Arte e Cultura
Federico Gargano e «Tutte le poesie che ti ho scritto. Tutto l’amore che ti ho dato» | INTERVISTA
Federico, cosa ti ha fatto capire che era arrivato il momento di raccogliere sei anni di scrittura in un’unica opera?
La fine della storia mi ha portato molto dolore, il quale mi ha portato a scrivere molto per stare meglio. Ho capito che era il momento di raccogliere sei anni di scrittura in un’unica opera perché ho capito anche che era il momento giusto per lasciare andare. Ma anche per riconoscere ciò che è stato, esserne grato e ripartire. Non è stato facile mettere assieme tutti i pezzi, durante il lavoro di costruzione del libro, rivivere tutti questi anni ha avuto un sapore dolceamaro. A volte mi chiedevo il perché, il senso di una storia che inizia, promettendosi di stare insieme per tutta la vita, per poi finire, quasi senza dialogo, quasi senza motivazioni, semplicemente con un “Devo dirti una cosa”. A volte mi chiedevo se quei momenti descritti sulla carta li avessi veramente vissuti, o se fossero semplicemente frutto della mia immaginazione. A volte mi chiedevo anche se l’amore ci fosse veramente stato in tutto questo tempo. Nel momento in cui misi tutto insieme, capii anche che quest’opera era universale, non più solo mia. La mia scelta di mettere tutto insieme è stato anche un modo per aiutarmi ad accettare che tutto ciò fosse realmente successo. A volte mi trovavo, perso tra i miei pensieri, a chiedermi come mai tutta questa sofferenza doveva colpire proprio me. Scrivendo questo libro, ho smesso di chiedermi il perché, ho accettato gli eventi e ho scelto di lasciare andare.
Nei tuoi testi l’amore è descritto come totale, donato senza riserve. Cosa significa, per te, amare in questo modo?
Io ho una mia visione di cosa significa amare. Innanzitutto, amare è un verbo, proprio come mangiare, bere o respirare. E se respirare significa immettere aria nei propri polmoni attraverso il naso o la bocca, per me, amare, significa accudire incondizionatamente. Senza scusanti. Voler bene in modo incondizionato. Per questo per me l’amore è totale, donato senza riserve. Perché, se vogliamo veramente bene ad un’altra persona, ad un luogo, ad un animale o ad una pianta, non ci facciamo troppe domande, facciamo quel che fa star bene l’altra persona. Punto. Una cosa che ho capito in questi mesi è che la prima persona che dobbiamo amare siamo noi stessi. Dobbiamo innanzitutto prenderci cura di noi stessi, in questo modo, quasi in maniera inconsapevole, ci prenderemo cura anche degli altri. Se noi stiamo bene e siamo sereni, anche le persone intorno a noi tenderanno ad esserlo, contagiate dal nostro modo di essere.
Il libro racconta anche la perdita. In che modo la poesia ti ha aiutato ad attraversarla?
La poesia mi ha aiutato infinitamente tanto durante questo periodo di sofferenza. Mentre mi sentivo abbandonato e incompreso dai più, la poesia è rimasta come unica compagna di viaggio, che mi ha permesso anche di stare meglio e rimettermi in gioco. Scrivere poesie mi ha aiutato a rendere trasparente e meno ostile questo dolore. Mettendo nero su bianco il mio stato d’animo, sono riuscito ad attraversare in maniera meno complicata, ma pur sempre difficile, il periodo buio che ho vissuto. La poesia mi aiuta anche perché è un modo per rendere eterno un momento, che sia bello o brutto, ha la forza di timbrare nel tempo e nell’eternità storie che altrimenti andrebbero perdute. La poesia serve anche come monito per non ricommettere più certi errori, ma per imparare da essi e cercare di migliorare.
La fase finale, “Rinascita”, ha una luce diversa. Cosa ha reso possibile questo cambiamento interiore?
La mia rinascita è iniziata nel momento stesso in cui questa storia è finita. Solo che avevo bisogno di attraversare il dolore, per poter capire come uscirne. Mi sono rimesso in gioco, ho messo in dubbio tutto ciò che ero e tutto ciò che sono, ed ho imparato a rinascere ogni giorno. Il passaggio chiave però di questo cambiamento è stato quando ho capito che, per essere veramente sereni, dobbiamo vivere a piena consapevolezza il momento presente, senza pensare troppo al passato, a come sarebbero potute andare le cose, e senza farci soffocare dalle ansie del futuro, pensando a cosa potrebbe succederci. Viviamo nel presente, che è l’unico momento che veramente esiste. Questo cambio di mindset mi ha aiutato a rinascere, a vivere ogni giorno con una luce diversa, una luce positiva. Ora, non significa che la tristezza non mi appartiene più, ma quando arriva, semplicemente la accolgo, la coccolo un po', e poi la lascio andare. La tratto come il cielo tratta le nuvole. Arrivano, si scaricano, ma poi, dietro di loro, c’è sempre il sole, pronto a splendere.
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