L'EMENDAMENTO CHE MINACCIA LA FILIERA DEL RECUPERO DEI FANGHI DI DEPURAZIONE DELLE ACQUE REFLUE URBANE

L'emendamento 15.30 al Decreto-legge n. 95 (Disegno di legge n. 1565), attualmente in discussione al Senato, propone una modifica apparentemente minore a una normativa tecnica (il D.Lgs. 75/2010 sui fertilizzanti), ma con conseguenze economiche, ambientali e agricole di vasta portata
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ROMA, (informazione.news - comunicati stampa - agricoltura)

L'obiettivo dichiarato è "migliorare la sicurezza e la tracciabilità", ma il modo in cui lo fa rischia di creare un blocco in un sistema di recupero già consolidato.

Il cuore del problema risiede nella lettera b) dell'emendamento, che riguarda il "Gesso di defecazione da fanghi". Questa modifica introdurrebbe una restrizione cruciale: "Sono utilizzabili esclusivamente fanghi di depurazione derivanti dalle industrie alimentari o agroalimentari."

Attualmente, per produrre questo fertilizzante correttivo, è possibile utilizzare fanghi di depurazione provenienti da un'ampia gamma di fonti, inclusi quelli generati dal trattamento delle acque reflue urbane (cioè le acque di scarico delle nostre case e città). Se l'emendamento passasse, questa possibilità verrebbe eliminata.

Vediamo nel dettaglio come questa modifica impatterebbe i principali attori.

  1. Danni all'agricoltura: meno fertilizzanti, più costi
  • Perdita di un Correttivo Prezioso: Il "Gesso di defecazione da fanghi" non è un semplice fertilizzante. È un correttivo calcico e magnesiaco, fondamentale per migliorare le caratteristiche fisico-chimiche dei terreni. Aiuta a correggere l'acidità, a migliorare la struttura del suolo, la sua capacità di trattenere acqua e nutrienti, e a rendere disponibili elementi essenziali per le piante. È particolarmente utile per terreni poveri o sfruttati.
  • Aumento dei Costi di Produzione: Gli agricoltori che oggi utilizzano questo prodotto lo fanno perché è efficace e ha un costo competitivo. Se l'accesso a questo correttivo venisse limitato, dovrebbero rivolgersi ad alternative, spesso più costose e con un impatto ambientale maggiore (ad esempio, prodotti di sintesi o trasportati da lunghe distanze). Questo si tradurrebbe in un aumento dei costi di produzione agricola, che a cascata potrebbe influenzare il prezzo finale dei prodotti alimentari.
  • Impatto sulla Sostenibilità: L'uso di correttivi derivanti da fanghi di depurazione rappresenta un esempio di economia circolare, trasformando uno "scarto" in una risorsa preziosa per il suolo. Impedire questo processo significa andare contro i principi di sostenibilità e riciclo delle risorse, spingendo verso un maggiore consumo di risorse vergini.
  1. Danni alle imprese di trattamento e recupero fanghi: crisi di settore
  • Blocco dell'Attività: Esistono aziende specializzate nel trattamento, igienizzazione e valorizzazione dei fanghi di depurazione, trasformandoli in prodotti utilizzabili in agricoltura. Molte di queste imprese basano una parte significativa o la totalità della loro attività sul trattamento dei fanghi urbani. Se questi non fossero più ammissibili per il "Gesso di defecazione da fanghi", intere linee di produzione e modelli di business verrebbero azzerati.
  • Perdita di Lavoro e Investimenti: La conseguenza immediata sarebbe la perdita di posti di lavoro qualificati e l'annullamento di investimenti significativi fatti in impianti e tecnologie per il recupero dei fanghi. Queste aziende hanno investito in macchinari, ricerca e sviluppo per rendere il processo sicuro ed efficiente.
  • Concorrenza Svantaggiata: Le imprese italiane verrebbero penalizzate rispetto a quelle di altri Paesi europei dove il recupero dei fanghi urbani in agricoltura è prassi consolidata e incentivata, mettendo a rischio la competitività del settore nazionale.
  1. Danni ai Gestori del Servizio Idrico Integrato: un costo sociale crescente
  • Problema di Smaltimento: Gli impianti di depurazione delle acque reflue urbane producono ogni giorno tonnellate di fanghi. Attualmente, una quota significativa di questi fanghi viene gestita attraverso il recupero in agricoltura, sia direttamente (con le dovute precauzioni e autorizzazioni) sia trasformata in correttivi come il "Gesso di defecazione". Se questa via venisse preclusa, i gestori si troverebbero con un'enorme quantità di fanghi da smaltire.
  • Alternative più Costose e inquinanti: Le alternative allo smaltimento in agricoltura sono principalmente la discarica o l'incenerimento. Entrambe sono soluzioni molto più costose per i gestori del servizio idrico e hanno un impatto ambientale maggiore (occupazione di suolo, emissioni in atmosfera, consumo di energia).
  • Aumento delle tariffe per i cittadini: L'inevitabile aumento dei costi di smaltimento dei fanghi si tradurrebbe in un incremento delle tariffe in bolletta per i cittadini, gravando sulle famiglie e sulle attività economiche. In sostanza, un costo ambientale ed economico che oggi viene in parte assorbito dal ciclo virtuoso del recupero, si scaricherebbe direttamente sulle spalle dei consumatori.
  • Rischio di gestione emergenziale: La repentina interruzione di una filiera consolidata potrebbe creare vere e proprie emergenze nella gestione dei fanghi, con il rischio di accumuli o smaltimenti impropri.

Perché l'emendamento ripropone questo limite?

È importante notare che questo emendamento è una replica quasi identica di una proposta già avanzata e poi ritirata in passato (nel DDL n. 1138). La motivazione dietro queste proposte è spesso legata a una percezione di rischio o a preoccupazioni sulla sicurezza e tracciabilità dei fanghi di depurazione.

Tuttavia, la normativa italiana ed europea già prevede rigidi controlli e limiti sui fanghi utilizzabili in agricoltura, garantendo che contengano livelli sicuri di inquinanti e che siano sottoposti a trattamenti di igienizzazione. Escludere a priori i fanghi urbani, che sono già soggetti a questi stringenti controlli, appare come una misura eccessivamente restrittiva che non bilancia i benefici ambientali ed economici della loro valorizzazione.

In sintesi, l'approvazione di questo emendamento non solo danneggerebbe economicamente agricoltori e imprese, ma creerebbe un serio problema di gestione dei fanghi per i comuni e i gestori idrici, con costi che ricadrebbero direttamente sui cittadini, vanificando gli sforzi verso un'economia più circolare e sostenibile.

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