AUTONATION – La meraviglia di un uomo solo

Sembra una fiaba, e un po’ lo è. Una fiaba, però, scritta dentro un futuro dove anche gli ultimi brandelli di umanità sono in via d’estinzione. Un futuro che somiglia così tanto al presente da far venire qualche brivido.
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Berlino, (informazione.news - comunicati stampa - varie)

AUTONATION – La meraviglia di un uomo solo

C’è qualcosa di profondamente italiano, e profondamente umano, nel gesto ostinato di chi decide di creare un mondo intero da solo.
In un’epoca in cui persino scrivere un messaggio richiede un team – tra algoritmi, notifiche e mille distrazioni – un uomo si chiude in una stanza, accende un computer, e prova a fare ciò che nel nostro tempo sembra quasi proibito: immaginare.

Questo uomo si chiama Maurizio Ferrandini. E quello che ha costruito, scena dopo scena, notte dopo notte, è AutoNation: un cortometraggio che profuma di metallo e malinconia, di futuro e ricordi, di polvere industriale e sogni d’infanzia.
Un film che, come spesso accade alle opere nate in solitudine, porta addosso la fragilità e la grandezza del suo creatore: quella del bambino che sognava e che non ha mai smesso di farlo.

Una favola sporca come certi capolavori moderni

La trama è nota: una fabbrica dove gli automi marciano in fila, spinti da direttive senza cuore.
Un direttore, Mr. Gnarr, simbolo di un’epoca che mette al bando i sentimenti perché intralciano la produttività.
Due giovani automi, Maru e E-9 Alia, che scoprono qualcosa di pericoloso: che esiste il battito, che esiste l’amore, che esiste la musica.
E poi c’è Balthazar, il consigliere che dovrebbe controllarli, ma che è così sedotto dalle note da diventare il loro complice.
E Weirdo, il robottino che fa il buffone per scelta, ma che in realtà è più saggio di tutti.

Sembra una fiaba, e un po’ lo è.
Una fiaba, però, scritta dentro un futuro dove anche gli ultimi brandelli di umanità sono in via d’estinzione. Un futuro che somiglia così tanto al presente da far venire qualche brivido.

E poi arriva lei: la Natura

La fabbrica non esplode per l’ennesima guerra, né per un complotto robotico.
No.
Un piccolo essere imprevedibile che entra per sbaglio,  e manda tutto in corto.

Se ci pensiamo, è la metafora più gentile e feroce che si potesse scrivere:
che la Natura, quella vera, quella che non controlli con i grafici e gli algoritmi, prima o poi chiede il conto. Sempre.

La rivoluzione silenziosa di un uomo solo

Ma il vero miracolo di AutoNation non è solo nel messaggio.
È nel processo.

Perché questo film – dalla sceneggiatura alle animazioni, dalle musiche ai doppiaggi, dalla colonna sonora fino alla locandina – è stato creato da un uomo solo.
Con i mezzi che ha, con gli strumenti che ha imparato da sé, con una creatività tanto feroce quanto fragile.
In un mondo pieno di persone che dicono “non ho tempo”, lui ha rubato ogni minuto per costruire un sogno.

La colonna sonora, interamente composta da Maurizio, è il cuore pulsante del film: chitarre bruciacchiate che emergono dalle rovine, sintetizzatori che sembrano sussurri di automi, melodie che parlano più dei personaggi stessi.
E uscirà tra pochissimo, in tutti gli store: è una parte fondamentale dell’esperienza, un’estensione emozionale del racconto.

Perché AutoNation funziona davvero

Funziona perché, al di là del metallo e dei codici, parla di noi.
Delle nostre paure di diventare macchine, dei lavori che ci consumano, delle relazioni che rischiamo di dimenticare.
E allo stesso tempo ci ricorda che, nonostante tutto, se c’è una scintilla dentro, basta un gesto, un istante, un errore… e la vita rinasce.

Funziona perché è artigianale, imperfetto, vivo.
Perché dentro c’è una persona, non un algoritmo.

“il mondo cambia solo quando qualcuno ha il coraggio di non camminare in fila.”

AutoNation - IL FILM

Ufficio Stampa

Nick Dolshan
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