulle spalle un’eredità pesante e bellissima: quella di suo padre Mario. In ogni sua parola, in ogni gesto come madrina di questa ottava edizione delle Notti Felliniane, si avverte il desiderio di onorare non solo un genitore, ma un intero modo di intendere il cinema e l’arte. Siamo legati da un filo invisibile ma d'acciaio. Sostenere Adriana in questa mostra, che lei ha voluto con tanta forza per ricordare il legame tra suo padre e Fellini, per me non è un invito, è un dovere del cuore."

L'evento ha toccato corde emotive altissime, come la chiamata da Hollywood del Conte Federico Wardal. Qual è la Sua riflessione su questa memoria che scavalca l'oceano?
"È stato un momento di una potenza narrativa incredibile. Vedere il Conte Wardal commuoversi in videochiamata mentre scorrevano i fotogrammi di lui e Federico da giovani ci ha ricordato che il cinema è immortalità. Francesco Caruso Litrico ha avuto un'intuizione magistrale nel creare questo ponte con Hollywood. Fellini non appartiene solo a Roma o a Rimini, appartiene al mondo. Eppure, il fatto che Wardal abbia voluto salutare proprio questa galleria, proprio queste opere di Mario Russo, ci dice che il 'cuore' della memoria resta qui, in via Margutta. Anche il questore è rimasto rapito dalle spiegazioni del principe Alfio Borghese; questo dimostra che davanti alla bellezza rinasciamo tutti come spettatori incantati."
Lei ha avuto modo di salutare molti ospiti illustri stasera. Che aria si respira in questa collettiva?
"Si respira l'aria della rinascita. Vedere una parata di nomi così eterogenea, penso alla forza scenica di Francesca Stajano Briganti o alla raffinatezza di Eleonora Altamore, è la prova che l'arte è il collante della società. E poi c’è il tocco di colore di personaggi come Frank Amore o Massimo Bomba, che rendono Roma quella città magica che Fellini ha amato. Ho guardato con attenzione l’opera che ritrae Marina Ripa di Meana, amica storica di Mario Russo, accanto ad Andrea Ripa di Meana: è come se ogni quadro fosse un portale che ci riporta a una stagione irripetibile."
Presidente, concludiamo con una nota sul tema della mostra: "Circo: sogno, magia e nostalgia". In un mondo così pragmatico, abbiamo ancora bisogno dei pagliacci e delle ballerine di Fellini?
"Ne abbiamo più bisogno che mai. Il circo di Fellini non è divertimento vacuo; è la metafora della vita, con le sue cadute, le sue risate amare e la sua eterna nostalgia. Come ha ricordato Giuseppe Gambi cantando magistralmente 'Anema e Core', c'è un bisogno di sentimento puro. L'Italia dei Diritti si batte affinché non venga mai meno il diritto al sogno. Ringrazio le sorelle Zurlo per aver reso la Sala Modigliani e l’intera galleria un porto sicuro per questo sogno. Finché ci saranno artisti come Mario Russo, madrine come Adriana e persone che credono nel valore della memoria, Fellini non smetterà mai di dirci che 'nulla si sa, tutto si immagina'. E io, insieme a Rita Belpasso e a tutto il mio movimento, continuerò a immaginare un’Italia dove la cultura sia la prima voce del bilancio dello Stato."
Un'ultima battuta sulla degustazione dei prodotti della Tuscia che ha allietato la serata...
"Un tocco di eccellenza. L'azienda agricola 'Le 3 Montagne' di Luigi De Caprio ci ha ricordato che anche l'enogastronomia è arte, specialmente quando rispetta la terra con metodi biodinamici. È stato il perfetto corredo sensoriale a una serata che ha nutrito lo spirito e, infine, anche il palato. Un plauso a Fabio Maggiore che con i suoi scatti sta rendendo eterno ogni istante della serata. Dell'evento non dimenticherò mai quando sono rimasto per lungo tempo ad ammirare con Adriana una delle opere di suo padre: c'è un riflesso di luce, in quel dipinto, che mi ricorda la luce negli occhi di Fellini quando immaginava la sua Roma."
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