ATTIMI di Roberta Barberis. Trentasette acquerelli su stampa

20 marzo-20 aprile 2026 Boston Art Hotel, Via Massena 70 . Torino.
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Attimi è un attraversamento. Una soglia fragile e necessaria tra la ferita e la sua trasformazione, tra il peso del vissuto e la possibilità della rinascita. Una mostra di 37 acquerelli su stampa, esposti dal 20 marzo al 20 aprile presso il Boston Art Hotel di via Massena 70.

La pittrice e illustratrice Roberta Barberis utilizza il linguaggio delicato e insieme incisivo dell’acquerello per esplorare la propria interiorità. Il mondo dei social, spazio di incontri e riflessi inattesi, diventa un territorio di confronto e scoperta: ogni nuova connessione si trasforma in uno specchio, capace di rivelare e portare alla luce le zone più oscure e profonde dell’anima. Su carta, queste presenze prendono forma, diventano volti, simboli, tracce emotive che testimoniano un dialogo continuo tra sé e l’altro.

Ogni lavoro è la traccia di un passaggio emotivo, un frammento sospeso nel tempo in cui l’artista sceglie di fermarsi, osservare e tradurre in immagine ciò che spesso resta invisibile.

Il colore diventa parte essenziale di questo processo. Le tonalità più accese e vibranti emergono come manifestazioni di energia, movimento e possibilità, segnando i momenti di apertura e rinascita. Al contrario, i colori più scuri, profondi e densi attraversano le opere come sedimentazioni del dolore, ombre necessarie che custodiscono la memoria della ferita. In alcune composizioni compaiono ideogrammi giapponesi, segni netti e incisivi che interrompono la fluidità dell’acquerello: presenze simboliche che affermano, nominano, incidono. Come cicatrici visive, questi segni rendono tangibile ciò che è stato attraversato, trasformando l’esperienza interiore in gesto consapevole.

Attimi è una raccolta di confessioni visive. Non racconta una storia lineare, ma una costellazione di stati d’animo, cadute e risalite, smarrimenti e ritrovamenti. In questa sequenza di immagini si percepisce il movimento sottile ma potente della trasformazione: la ferita non viene nascosta, ma attraversata, accolta e infine trasfigurata.

La mostra invita lo spettatore a sostare, a riconoscersi, a entrare in relazione con la propria vulnerabilità. Perché è proprio nell’attimo in cui ci si permette di guardare dentro che può iniziare, silenziosamente, la rinascita.

Ufficio Stampa

Selene Baiano
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