Università LUMSA: il dibattito sulla riconversione del nucleare a scopi pacifici

Il convegno ospitato dall'Università LUMSA ha messo al centro il dialogo tra scienza e fede per un uso responsabile dell'energia atomica. Gli esperti hanno proposto l'impiego del plutonio militare nei reattori di quarta generazione come via per il disarmo.
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L'evento “I giovani e il nucleare di pace”, tenutosi presso l’Università LUMSA, ha esplorato la riconversione delle testate atomiche in energia civile. Il rettore Francesco Bonini ha evidenziato l'interconnessione tra evoluzione tecnologica, etica e pace per il bene comune.

Il nucleare, da strumento per il male a forza produttrice del bene: il focus dell’incontro presso l’Università LUMSA

Il disarmo e la necessità di pace sono stati il filo conduttore dell’evento tenutosi a maggio presso l’Università LUMSA dal titolo “I giovani e il nucleare di pace”. Durante l’incontro, organizzato dal Comitato per una Civiltà dell'Amore - ODV con l’obiettivo di mettere al centro del dibattito i giovani che guardano a un uso responsabile di questa fonte di energia, alcuni esperti hanno parlato di come il nucleare possa essere ripensato per fare del bene. “Per i famosi reattori di quarta generazione, c’è la necessità di uranio arricchito a un livello più alto rispetto a quello utilizzato nelle centrali convenzionali. È possibile utilizzare in parte il plutonio delle testate e in questo modo iniziare a convertire questi strumenti nati per il male, in forze produttrici del bene”, ha sottolineato Alessio Iuvara, Vicepresidente Italian Nuclear Young Generation - AIN (Associazione Italiana Nucleare). Il tema, come sottolineato da Francesco Bonini, rettore dell’Università LUMSA, mette in evidenza tre questioni – gli sviluppi tecnologici, la pace e l’etica – portando l’attenzione anche sul nostro modo di rapportarci con l’accelerazione delle tecnologie e con il bisogno di indirizzarle verso il bene comune e la pace.

Università LUMSA: un dialogo per riprendere l’alleanza tra scienza, cultura e fede per una nuova conversione nucleare

In quel “luogo aperto al dialogo con la realtà e con le forza vive operanti nella società” che è l’Università LUMSA, come l’ha definita il rettore Bonini, si è portata avanti dunque una narrazione che guarda al nuovo nucleare confermando la possibilità di realizzare la conversione. “Questa è la sfida, dobbiamo e possiamo affrontarla – ha dichiarato l’ingegnere Giuseppe Rotunno, Presidente del Comitato per una Civiltà dell’Amore – L'Italia è la culla della civiltà grazie al cristianesimo, siamo persone di idee diverse, però siamo uniti insieme nella forte convinzione dei valori cristiani che ci portano a fronteggiare le differenze, noi possiamo e dobbiamo avviare con i giovani questa battaglia con coraggio coinvolgendo l’industria e la politica seria”. L’idea è di “gettare ponti di dialogo” per riprendere l’alleanza tra scienza, cultura e fede e realizzare “una nuova conversione nucleare”. Il nostro Paese, ha ricordato l’ingegnere Rotunno, è il posto in cui sono state realizzate le prime centrali nucleari d’Europa, portando l’energia nucleare per l’uso pacifico. “Questa tradizione ci dà una responsabilità – ha concluso – ed è questa la sfida che noi possiamo affrontare tutti insieme”.

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