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Rende celebra i “Geni Comuni”: la magia di Pinocchio tra arte e memoria televisiva

A Rende, in Calabria al Museo del Presente, è in corso in questi giorni la mostra “Geni Comuni”, un appuntamento ormai consolidato che ogni anno rende omaggio a figure e opere che hanno segnato l’immaginario collettivo.
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L’edizione 2025 dedica la sua sezione speciale a uno dei capolavori più amati della televisione italiana: lo sceneggiato “Le avventure di Pinocchio”, prodotto nel 1972 dalla San Paolo Film in collaborazione con la Rai e diretto da Luigi Comencini, ispirato al celebre romanzo di Carlo Collodi.

Un ritorno al 1972: la magia dello sceneggiato

Lo sceneggiato di Comencini, che ha incantato generazioni di spettatori, rivive a più di cinquant’anni dalla sua messa in onda attraverso un percorso che intreccia memoria, testimonianze e arte contemporanea. A guidare il pubblico in questo viaggio sarà Andrea Balestri, l’allora bambino di otto anni che prestò volto e spontaneità al burattino più famoso del mondo.

Durante la serata inaugurale, Balestri ha presentato il suo libro “Pinocchio racconta Pinocchio – 50 anni dopo”, un volume che raccoglie ricordi preziosi di quell’esperienza unica: aneddoti dal set, i rapporti con attori straordinari come Nino Manfredi (Geppetto) e Gina Lollobrigida (Fata Turchina), curiosità sulle location, fotografie inedite e la mappa dei luoghi delle riprese. Un vero e proprio scrigno di memorie che restituisce la dimensione umana e culturale di un’opera senza tempo.

L’opera di Mario Vetere: dal buio alla luce

La mostra si arricchisce inoltre di una presenza artistica di rilievo: Mario Vetere ha presentato un’opera originale intitolata “Dal buio alla luce, dal legno al cuore”.

Il dipinto, realizzato con una tecnica esclusiva e registrata come unica al mondo dopo Leonardo da Vinci, raffigura la scena simbolica all’interno della balena. In questa rappresentazione, il percorso di Pinocchio assume un valore universale: il burattino di legno, simbolo dell’imperfezione e dell’inganno, si confronta con Geppetto e con il bambino che desidera diventare. È il momento di svolta, in cui il negativo – rappresentato dalla sua natura grezza e dai suoi errori – si trasforma in positivo grazie all’amore e al legame filiale.

La luce della candela al centro della scena diventa così metafora della maturità e dell’umanità conquistata: dal buio dell’ignoranza e della superficialità alla luce della consapevolezza e dell’amore.

Una mostra che unisce memoria e futuro

“Geni Comuni” si conferma dunque come un evento capace di intrecciare arti diverse – televisione, letteratura, pittura – offrendo al pubblico un’esperienza che non è solo celebrazione della memoria, ma anche stimolo a riflettere sui valori universali trasmessi da Pinocchio: la crescita, il sacrificio, la capacità di trasformare i propri errori in opportunità di rinascita.

Un omaggio che dimostra come il capolavoro di Collodi e l’indimenticabile sceneggiato di Comencini continuino a parlare al cuore delle nuove generazioni, trovando nella creatività di artisti come Mario Vetere nuova linfa per rinnovare il mito del burattino che volle diventare bambino.

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