La violinista Anne-Sophie Mutter e la Royal Philharmonic Orchestra diretta da Vasily Petrenko a Ravenna Festival 2026
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Apertura di Ravenna Festival 2026, al Pala de Andrè, con Anne-Sophie Mutter, violinista fra le più celebri e ammirate del nostro tempo, che Herbert von Karajan volle al suo fianco nel 1976, con i Berliner Philharmoniker, quando aveva solo 13 anni.
Accompagnata dalla Royal Philharmonic Orchestra, che sotto la bacchetta del suo direttore musicale Vasily Petrenko torna dopo 15 anni, Anne-Sophie Mutter ha aperto la serata con il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61 di Ludwig van Beethoven, nel segno dei suoi 50 anni di carriera e del ritorno a Ravenna dopo tre anni: nel 2023 la violinista partecipò infatti alla maratona di solidarietà per l'alluvione in Romagna rinunciando al proprio cachet.
La violinista ha poi ricordato questo evento, come ha ricordato il violinista Giuseppe Piraccini, membro fondatore del rinomato Quartetto Piraccini-Stucki insieme alla moglie, la celebre violinista svizzera Aïda Stucki, che fu sua maestra di violino:" Dall'adolescenza ho visitato spesso Ravenna e Cesena con la mia amata insegnante Aida Stucki e suo marito Giuseppe Piraccini, originario di questa regione".
Nata in Germania, Anne-Sophie Mutter è stata protagonista di una carriera straordinaria, segnata da collaborazioni con i maggiori compositori contemporanei e da un costante impegno per i giovani talenti, culminato nella fondazione dei Mutter's Virtuosi e nel recente progetto discografico ASM Forte Forward.
La sua discografia, interamente incisa per Deutsche Grammophon, conta oltre settanta album e comprende un vasto repertorio dal barocco al romanticismo, dalla musica contemporanea alle colonne sonore. I riconoscimenti ottenuti sono straordinari: quattro Grammy Awards, il Praemium Imperiale (Giappone, 2019), il Polar Music Prize (Svezia, 2019) e l’Ernst von Siemens Music Prize (Germania, 2008) oltre a numerose onorificenze nazionali e dottorati honoris causa. Il suo impegno sociale si esprime attraverso la Fondazione Anne-Sophie Mutter, istituita nel 1997 per sostenere giovani talenti in tutto il mondo.

Al Pala de Andrè una esecuzione di rara intensità che segna il rapporto profondo e duraturo di Anne-Sophie Mutter con il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61 di Beethoven, già testimoniato da due incisioni per Deutsche Grammophon: la prima, pubblicata nel 1985, fu eseguita sotto la direzione di Karajan con i Berliner Philharmoniker quando l’interprete aveva solo sedici anni, segnando l’inizio di una lunga collaborazione artistica. Quasi due decenni dopo, nel 2002, la violinista è tornata sul brano registrandolo dal vivo con Kurt Masur e la New York Philharmonic. Composto in poche settimane nel 1806, il Concerto nacque su commissione del virtuoso Franz Clement, che lo eseguì in prima assoluta a Vienna con pochissime prove. Il lavoro fu accolto con freddezza dai contemporanei, ma fu rivalutato nel corso dell’Ottocento, divenendo una pietra di paragone per ogni violinista. La sua grandezza risiede nell’equilibrio perfetto tra solista e orchestra, all’interno di una scrittura orchestrale di ricchezza e complessità sinfonica inusitata per il genere.
Alla guida della Royal Philharmonic Orchestra tutta l'energia di Vasily Petrenko, che dirige dal 2021, oltre a guidare la European Union Youth Orchestra, dopo incarichi di primo piano a Liverpool e Oslo e collaborazioni con le maggiori orchestre internazionali.
La seconda parte della serata ha presentato la monumentale Quinta Sinfonia di Mahler, opera di svolta del compositore austriaco, una descrizione sofferta del dramma interiore dell’io e delle forze selvagge che lo attraversano.
Composta tra il 1901 e il 1902 ed eseguita per la prima volta a Colonia sotto la direzione dello stesso Mahler, la Quinta Sinfonia segna un punto di svolta nella sua produzione: per la prima volta il compositore rinuncia al canto e ad ogni riferimento extramusicale esplicito, affidando alla sola orchestra il compito di narrare un dramma interiore di straordinaria intensità. Il celeberrimo Adagietto per soli archi e arpa è diventato una delle pagine più famose di tutta la musica classica, reso immortale anche dalla sua apparizione nel film Morte a Venezia di Luchino Visconti.
Ufficio Stampa
Giancarlo Garoia
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