L’Internet of Things consente di ridurre di oltre il 50% la superficie bruciata negli incendi boschivi

1NCE evidenzia il ruolo di questa tecnologia nella rilevazione ultra-precoce degli incendi -da un minuto a un’ora dalla loro comparsa- grazie a telecamere e sensori che monitorano temperatura, umidità, acqua, suolo, aria e velocità del vento
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Milano, 30 luglio 2026. Nel corso del 2025, in Italia il fuoco ha devastato quasi 100.000 ettari (l’equivalente di un numero simile di campi da calcio) distribuiti in oltre 1.900 episodi di grave crisi, secondo il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (EFFIS). Si tratta di uno degli anni peggiori della serie storica per quanto riguarda la distruzione di boschi, macchia e aree naturali aperte.

Come se questo dato non fosse già sufficientemente allarmante, le fiamme hanno bruciato circa 4.000 ettari nei primi quattro mesi dell’anno in corso. E siamo solo all’inizio, considerando che l’85% degli incendi registrati lo scorso anno si è verificato in estate. È quanto indica 1NCE, azienda specializzata nell’Internet of Things e presente in oltre 170 Paesi, sulla base dei dati raccolti dal Dipartimento della Protezione Civile.

 

Come ridurre di oltre il 50% gli effetti del disastro

Di fronte a questo scenario, caratterizzato da una tendenza chiaramente negativa anno dopo anno, la tecnologia si presenta come uno degli strumenti più efficaci per affrontare situazioni così drammatiche. Più nello specifico, l’impiego di droni, il supporto dell’intelligenza artificiale e, soprattutto, grazie alla sua versatilità, le risorse offerte dall’Internet of Things rappresentano un aiuto fondamentale per il prezioso lavoro svolto sul campo dai vigili del fuoco forestali. Secondo diversi esperti consultati da 1NCE, l’Internet of Things consente infatti di ridurre di oltre il 50% la superficie bruciata negli incendi che si sviluppano in queste aree di vegetazione.

 

 

Telecamere e sensori nei punti più inaccessibili

Il grande contributo dell’IoT risiede nella sua straordinaria capacità di trasmettere informazioni in modo costante e in tempo reale, un elemento di valore inestimabile nella lotta contro le fiamme, sottolineano da 1NCE. Nella prima fase di un evento di tale gravità, questa tecnologia può infatti rivelarsi determinante per la rilevazione ultra-precoce del fuoco. In particolare, l’IoT può arrivare a registrare segnali anomali anche nei punti più inaccessibili tra un minuto e un’ora dalla comparsa dell’incendio.

 

Suolo, temperatura e umidità

Questo è possibile, innanzitutto, grazie all’installazione di sensori a livello del suolo, in grado di misurare in tempo reale la temperatura e l’umidità dell’ambiente e del terreno -un aspetto chiave secondo 1NCE- e di far scattare l’allarme nel caso in cui questi parametri cessino di essere costanti o subiscano variazioni improvvise. In questo senso, la secchezza dell’ambiente circostante e del suolo può rappresentare un importante indicatore di rischio.

A questi dispositivi si aggiungono telecamere tradizionali o a infrarossi connesse all’IoT, che trasmettono informazioni in modo continuo. La combinazione di sensori e telecamere costituisce uno strumento di efficacia comprovata nella prevenzione degli incendi, ricordano da 1NCE.

 

Acqua, aria e vento

Oltre al supporto che può offrire in termini di prevenzione e primi avvisi, l’Internet of Things risulta utile anche quando, purtroppo, l’incendio è già attivo. Può contribuire, ad esempio, al monitoraggio dello stato dell’acqua dopo il contatto con braci, vegetazione bruciata e ceneri, così come al controllo della qualità dell’aria, quasi sempre compromessa dal fumo e da elementi volatili. In entrambi i casi, la salute delle persone può essere messa a rischio, con un impatto particolare sui residenti delle aree colpite e sulle squadre impegnate nelle operazioni di spegnimento.

Allo stesso modo, l’IoT si posiziona come uno dei fattori determinanti nella gestione di uno degli elementi più aggressivi di questi sinistri: il vento. Per comprendere la sua pericolosità, basti ricordare che, in condizioni estreme, la sua velocità può contribuire alla distruzione di una superficie equivalente a cinque campi da calcio al minuto.

 

Modelli, schemi e previsioni a lungo termine

Infine, concludono da 1NCE, è importante sottolineare che i dispositivi connessi all’Internet of Things non offrono soluzioni soltanto per un singolo episodio di crisi, più o meno prolungato nel tempo, ma sono anche in grado di creare modelli meteorologici che possono essere confrontati e studiati tra diverse stagioni, oppure utilizzati per definire schemi e previsioni riferiti agli stessi periodi di anni differenti.

Per maggiori informazioni

Ufficio Stampa

Javi Moronatti
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jmoronatti@vipnet360.com

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