Verdi, De Falla e Ravel per il concerto di Riccardo Muti a Ravenna Festival, con l' Orchestra Cherubini
Comunicato Precedente
Comunicato Successivo
Verdi, De Falla e Ravel per il concerto di Riccardo Muti a Ravenna Festival, con l' Orchestra Cherubini
Al Pala De André, un programma nel segno della danza
La danza come motore segreto della musica, come impulso vitale capace di muovere la storia, accendere i colori dell'orchestra e infiammare il pubblico in un crescendo ipnotico e travolgente.
È questo il filo conduttore dell'appuntamento che ha visto il Maestro Riccardo Muti salire sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, al Pala De André, un concerto che arriva a Ravenna immediatamente dopo l’appuntamento del 28 Giugno scorso, alla 75.ma edizione del Festival Intrnazionale di Musica e Danza di Granada, in occasione del 150° anniversario della nascita di Manuel De Falla.
Esplorare le atmosfere della danza e della musica classica significa immergersi in un connubio secolare di arte, rigore ed emozione. Queste due discipline si fondono creando un legame indissolubile in cui il suono guida, struttura e ispira il movimento del corpo.
Musica e danza interagiscono e si incontrano. Molte le riflessioni che riguardano il movimento in rapporto al suono, iniziando dal semplice battere/levare della musica che per musicista e ballerino potrebbero non coincidere, perché magari il primo si appoggia sull’accento tonico mentre l’altro spicca il volo. Significativa, al proposito, la metafora dell’acqua/musica e dei pesci/ballerini che Balanchine utilizzava per descrivere questo rapporto.
Apertura con Sinfonia dal Nabucco, “Le quattro stagioni” da I vespri siciliani di Giuseppe Verdi, eseguite con la consueta precisione e attenzione al dettaglio. Muti guida l’orchestra nella costruzione del suono, soffermandosi sul senso teatrale della musica e sul rapporto tra forma e gesto.

Breve ed intenso preludio alle riflssioni su uomo e natura de Il cappello a tre punte, Suite n.2, di Manuel De Falla, opera nata nel 1917 a Madrid dalle pressioni di Sergei Diaghilev, impresario dei Ballets Russes, che già da tempo premeva sul compositore spagnolo affinché scrivesse qualcosa per la sua compagnia. Nacque così Il cappello a tre punte, che, sottoposto da De Falla ad una profonda rielaborazione tra il 1918 e il 1919, fu rappresentato all’Alhambra Theatre di Londra il 22 luglio 1919 con le coreografie di Léonide Massine e le scene e i costumi di Pablo Picasso.
La Suite n. 2, eseguita con cura e precisione assoluta, è la celebrazione della festa di San Giovanni con danze basate su temi tradizionali, seguite da un assolo, una farruca flamenco oscura e ardente, che esprime la danza più "terrena" del balletto. Tutti i temi del balletto si fondono poi, come in un unico momento, in un culmine caotico ed in una risoluzione giubilante.
Nella seconda parte Bolero di Maurice Ravel, uno dei massimi capolavori di ritmo e virtuosismo orchestrale, un unico, incessante battito che si espande nel colore orchestrale, crescendo inesorabilmente verso la vertigine collettiva. Qui Riccardo Muti guida la sua Cherubini verso un approccio deciso e iper-strutturato, indubbiamente di notevole interesse.
Nella prima parte, la libertà ai fiati di improvvisare sui loro interventi offre una visione di estemporaneità, mentre, nella seconda parte, una musica dalla forte impronta sensuale supera il rigore, forse eccessivo, del testo di Ravel, nel segno della libertà.
Italia, Spagna e Francia unite nei loro grandi compositori e unite oggi, in un mondo confuso e terribile, per offrici un caleidoscopio di accenti, di colori incandescenti, di vita e di speranza, superando generi e schemi: questa la scelta di grande significato di Riccardo Muti-
Ufficio Stampa
Giancarlo Garoia
RETERICERCA (Leggi tutti i comunicati)
47838
retericerca@gmail.com
3338333284
